L'incontro con Carlo Verdone e Silvio Muccino

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Arrivano abbracciati e sorridenti. Una schiera di fans li attende. Loro si concedono. Si fanno fotografare, lasciano autografi, tutto da copione. L’appuntamento alle 14 è con i giornalisti, alle 15 li aspetta invece il loro pubblico, quelli che vedranno in anteprima nazionale “Il mio miglior nemico”. «Neanche i miei amici lo hanno ancora visto. Voi siete i primi», annuncia Silvio Muccino. E la folla pescarese va in estasi.

PESCARA. Arrivano abbracciati e sorridenti. Una schiera di fans li attende. Loro si concedono. Si fanno fotografare, lasciano autografi, tutto da copione. L'appuntamento alle 14 è con i giornalisti, alle 15 li aspetta invece il loro pubblico, quelli che vedranno in anteprima nazionale “Il mio miglior nemico”. «Neanche i miei amici lo hanno ancora visto. Voi siete i primi», annuncia Silvio Muccino. E la folla pescarese va in estasi.


Carlo Verdone e Silvio Muccino: due generazioni a confronto. Nel film come nella vita. Verdone incontenibile e divertente, conquista e ammalia il pubblico che lo segue da oltre vent'anni.
Trascina nei suoi sketch improvvisati anche il giovane Silvio che traghetterà al cinema una schiera di giovani urlanti.
Sereni e pacati con la stampa, si trasformano in coppia d'acciaio dalle mille risorse con l'arrivo del pubblico. Componenti fondamentali l'esperienza di Verdone e il fascino del giovane Muccino (che sembra aver perso la sua distintiva “zeppola”, la “s” così caratteristica dei suoi primi film).
«Sei bellissimo» gridano le ragazzine. Ma il suo pigmalione avverte.
«Non c'entra niente la bellezza. E' bravo». Dopo 13 settimane di riprese adesso i due attori saranno ancora insieme, per 10 giorni, in lungo e in largo per promuovere il film. La prima tappa quella di sabato scorso a Pescara al Multiplex del centro Arca.



IL FILM
«Il mio miglior nemico», annuncia Verdone, «è un film comico e tragico. Nel finale viene lanciato un messaggio positivo e di speranza. In questa pellicola ci sono due generazioni che si scontrano, ma non siamo più di fronte a “In viaggio con papà” (il famoso film in cui Verdone era il figlio e Sordi il padre). Adesso i problemi sono più seri. Io credo nella generazione dei giovani d'oggi, sono forti e tenaci non solo pearcing e tatuaggi».
Verdone parla, Muccino annuisce, si lanciano sguardi di intesa.
Poi ancora Verdone: «Era una grande responsabilità avere accanto Silvio in questo film, sentivo il peso di non poter sbagliare. Lui ha solo vent'anni e tutta una carriera davanti. In questa commedia», svela l'attore, «si alternano momenti di dolore, poi scappa nuovamente la risata per poi tornare ancora al momento di sofferenza. Non era facile passare dall'allegria al dramma. Andava fatto tutto con moderazione e lui l'ha fatto benissimo».
Il film è stato molto costoso, Luigi De Laurentis, produttore che scorterà i due attori per l'Italia, non ne svela i costi, ma ammette solo l'investimento pubblicitario pari a 3 milioni di euro.
«Vorrei che “Il mio miglior nemico” potesse essere considerato tra i migliori film che ho fatto», rivela Verdone attore, regista e autore della sceneggiatura (insieme a Silvio Muccino Pasquale Plastino e Silvia Ranfagni).
Sette stesure, ovvero un anno e tre mesi dedicati interamente al lavoro di scrittura, un copione di 130 scene girate tra Roma, Sabaudia, il Lago di Como, Ginevra, Istanbul, «che hanno significato notti freddissime, neve, pioggia, sveglia alle 6 del mattino per tre mesi. Non so cosa mi accadrà a livello fisico», scherza l'attore riferendosi al tour promozionale ma Muccino avverte: «Carlo scherza, in realtà è il più forte di tutti. Alla tredicesima settimana di registrazione in Turchia era l'unico che non si era ancora ammalato e dava sostegno agli altri».


IL RAPPORTO TRA CARLO E SILVIO
Che tra i due sia nato un bel feeling è palese anche a chi li incontra per una decina di minuti.
«Carlo è un grande», ammette Silvio. «Sono onorato di essere entrato nel suo film. Gli ho voluto bene come ad un padre e non a caso l'ho soprannominato “magister”. È un vero amico, non sento il gap generazionale».
Ma le differenze sono tante e i due attori ci scherzano su. «Silvio è un ragazzo disordinatissimo», rivela divertito Verdone, con un climax ascendente che porterà alla risata. «E' stato a casa mia durante il periodo della stesura del copione: mi ha rotto tutto. Mi ha distrutto casa. Siamo stati costretti a mettere un telo sul divano perché me lo aveva bucato».
La folla ride e applaude. E Silvio non ci pensa due volte a controbattere: «E' vero sono un animale. Ma Carlo, invece, è un tipo precisissimo. A casa sua non si può fare niente: sembrava di stare in una cristalleria, tappeti e vasi cinesi ovunque. Lavorare con lui è stato molto divertente. All'inizio ero terrorizzato, poi mi sono sciolto, forse anche troppo e sono diventate invadente così che lui mi ha spalancato le porte di casa sua». Assist per Verdone che non ci pensa due volte: «Se non te la spalancavo la porta me la buttavi giù». Il pubblico ride ancora di gusto. La coppia funziona.

CARLO VERDONE REGISTA
Di questa pellicola Verdone né è
anche il regista. Un ruolo che ama: «soffro quando non posso dirigere», ammette. E poi il ricordo va ad uno dei più grandi registi italiani, una di quelle persone che gli hanno indicato la strada da percorrere: «Sergio Leone è stata la più importante scuola di cinema che potessi mai fare. Ho trascorso un anno intero a casa sua. Per me lui è stato un preparatore atletico». Ma probabilmente Leone ha trasmesso anche la passione per il mestiere. «Recitare e dirigere insieme è uno sforzo disumano. Ma quando gestisco tutto io mi sento più tranquillo. Sono cosciente che non posso continuare a fare tutte e due le cose per sempre soprattutto se un giorno dovesse arrivarvi un bel copione».

LA COMICITA'
«Degli italiani oggi non mi fa sorridere più niente», ammette sconsolato Verdone. «I comici di oggi sono tutti uguali a tutti».
I suoi modelli di riferimento sono stati invece Jack Lemmon, Walter Matthew, Jerry Lewis, Jim Carrey, «quando è un po' meno macchietta. Poi ho amato il Sordi del bianco e nero nei film di Fellini, film inarrivabili».
Oggi, invece, il panorama della comicità sembra essere ben diverso: «Oggi esistono grandi platee come Zelig: cinquanta su un palco, dei quali solo uno o due meritano di essere seguiti».
Anche Muccino interviene sull'argomento: «manca l'avanspettacolo. Esistono dei talenti, non possiamo negarlo ma la cosa più importante è trovare una strada indipendente».

VERDONE E LA POLITICA
Se Carlo Verdone dovesse portare i personaggi di Berlusconi e Prodi al cinema non sarebbe una scelta facile. «Berlusconi lo rivedo in tutto e per tutto nel mio Armando Feroci di “Gallo Cedrone”. Per Prodi non saprei dire. Ma ho le scatole piene della politica», ammette senza indugi. «Penso che siano attori bravissimi ma tremendamente noiosi, che parlano sempre con lo stesso tono recitando sempre le stesse battute».

IL RAPPORTO CON PESCARA
«Per me questa città è legata soprattutto al Premio
Flaiano che ho avuto l'onore di ritirare nel 1993», ricorda Verdone. «Flaiano, insieme a l'altro “amico dell'Adriatico” Federico Fellini, è stato l'unico a capire bene Roma. A Pescara poi ho tanti amici e tanta gente che mi ha seguito. Ricordo ancora che quando mi dissero che “Un sacco bello” aveva incassato 30 milioni in un cinema di Pescara Sergio Leone mi disse: “Ma che c'hai a Pescara?”. E Verdone ricorda ancora come lo stesso regista venisse spesso in città dove «magnava er pesce».

Alessandra Lotti

27/02/2006 10.01