Alessandro Haber in "Zio Vanja" domani a Teramo

Alessandro Biancardi

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E' Alessandro Haber il protagonista, domani sera alle 21, della Stagione di Prosa della Società della Musica e del Teatro della Primo Riccitelli. Un avvincente “Zio Vanja catturerà l'attenzione degli spettatori, invitati cordialmente ad entrare in sala con la massima puntualità come la tradizione teatrale impone.

Quattro "pezzi" di vita nella campagna russa dell'ottocento, di una famiglia di possidenti decaduti. Vanja, il protagonista esacerbato da una vita di fatica nell'ombra, ha il volto di Alessandro Haber che, assieme al regista Nanni Garella, ha perseguito per anni il progetto di questa messinscena.
Come figurine di un vecchio album di foto, si agitano piccoli e grandi proprietari in rovina, professionisti abbrutiti dalla fatica, contadini e operai schiavi della miseria. Personaggi afasici, antieroi, eventi "senza storia" che Cechov ebbe l'intuizione di portare in scena. Opera tra le più dure, meno indulgenti, di Cechov, Zio Vanja offre l'immagine di una società, una volta opulenta, accerchiata dalla miseria del mondo, sinistramente simile a quella del nostro tempo.
Un testo di non-speranza: "Il disfacimento di un mondo rurale causato dall'avvento del "progresso" – secondo Alessandro Haber – sembra un presagio del futuro, dello harakiri che l'uomo fa oggi all'ambiente e a se stesso. Conviviamo con le guerre, il disboscamento, il dissanguamento della terra". I personaggi sono intorpiditi, rinunciatari, quasi spettrali. "Questa – continua l'attore – credo che sia la cifra dell'opera: sono tutti "malati" di una malinconia ineluttabile, della sensazione che la vita si va spegnendo senza futuro". La guarigione sarebbe la possibilità di ricominciare tutto daccapo, di riscrivere una vita nuova, sana. Lo si legge nell'appello disperato di Vanja ad Astrov: "Ho quarantasette anni. Se vivrò, mettiamo, fino a sessanta, me ne restano ancora tredici. È lunga! Come li passerò questi tredici anni? Che cosa farò, come li riempirò? Capisci... capisci, se fosse possibile vivere il resto della vita in un modo... nuovo...". Ma il futuro resta un sogno che sembra escluderli, di cui Astrov affida il compimento alle generazioni future: la nostra.
"Quella di Cechov – aggiunge Haber, che si cimenta con Cechov per la prima volta – è sempre una scrittura alta, che conserva una grande poeticità anche quando sfiora i toni della commedia. Il personaggio di Vanja, poi, ha sfaccettature, umori, una tragicità che riesco a riconoscere. Mi piace – sorride – entrare nel mondo difficile, astioso, doloroso dei perdenti. Rispetto agli eroi, hanno forti sbalzi di temperatura, un'anima che vibra di più…".







ZIO VANJA
di Anton Cechov
versione italiana di Nanni Garella e Nina Tchechovskaja
con Alessandro Haber
e con Sara D'Amario, Umberto Bortolani, Nanni Garella,
Maria Teresa Giudici, Anna Della Rosa, Rosario Lisma, Mariarosa Iattoni
scene Antonio Fiorentino • luci Gigi Saccomandi • costumi Claudia Pernigotti

regia Nanni Garella
18/01/2006 12.04