Il 90° minuto di Paolo Bonolis: sconfitto dalla tradizione

Alessandro Biancardi

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Immediatezza, sintesi, professionalità: tre fra le numerose caratteristiche che hanno caratterizzato negli anni l'appuntamento fisso di milioni di italiani, quello delle immagini della domenica calcistica: 90° minuto. Il programma, nato in - e per - un calcio diverso da quello moderno, ha comunque resistito negli anni a numerose spallate scorrette da più parti: le corse ai diritti di Cecchi Gori, fallite per il suo stesso modus operandi, l'avvento delle pay-tv, le partite scaglionate in diversi giorni e diversi orari, le sconsiderate conduzioni degli ultimi anni, l'avvento prepotente di altri sport domenicali.
Ma di certo non avrebbe potuto resistere ad un cambio della guardia sulla base dei diritti televisivi: e così nella scorsa estate Mediaset li ha fatto suoi, facendo di conseguenza appendere al chiodo il microfono alla storica trasmissione e istituendone una nuova sulle sue reti, con un titolo tanto immediato quanto simbolico: “ Serie A - Il grande calcio”, sintetico e comprensibile così come lo era stato per anni 90° minuto.
La conduzione affidata a mostri sacri della televisione del Biscione come Bonolis, affiancato dalla competente Monica Vanali e dalla presenza audio del trio di diamante della Gialappa: una corazzata insomma, che niente e nessuno avrebbe potuto scalfire, che per di più navigava in acque sicure e calme come quelle di Buona Domenica, il calderone di Costanzo campione di ascolti e idolatrato dal pubblico.
E invece, la cosa che non t'aspetti: trasmissione fiacca, pubblico mediocre per numero e critiche, un Bonolis impacciato e frenato con uso macchietta del linguaggio tecnico che infastidisce più che fare simpatia.
E in più, puntuali sconfitte in termini d'ascolto contro la sempreverde Ventura ( “Quelli che…il calcio” ) e contro il dinosauro mediatico Baudo. Con senno di poi l'analisi è presto fatta e si basa su fattori di mera critica televisiva: il programma, andando a sostituire un punto fisso del pubblico italiana goloso di calcio e di immagini fresche, avrebbe dovuto operare come da sempre si fa nel nostro paese: cambiare tutto affinché tutto resti uguale, non andando a scalfire le caratteristiche accennate all'inizio, quelle di immediatezza, sintesi e professionalità. 90° minuto aveva preso forza, e catturato un pubblico fedele negli anni, - che invecchiava sì nel corpo e nei capelli, ma non nello spirito sportivo - proprio grazie al perpetuare di queste brillanti caratteristiche.
Il tutto condito da un'abilità di conduzione trasmessa nel tempo, ad un grafica semplice, lineare e d'effetto e a quel senso accademico che emanava la trasmissione: si assisteva al programma come ad una lezione universitaria vecchio stampo, con il docente che illustra e spiega, e gli alunni, dai cervelli ghiotti e vivi, a prendere appunti, a fare tesoro di nomi, fatti e statistiche e uscendo alla fine sereni e soddisfatti. Bonolis, per le caratteristiche che gli sono proprie, non ha né sintesi né professionalità.
Ma il calcio non perdona, e il suo pubblico tantomeno, che pretende invece commenti e critiche precise e affidabili, magari accompagnate da moviole e sintetici editoriali che servano ad alimentare le polemiche da camerata tipiche del lunedì in ufficio o in fabbrica.
Questa sconfitta del Paolo nazionale è solo una tra le centinaia di battaglie mediatiche vinte, che difficilmente intaccheranno la sua presenza televisiva, ma serve di lezione a lui e a tutta la dirigenza Mediaset, dando ad entrambi uno scossone di mortalità televisiva dopo anni di prediche e glorificazione dal pulpito Auditel. Una sconfitta che seppur non ammessa pubblicamente, è chiaramente visibile nell'oratoria finale di Bonolis nella puntata di ieri 6 novembre: la dichiarazione in primis di una diminuzione della lunghezza della trasmissione ( il primo passo verso la sintesi e l'immediatezza che il pubblico cercava disperatamente) ma soprattutto un attacco spicciolo e demagogico contro la stampa, rea di aver amplificato i suoi problemi nella trasmissione e con la dirigenza, che sa tanto di tentativo di sopravvivenza e difesa della specie; arte oratoria amplificata e difesa col melenso ricordo dell'appello, andato fortunatamente a buon fine, della settimana precedente, per una donna in fin di vita dopo un parto. Un atto un po' vile e gratuito ( basato per lo più su statistiche di vendita ) dallo schermo, verso il lato cartaceo dell'informazione che di certo non fa del bene alla categoria tutta, mettendo in luce dissapori che in un'epoca di comunicazione tra i mezzi mediatici non dovrebbero esistere. Ernesto Valerio 07/11/2005 9.19