Cultura. John Lennon: un mito che aveva ancora molto da dire

Alessandro Biancardi

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Esce oggi il libro di Michelangelo Iossa che ricostruisce gli ultimi cinque anni di vita del baronetto di Liverpool e racconta i retroscena di un divorzio arrivato, forse, al momento giusto.
“Gli ultimi giorni di Lennon” è un libro che appare come un viaggio alla scoperta di uno dei miti della musica mondiale. L'autore Michelangelo Iossa, nato all'Aquila e napoletano d'adozione è tra i maggiori studiosi italiani del fenomeno Beatles: nel 2004 ha ricevuto il premio della Cultura dal Dipartimento per l'Informazione e l'Editoria.
Critico musicale, laureato in Diritto internazionale, ricercatore dell'Università di Napoli, da cui ha traslato «il metodo e il rigore nell'analisi delle fonti per scrivere i miei libri», e infine anche musicista.
PrimaDaNoi.it lo ha intervistato per scoprire come è nato questo libro, da oggi in libreria.
Le prefazioni sono curate da Peppino di Capri (che aprì uno storico concerto dei
Fabfour) e Mario Pezzolla (conduttore radiofonico e cultore dei Beatles).

Come è nata l'idea di “Gli ultimi giorni di John Lennon”?
Ho proposto alla Infinito Edizioni un libro con le ultime due interviste sbobinate di John Lennon: quella del 6 dicembre 1980 rilasciata alla BBC e la seconda alla Rko Radio. Trovarono l'idea straordinaria ma mi chiesero di estendere il discorso anche al ritiro dalle scene.

In realtà lei aveva già scritto qualcosa sui Beatles, vero?
Sì, esatto. Nel 2003 uscì "The Beatles" in concomitanza del concerto di Paul Mc Cartney al Colosseo. Questo libro, scritto con Roberto Caselli, era dedicato a chi non conosceva niente del fenomeno. Poi nel 2004, da solo, ho scritto “Le canzoni dei Beatles”, commento, analisi ragionata e traduzione dei testi delle canzoni.

Come ha fatto a ricostruire gli ultimi cinque anni di Lennon?
Ho incontrato la sorella Julia Lennon, poi il manager Allan Williams e nel 2001 anche Paul Mac Cartney. Ho visitato Liverpool, i luoghi che ispirarono le musiche e i testi del gruppo. Ho seguito quindi la geografia beatlesiana. Ho studiato l'Anthology dei Beatles del 2000, ho visionato documenti diretti, ho ascoltato le interviste alle fonti audio che davano molto di più rispetto alle interviste riportate sui giornali.

E cosa diceva Lennon in quelle interviste che ha ascoltato?
Aveva voglia, dopo 5 anni di silenzio, di tornare a parlare di sè: del John padre, del solista e anche del vecchio Beatles.

Ma quante facce aveva Lennon?
Secondo Yoko Ono era un santo, “Martin Luther Lennon”, l'uomo che vuole la pace e lotta contro il terrorismo. Per il critico Albert Goldman era il pazzo eroinomane.

E lei di quale parla?
Nel mio libro c'è il John che emerge dal punto di vista delle canzoni.

Lei è nato nel 1974. Non ha vissuto “in diretta” i Beatles. Come è nata questa sua passione?
Loro si sono sciolti negli anni 70, ma fino agli anni 80 erano ancora un fenomeno molto presente e ascoltato. Io vivevo gli influssi di una famiglia nata negli anni 40, che quindi che ha trascorso tutta la giovinezza con la colonna sonora dei Beatleas. Il reale colpo di fulmine c'è poi stato a 6 anni, quando mia madre mi regalò una loro compilation.

Secondo lei dopo i 4 di Liverpool è nato un nuovo fenomeno Beatles?
Il fenomeno è irriproducibile: neanche star del calibro di Madonna o degli U2 in venti anni di carriera sono riusciti ad eguagliare il loro primato. I Beatles hanno sicuramente creato una generazione di figli come Genesis, Police, gli U2 stessi, gli Oasis, questi ultimi rasentano anche il plagio. Ma anche il mondo pop più insospettabile come Alvis Costello o Led Zeppeling hanno assorbito la loro musicalità

Secondo lei come mai nessuno è riuscito ad eguagliarli?
Era certamente un' epoca in cui si vendevano più dischi, in cui, per assurdo, costava meno comprare un disco.

Solo marketing, quindi?
No certo. Hanno creato canzoni straordinarie che hanno fatto la storia della musica. Ma avevano la capacità subliminale di entrare nelle case in giacca e cravatta, con caschetti rassicuranti. Ricevevano così riconoscimenti dalla regina e si battevano allo stesso tempo contro la guerra del Vietnam.

Se Lennon non fosse morto pensa che i Beatles sarebbero tornati a cantare tutti insieme?
Nel 1981 Lennon aveva programmato un tour da solo. Nel 1979 aveva preso contatti con gli ex colleghi, ma penso più per un lavoro di studio che per una esibizione live. Secondo me solo nel luglio del 1985 al Live Aid si sarebbero potuti riavvicinare. Paul Mc Cartney, Ringo Star, e George Harrison presero contatti per una esibizione , ma alla fine sul palco salì solo Mc Cartney, per mancanza di tempo, che si esibì con Let It Be

Yoko Ono è la vera responsabile dello scioglimento?
Non credo che sia la causa principale.

E qual è stata la principale?
Dobbiamo ricordare che ci furono problemi di tipo tecnico finanziario: il loro manager storico Brian Epstein morì, loro si affidarono ad altri personaggi che finirono per diventare solo macchine succhia soldi.

I problemi economici hanno sciolto quindi i Beatles?
E' certamente la causa principale a cui va aggiunta una componente generazionale, era forse il momento giusto per chiudere una carriera favolosa. E poi ci fu anche Yoko Ono che si inserì nel gruppo come un quinto elemento.

E l'armonia quindi si rompe completamente…
Certo. Pensi che tra i Beatles c'era una regola non scritta: vietato portare mogli o fidanzate nelle sedute di registrazione. Lei si piazzò lì, con la sua brandina.

Lei ha anche fondato un gruppo musicale, i sottomarini. Perché?
Già dal nome, che riprende la celeberrima Yellow Submarine, si capisce la nostra tendenza musicale. Siamo 4 musicisti semi professionisti, che nella vita abbiamo un lavoro principale diverso da quella di musicisti, uniti dalla passione beatlesiana. Ci siamo incontrati ad un raduno di fans nel 1997: eravamo come atomi che si cercavano e abbiamo realizzato questo progetto. La collaborazione continua tutt'ora e l'anno scorso abbiamo messo in scena il primo lavoro teatrale: un musical sulla presunta morte di Paul Mc Cartney, interpretato ovviamente da noi. Facciamo circa 50- 60 esibizioni l'anno.

Chi viene a vedervi?
Ci segue un pubblico eterogeneo. Dai novantenni ai ragazzini.

Quali sono i prossimi progetti?
Devo ammettere che ci sarà qualche nuova sorpresa. Ma non posso anticipare nulla. Si parlerà di Beatles, ovvio.

Alessandra Lotti