Torna grande Ellroy con l'ultimo libro tra terrorismo islamico e 11 settembre

Alessandro Biancardi

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James Ellroy vuol tornare a fare centro e il suo ultimo lavoro ha come scopo quello di farlo tornare il grande autore che tutti conosciamo: dopo la delusione (di molti fan oltre che di critici) di “Scasso con stupro” (scheda e valutazione lettori) il grande romanziere americano, che ha sconvolto, indirizzato ed educato – per contenuto e stile – l'intero occidente e più di una generazione con capolavori del calibro di
L.A. Confidential (ne hanno fatto anche un film) e American Tabloid, torna con un tema scottante: States e mondo mediorientale post 11 settembre. Il titolo è Jungletown Jihad (traduz. it C. Prosperi, Bompiani, 13 euro), una “short novel” ricca ed eterogenea: una banda di arabi, forse una cellula sopita dopo gli attentati del 2001, compie rapine a destra e a manca, e il detective che sta dietro di loro.
Il poliziotto è del dipartimento Los Angeles Police ( “una carta da visita devastante” come lo definisce Ellroy ).
Come è accaduto già in passato, il poliziotto non è proprio l'esempio di politically correct, anzi fa del suo mestiere un manifesto di lezioni di strade, estremizzate se si parla di minoranze etniche o gruppi sociali minori, figurarsi se le due figure vanno a coincidere in una coppia di arabi. Altro elemento comune è la vita parallela del detective, che si estranea dal pessimismo e rifiuto della caccia selvaggia all'uomo per cercare la salvezza in una donna, in questo caso una ex diva di Hollywood, sua amante in passato, che cerca di riconquistare.
Lo stile di Ellroy è semplice e d'effetto, condito da elementi di puro realismo come riproduzione di verbali, documenti e telefonate, che fanno dello scrittore americano un perfetto narratore del suo tempo, un testimone importante e allo stesso tempo un attendo conoscitore delle debolezze psicologiche umane ( “lo stile narrativo delle mie opere è deliberatamente martellante e semplice. Ho scelto una narrativa il cui ritmo potesse dare la sensazione, l'idea generale di violenza che regnava negli anni Sessanta in America, soprattutto della violenza interiore” ha dichiarato lo stesso Ellroy; intervista completa qui). “Nero, nerissimo. Allucinante”, l'Ellroy che tutti preferiscono. E siamo felici di averlo ritrovato.
Ernesto Valerio 04/03/2006 9.09