All’inizio si chiamava "atomè". Il 5 luglio il bikini festeggia i suoi 60 anni

Alessandro Biancardi

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Era il 1946 quando il sarto francese Louis Reard , da un modello di Jacques Heim, lanciò quello che divenne per molti oggetto di seduzione e desiderio, per altri simbolo di scandalo e decadenza dei costumi.
Il rivoluzionario costume fu indossato la prima volta il 5 luglio dello stesso anno, da una ballerina del Casino de Paris, tale Micheline Bernardini.
Al ristretto capo d'abbigliamento fu dato il nome di bikini, dal nome dell'atollo dove gli States, in quegli stessi anni, svolgevano test nucleari (il primo modello di Heim si chiamava invece “atomè”, viste le ridotte dimensioni, che vennero poi ancora diminuite da Reard): perché questo nome?
Per i previsti, e ben azzeccati, effetti dirompenti su giudizi e sulla società tutta.
Passarono diversi anni prima che il nuovo indumento-mare venisse accettato da una società per lo più ancora molto chiusa e bigotta, reduce da un conflitto mondiale che aveva oscurato menti e giudizi, e chiuso confini non solo geografici (basti pensare che nel 1951 furono proibiti nel concorso di bellezza Miss Mondo).
Le icone La prima “globalizzatrice” fu la Bardot, con il suo due pezzi in “E Dio creò la donna”; a seguire altre pellicole e personaggi storici come “Beach Party” con Annette Funicello  (1963) o Ursula Andress  nello 007 con Connery
“Doctor No”. Da quei giorni ad oggi oramai è storia e omologazione, ma è bello ricordare quanto difficile sia stato il percorso per l'emancipazione e la creazione personale del proprio guardaroba.

Ernesto Valerio 21/06/2006 9.42