Il nuovo fenomeno. I neonazisti ora indossano solo capi firmati Thor Steinar

Alessandro Biancardi

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GERMANIA. Il neonazismo è “di moda” nei vestiti: spopola la Thor Steinar, marchio che fa proseliti nell’estrema destra e trova “conferme” anche nella fetta di mercato “comune”, coma la Lonsdale anni fa. La moda che fa di nuovo polemica sintetizza un fenomeno di costume.




GERMANIA. Il neonazismo è “di moda” nei vestiti: spopola la Thor Steinar, marchio che fa proseliti nell'estrema destra e trova “conferme” anche nella fetta di mercato “comune”, coma la Lonsdale anni fa. La moda che fa di nuovo polemica sintetizza un fenomeno di costume.

Che la moda non abbia mai avuto, forse, nella sua lunga “carriera”, una considerazione ferrea per le regole morali o etiche, non è una novità: e volendo metterla su un piano critico, di giudizio super partes, è spesso servita per sdoganare tabù e bigottismo diffusi (come non dimenticare, su tutti, il bikini).
Che invece la moda abbia sempre avuto la capacità di capire perfettamente il suo tempo, la sua contemporaneità e soprattutto i suoi clienti (su tutti, il pianeta “giovani”), non c'è ombra di dubbio. Come collegare allora l'escalation di violenze di stampo xenofobo in Germania (i dati parlano di un 23% in più, numericamente, nel 2004, per un totale di oltre quindicimila casi) con la nuove collezioni della Thor Steinar 
Questo marchio produce l'abbigliamento preferito dei neonazisti, non solo tedeschi, e degli ambienti neo-pagani europei.
Il simbolo dell'aquila troneggia in tutte le ultime felpe e co. del marchio (in una si vede nel dietro l'aquila che tiene tra gli artigli un pesce, simbolo cristiano), nobile pennuto simbolo allo stesso tempo, passato e presente, di associazioni dell'estrema destra.
Nel caso specifico, l'aquila con il pesce “cristiano”, è il simbolo della “Comunità di fede germanica per una vita improntata all'essenziale”, di stampo neonazista.
Come non ricordare il successo dell'inglese Lonsdale  qualche anno fa, che venne sdoganata dagli ambienti estremisti fino a ricoprire un'ampia fetta del mercato europeo dell'abbigliamento, con una forza di vendita molto sviluppata tutt'oggi.
Allora il successo, negli ambienti di destra, era collegato ad un'assonanza: nel nome del marchio, visibile e centrale, si aveva “nsda”, sigla quasi completa (il tutto è Nsdap) del partito Nazionalsocialista.
Thor Steinar si è inserita in questa fetta di mercato quando gli aficionado storici della Lonsdale hanno abbandonato il marchio inglese, reo di sponsorizzare, più o meno visibilmente, azioni antidestra, mettendo subito in chiaro le cose: il primo simbolo fu la runa Tyr, simbolo una freccia con la punta rivolta verso l'alto, usata dai “pretoriani” di Hitler durante l'ascesa al potere. Marchio bloccato poi nel 2005 dalla magistratura, ma di nuovo riutilizzato grazie ad una sentenza del tribunale di Brandeburgo che ha annullato il divieto poco dopo.
Interessante un commento Uwe Meusel, della Mediatex, società che distribuisce i capi della Thor Steinar: «I divieti rendono solo più eccitante indossare questi capi e promuovono l'interesse soprattutto tra giovani poco informati».
Come per dire, se succede qualcosa è sempre collegabile al suo contesto, in un rapporto biunivoco di causa-effetto: non si può dare la colpa dell'escalation al marchio, come non si può giustificare l'aumento delle vendite con l'aumento di nostalgici, ma si può comprendere nel complesso il fenomeno, non trascurando nessun aspetto, dai più tangibili (l'aumento delle violenze) ai più rarefatti (le vendite di un marchio).

Ernesto Valerio 28/04/2006 8.26