Tutto sul "World History Congress" organizzato da Rai3

Alessandro Biancardi

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Quando la televisione in Italia riassume prepotentemente il suo ruolo educativo, ecco che vince le sue partite più importanti: il “World History Congress”(qui 
e

qui
), un convegno di più giorni organizzato da Rai3 ( nella figura di Giovanni Minoli ), ha riunito oltre 400 persone, tra produttori, registi e delegati di tutte le trasmissioni con la ricostruzione storica come protagonista, incoronando la terza rete come precursore e realizzatrice di una svolta nel piccolo schermo.
Era il 1993 quando lo stesso Minoli decise di mettere in prima serata programmi di carattere storico, provocando più di una stropicciata critica di naso nei dirigenti e produttori televisivi. “È un modo di legittimare il servizio pubblico” insiste Minoli,
che ha tra le altre cose cominciato a stimolare le pubblicità, che vedono in
programmazioni storico-culturali una valida opportunità comunicativa del loro
prodotto, trattandosi di fasce di età delle più miste e mediamente ricettive.
Giunto oramai al suo nono anno di programmazione, “La grande storia in prima
serata” (i commenti del pubblico li trovate
qui
) vanta ben 80 puntate in prime time, con importanti picchi di ascolto ( oltre il 15%, in un sabato sera estremamente competitivo sotto il profilo della programmazione: basti pensare alle vecchie sfide Rai1 – Canale5 a colpi di De Filippi, Bonolis, Panariello, … ).
E già altre puntate sono in cantiere per il 2006.
In questo 2005 sono state programmate 38 prime serate di programmi così, e ben 65 sono le seconde ( tra le quali bisogna ricordare anche trasmissioni come “Correva l'anno”, realizzato in collaborazione con Giovanni Sabatucci, o il gettonatissimo “Blu notte” (qui) di Carlo Lucarelli, amatissimo dal pubblico, senza goloso di misteri made in Italy ), fermo restando le tantissime prodotte da RaiEducational; un esempio: “La storia siamo noi” conta ben 230 ore di programmazione ( tra le quali è doveroso ricordare il vincitore dell'Emmy Award,
“Kapò” ). È davvero un “Progetto Storia” (qui) quello che Rai3 sta portando avanti, rimarcando ancora di più il suo ruolo di isola culturalmente felice nel marasma reality dell'odierna televisione italiana: una programmazione sì mirate per un pubblico esigente e competente, ma allo stesso tempo caratterizzato da un linguaggio e una grafica semplice e lineare che sa catturare anche eventuali amanti dello zapping, tutti obiettivi esposti nei giorni del “World History Congress”.
La fiducia e la sicurezza nei propri mezzi ha spinto la direzione di Rai3 a progettare anche un ciclo da proporre nelle sere del mondiale di calcio con “Enigma”, condotto da Corrado Augias, che sarà poi seguito a settembre dalla nuova edizione de “Il mio novecento”, dove il travagliato secolo appena passato sarà raccontato da chi ha partecipato a renderlo immortale e tanto complesso.
Ernesto Valerio 06/12/2005 10.57