Processo Matteotti: dopo 80 anni la città ricorda

Alessandro Biancardi

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CHIETI. Il 27 e 28 aprile nella città abruzzese due giorni di convegno per ripercorrere il momento storico. Previsti numerosi interventi di studiosi di tutta Italia. INIZIAVA A CHIETI 80 ANNI FA IL PROCESSO

CHIETI. Il 27 e 28 aprile nella città abruzzese due giorni di convegno per ripercorrere il momento storico. Previsti numerosi interventi di studiosi di tutta Italia.



INIZIAVA A CHIETI 80 ANNI FA IL PROCESSO


I giorni 27 e 28 aprile si terrà a Chieti un convegno, con la partecipazione di autorevoli storici italiani e stranieri, per ricordare l'80° anniversario del processo agli assassini del deputato socialista Giacomo Matteotti, celebrato a Chieti dal 16 al 24 marzo 1926. Il processo venne definito subito dagli antifascisti all'estero un processo-farsa e terminò con una condanna talmente mite degli esecutori materiali dell'orrendo crimine che questi tornarono in libertà alcuni mesi dopo la sentenza.
La scelta cadde sulla città abruzzese, nota per la sua fedeltà al regime e per la sua popolazione tradizionalmente tranquilla e ordinata. Naturalmente vi era anche di positivo per Mussolini la sua non facile dislocazione geografica che la rendeva raggiungibile con molte difficoltà.
«Chieti fu all'altezza di tale fama», ricorda l'amministrazione comunale, «riservando agli imputati e ai loro difensori un'accoglienza calorosa».
Oggi il Comune sente l'esigenza di «riflettere su questo specifico evento del proprio passato e il primo obiettivo che si porrà il convegno organizzato sarà quello di cercare di fornire spiegazioni che illuminino questa oscura pagina della storia della cittadina abruzzese».
Il convegno rappresenterà inoltre l'occasione per «una riflessione più ampia sui temi del fascismo e dell'antifascismo, sull'importanza che il delitto Matteotti e il processo assunsero nelle successive fasi della storia del regime fascista e del nostro paese, rappresentando lo spartiacque di un processo che dopo la farsa di Chieti approdò senza più ostacoli allo stato totalitario».
E sul totalitarismo fascista vi saranno alcune importanti relazioni.
A partire da quella di Emilio Gentile, il più noto e autorevole studioso del fascismo, che ha voluto con il suo intervento porre giustamente al centro del processo totalitario, che si dispiegò compiutamente a metà degli anni venti, proprio l'assassinio del deputato socialista, definito dallo studioso, con un termine molto incisivo, “un delitto totalitario”.
Sempre a spiegare questa fase in cui si affermò l'ala radicale e intransigente del movimento fascista, che termina appunto con il processo di Chieti, saranno orientate le relazioni di Salvatore Lupo e di Mauro Canali.
Costantino Felice, che esaminerà i riflessi che la crisi Matteotti ebbe, in termini di nuovi assetti di potere, nella realtà politico-economica abruzzese. All'atteggiamento del Senato Luciano Zani dedica la sua relazione; si tratta di una questione affrontata poco e male dalla ricerca storica, la quale ha, forse in modo eccessivamente sbrigativo, accomunata in una condanna complessiva l'atteggiamento certo remissivo del corpo dei senatori, anche se vi furono eccezioni che meritano una più puntuale e corretta attenzione.
Un altro nodo storiografico viene affrontato da Stefano Trinchese, cioè il complesso, e per certi versi interessato, dialogo tra Chiesa e regime fascista che non venne interrotto nemmeno dall'efferato delitto.
Sempre sugli atteggiamenti e sulla trasformazione di alcune istituzioni durante la crisi Matteotti, in questo caso si tratta di milizia e magistratura, è orientata la relazione di Patrick Cavaliere.
Gli interventi di Giovanni Sabbatucci e di Guido D'Agostino consentiranno di comprendere l'importanza per la storia successiva del fascismo dei primi passi compiuti da Mussolini sulla via di un maggiore accentramento del potere nelle mani del governo già durante il cosiddetto ‘biennio legalitario'.
.Mentre Enzo Fimiani seguirà i processi politico-istituzionali che dopo Chieti portarono il regime ad assumere un altro dei suoi caratteri specificamente totalitari, il ricorso alle cosiddette elezioni plebiscitarie.
Piero Di Girolamo orienterà il suo studio su quella Commissione d'inchiesta sulle spese di guerra, ereditata e sbrigativamente liquidata dal governo Mussolini, i cui risultati, se resi pubblici, avrebbero potuto creare non pochi imbarazzi ai vertici fascisti.
La relazione di Carlo Vallauri contribuirà a fornire la rappresentazione di una figura, quella di Matteotti, che non esaurisce la propria importanza nella sua tragica fine, come in altre occasioni celebrative si è fatto, ma che si era già imposta come quella di un leader moderno e del tutto organico alla grande cultura positivistica del socialismo europeo.
Le relazioni dei giovani ricercatori e di alcuni studiosi stranieri si muoveranno su aspetti specifici del delitto Matteotti, portando tuttavia anche una serie di novità originate da nuove e recenti scoperte archivistiche.
E' il caso delle relazioni di Enrico Tiozzo, di Morten Heiberg, di Nicola Palombaro, di Giovanni Sedita, di Piergiorgio Della Pelle, di Marcello Benegiamo.
All'avvocato Walter De Cesare il non facile compito di affrontare alcuni nodo giuridici del processo di Chieti.

22/04/2006 10.20