Dalla carta allo schermo : Factotum, Charles Bukowski

Alessandro Biancardi

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«Henry Chinaski accetta ogni genere di lavoro, basta che gli dia i soldi necessari per dedicarsi alle uniche tre cose che considera importanti nella vita e che ha eletto a sue personali divinità: l'alcol, le donne e la scrittura. Henry usa l'arma affilata dell'ironia per mettere in luce le contraddizioni della vita e del sistema lavorativo nell'America contemporanea, con relazioni nate nei bar, le chiacchiere, le interminabili ore in fabbrica...» ( da Yahoo ).

Factotum, osceno, divertente, sboccato ma allo stesso tempo carico di lirica, è il romanzo che ha presentato con forza il buon Charles Bukowski al pubblico italiano.
È una letteratura del vagabondaggio, nata dalle “ceneri di fenice” di Kerouac e London, ma che presenta le necessarie soste esistenziali di un uomo forte e decadente allo stesso tempo.
Il protagonista è Chinaski, alter ego quasi perfetto del Buk, che nel pieno rispetto del titolo è un vero factotum, passa da un lavoro ad un altro attraversando tutti gli States e facendosi forse primo realizzatore, oltre che promotore, del carpe diem moderno, più sfacciato, disinibito, volgare e trasandato di quello di latina memoria.
Cambiano col tempo i lavori, i rapporti con le donne ( brutali, sfrontati e con erotismo da film porno ); restano la sbornia e la miseria, fedele compagne di una quotidianità che nel suo cambiare luogo resta uguale nella sostanza e nello sviluppo. È una vita che sembra sgradevole, aspra e rarefatta, condita da un realismo letterario puro che dà legittimità al racconto, senza sporcarlo.
E la poesia lessicale e semantica che accompagna tutto il testo, non infastidiscono questo filo rosso duraturo e costante che è la realtà.
Questo romanzo è diventato ora un film (in uscita il 27 gennaio), per la regia di Bent Hamer ( autore, tra l'altro, di Kitchen Stories ). Il difficile ruolo di Chinaski è stato affidato a Matt Dillon
(la sua filmografia), quella di Jan, compagna di sbronza e sesso preferita a Lili Taylor (filmografia), mentre Marisa Tomei dà vita a Laura, altra figura che occupa la parte centrale del romanzo e che si trova in più di una situazione con Henry.
Non è la prima volta che si cerca di portare Bukowski sul grande schermo: come non ricordare Barfly, per la regia di Barbet Schroeder (1987) con il grande Mickey Rourke nei panni di Buk e una bellissima ( e chilometrica nelle gambe ) Faye Dunaway.
Ad arricchire quel film a suo tempo ci fu il fatto che non veniva da un libro di Bukowski, bensì era una sceneggiatura ideata e realizzata dallo stesso Charles ( quest'avventura letteraria diventerà a sua volta un libro, Hollywood, Hollywood in cui Bukowski narrerà tutte le avventure e il disagio provato nell'entrare in quel “nuovo mondo” e fare i conti con fama, ricchezza e superficialità ).
Si rilancia così di prepotenza il connubio (è fattibile!? è fedele!?) tra cinema e letteratura, che negli ultimi anni vede sfornare sempre più spesso pellicole dai grandi successi letterari (lasciando stare le centinaia di pellicole sui mostri sacri come Romeo & Giulietta, Amleto, Anna Karenina, La Bibbia, Il Bell'Antonio, Il Decamerone, … e concentrandoti magari su testi recenti e di grande successo come Alta Fedeltà, Melissa P, Mystic River, Da Vinci Code, …).

Ernesto Valerio 13/01/2006 10.49