"Ame de Diva", quando gli abiti raccontano il cinema

Alessandro Biancardi

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"Ame de Diva", quando gli abiti raccontano il cinema
 PARIGI. Una suggestiva mostra-esposizione di un artista italiano in 16 abiti che raccontano le dive cinematografiche che hanno fatto la storia.
PARIGI. Un viaggio nel sogno del cinema attraverso la storia, i ricordi, le sensazioni di abiti importanti indossati da attrici che hanno fatto la storia.
E' questo l'itinerario che propone la mostra che si è aperta il 4 aprile, presso il Centro delle Arti di Enghien les Bains (periferia nord di Parigi), “Ame de Diva”.
Sono esposti 16 abiti, in una collezione curata da Mauruzio Galante, stilista delle dive, che ha accettato l'invito di Dominique Roland, direttore del Centro delle Arti, di “fare qualcosa” in questo spazio creativo, che di volta in volta, dalla sua apertura nel 2002 ospita e si interessa di musica, danza, cinema multimedialità.
Un centro di sperimentazione e riflessione, che questa volta si apre alla alta sartoria ed ai sui segreti, ai suoi ricordi, alle sue piccole e grandi storie.

UNA ESPOSIZIONE A METÀ TRA SOGNI E REALTÀ

Lo stilista decide di creare un percorso, fatto di sogni, dove il cinema, il teatro, la musica si incontrano.
Galante ha scelto 16 abiti indossati da celebri dive, 16 abiti che con il loro splendore e la loro ricercatezza, hanno contribuito a creare grandi film, come “Il Gattopardo” o “Senso”.
Ma anche abiti portati in scena dalla Callas per la sua “Traviata”, creazioni per la pubblicità, come l'abito-medusa, creato per Mina, utilizzato nello spot della Barilla, nel 1960, o abiti di tutti i giorni, come il completo creato per Patty Pravo nel 1991, o i tre abiti chiesti da Valentina Cortese allo stesso Maurizio Galante. Abiti comuni o di scena, tutti destinati a essere portati da Dive, queste “creature immerse in un'atmosfera di sogno”, anche nella vita di tutti i giorni.

L'ASTRAZIONE DEL CONCETTO DI DIVA

Il celebre couturier, astraendo il vestito dalla sua fisicità consueta, decide di esporre in maniera insolita. Non sono più i manichini il supporto, non c'è più una fisicità dentro gli abiti. I vestiti sono appesi al muro, dietro un vetro, come opere d'arte. E come opere d'arte, accanto agli abiti una breve spiegazione, i dettagli tecnici, taglia, realizzazione, tessuti. Una teca nera, i muri ricoperti di tessuto grigio, tutto riporta al solo centro della scena, l'abito.
Sono vestiti che abbiamo già visto, come l'abito in tulle violetto, con dei poins in velluto, portato da Giulietta Masina in “Giulietta degli Spiriti”, o come la giacca in cotone beige ed il corsetto, ornati di volants,conuna fascia in satin rosa chiaro portati da
Claudia Cardinale ne “Il Gattopardo”.
È il tessuto stesso, seta, organza, tulle, che riporta al percorso originario. È un viaggio della memoria che ogni spettatore si trova a compiere. Il vestito stesso parla della sua storia, rimanda alla sua interprete, alla Diva, la Callas, la Duse, la Lollobrigida, la Loren, alla donna “fragile e fortissima”, secondo le parole dello stesso Galante, che con il suo charme, con la sua sensualità, ha lasciato, sul tessuto, tracce, ricordi, impressioni che si richiamano, l'un l'altra, in un gioco di rimandi.

L'INTERVISTA ED I RICORDI DI VALENTINA CORTESE

Ed è sul filo di questi rimandi e ricordi che si snoda l'intervista, raccolta proprio dal Centro delle Arti, e trasmessa grazie ad un videoproiettore a Valentina Cortese, “l'ultima delle dive”, per Maurizio Galante.
Dall'intervista affiorano ricordi, aneddoti, come quello in cui la diva si sovviene di quando, passeggiando sugli Champs
Elysées, Galante la chiamò dall'ultimo piano di un palazzo e le lanciò il vestito che aveva preparato pensando a lei, questo vestito che fluttuava come una farfalla nell'aria. Piccole e grandi storie che si incrociano, ricordi e sensazioni, che nascono da questi abiti, frutto dell'amore, del genio, e dell'abilità del loro creatore, ma anche dello charme e dell'alone di mistero e fascino che le grandi dive hanno lasciato su queste creazioni.
La mostra sarà aperta al pubblico fino al 25 giugno, l'entrata è libera.
I Costumi sono di: Alida Valli in “Senso” di Luchino Visconti, Anna Magnani in “Le Carrosse d'Or” di Jean Renoir, Maria Callas in “La Traviata” di Franco Zeffirelli, Silvana Mangano nell'”Edipo Re” di Pier Paolo Pisolini, Giulietta Masina in “Giulietta degli Spiriti” di Federico Fellini, Mina per la pubblicità della Barilla, Claudia Cardinale nel “Il Gattopardo” di Luchino Visconti.
Gli abiti di: Mariano Fortuny per Eleonora Duse, Emilio Schuberth per Gina Lollobrigida e Sophia Loren, Maurizio Galante per Patty Pravo, Carla Fracci e Valentina Cortese.
Centre des arts d'enghien les bains 12-16 rue de la Libération, 95880 Enghien-les-Bains. Sito internet: www.cda95.fr
Alessio De Laurentiis 24/04/2006