Woody Allen vince la partita con "Match Point"

Alessandro Biancardi

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 Un film ben studiato dall'architettura meticolosa e studiata. Colpi di scena ed un magistrale saggio sulla fortuna scandagliando i classici della letteratura. Un film con diversi livelli di lettura. Ecco la recensione di PrimaDaNoi.it  .

 Un film ben studiato dall'architettura meticolosa e studiata. Colpi di scena ed un magistrale saggio sulla fortuna scandagliando i classici della letteratura. Un film con diversi livelli di lettura. Ecco la recensione
di PrimaDaNoi.it  .


Londra, assenza di nevrosi e di una sottile ironia, il buon Woody che non si trova sullo schermo. Cosa succede?
Niente di nuovo, è il solito modo, tanto artistico quanto arguto, di Allen di spiazzare il suo pubblico, prestando fede al finale di Hollywood Ending (il suo alter ego che diceva “solo i francesi e gli europei in generale possono apprezzare quanto faccio”), sua – purtroppo – mediocre commedia del 2003.
Match Point, già dopo la prima visione, dà la sensazione di avere tutte le caratteristiche per diventare un classico, e non solo del prodotto alleniano, ma di tutto il cinema. Un carattere fortemente “russo” attraversa tutto il film, nel senso dell'immensa produzione letteraria dell'800 e del '900 degli autori russi ( e infatti ha dichiarato in un'intervista – link a fine articolo - lo scorso 21 dicembre: “Quando ho fatto questo film ho pensato a Cechov. Lui sì che è un genio capace di scrivere una pièce dove non succede nulla, ma che tutti cercano di imitare. Il genio non è quantificabile, ma questa è la tessera mancante al mio cinema, quella qualità che possedeva Cechov e che fa sì che in molti cerchino di imitarlo senza minimamente riuscire a raggiungere i suoi livelli”, senza dimenticare le citazioni dostoevskijane di cui si parlerà dopo ).
Fortuna ed egoismo, con del malsano arrivismo sociale, camminano sotto braccio nello sviluppo di questa splendida pellicola, dove i giovani e talentuosi Jonathan Rhys-Meyers (filmografia) Scarlett Johansson (filmografia) ( scelta ben ponderata, come ha dichiarato nella stessa intervista “Volevo due attori che fossero belli e sensuali perché è più facile che lo spettatore rimanga emotivamente coinvolto da loro e diventi anche più indulgente” ) si alternano ad altrettante figure che tutto possono essere tranne splendide anime corporee, andando a caratterizzare benissimo le figure scialbe di uomini e donne che vivono la nostra contemporaneità.

Il film è percorso da un ensemble di anticipazioni (la frase iniziale della pallina da tennis e della rete) e citazioni che seppur possono infastidire il pubblico medio a causa di una così manifesta saccenza (Rhys-Meyers che legge Delitto & Castigo di Dostoevskij per poi puntualmente attuare il tutto): Allen ci lancia una miriade di imput e vuole che noi li analizziamo, come se fosse allungato come suo solito sul lettino dell'analista aspettando la nostra prognosi e valutazione.
È interpretabile come autobiografico questo film?
Woody ha finalmente fatto pace con la sessualità, la nevrosi, il considerarsi un perdente? Ha fatto pace con la morte che incombe (il dicembre scorso ha tagliato il traguardo dei 70 anni ).
In molti l'han paragonato ad un suo precedente lavoro, Crimini e Misfatti (scheda, commenti e altro), ma lo stesso Allen sottolinea invece come «l'unica similitudine è l'omicidio e il fatto di farla franca. Crimini e misfatti era legato alla questione morale, mentre in Match Point è centrale la fortuna. Il fatto che l'essere umano può determinare ben poche cose e dipende in tutto e per tutto a questo elemento». Come dire: Allen non produce mai copie, anche se mantiene il tema della sua produzione.
Tutti si aspettavano, dopo le ultime commedie fiacche, un film allo stesso tempo forte e bello, ma certamente non così. Non a Londra. Una pellicola decisamente noir, con un continuo paragone intra e interculturale e classista, con una facciata di ingiustizie che quasi infastidiscono, ma che invece danno la sensazione di quanto sia davvero ingiusto quello che ci si trova davanti ogni giorno nella vita, senza falsi moralismi o conclusione sommariamente buoniste.
Nota finale sulla colonna sonora: bellissimo il paragone tra il crescere della musica classica ( si parte da una "traviatella", come dicono nel film ) per arrivare ad un trionfo di musiche epocali e glorificanti, quasi da romanticismo. Hai messo anche Wagner nel tuo capolavoro Woody?



Per approfondire:



Intervista completa dello scorso 21 dicembre
;
recensioni “fuori dalle righe”
;
opinioni cinefili e non;
scheda con vari input .

Ernesto Valerio 15/02/2006 11.09