"in questa vita", il mediometraggio inno alla speranza della ricostruzione de L'Aquila

Alessandro Biancardi

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"in questa vita", il mediometraggio inno alla speranza della ricostruzione de L'Aquila

L’AQUILA. Se è vero che il terremoto distrugge tutto intorno, è anche vero che dalla distruzione si può partire per costruire daccapo una nuova casa, una nuova città e, perché no, una nuova vita.

 E’ il racconto di una tragedia, ma anche un inno alla speranza, il mediometraggio “In questa vita”, opera prima del regista romano Eitan Pitigliani, realizzato nella L’Aquila distrutta dal terremoto e proiettato qualche giorno fa a Roma, in una serata speciale dedicata all’Abruzzo.

Non si tratta di un film vero e proprio perché di questa pellicola sono stati girati soltanto venti minuti. Il resto di quello che (forse) diverrà un lungometraggio, sarà girato quando (e se) arriveranno i finanziamenti.

Una produzione che ha anche un’importante finalità benefica, perché con gli eventuali diritti di distribuzione si provvederà alla costruzione di un asilo nella provincia dell’Aquila.

Il mediometraggio è frutto di una piccola produzione che ha visto impegnato il giovane regista e un nutrito cast di artisti capeggiato dallo stesso regista e da Claudio Botosso, in cui compaiono, tra gli altri, anche Luigi Maria Burruano, Lucrezia Piaggio e Denny Mendez.

 Al centro del racconto filmografico c’è, appunto, il terremoto come sconvolgimento della vita, dell’anima, come dramma e catastrofe. Il terremoto che distrugge la città, fa crollare le case e polverizza il cemento. Ma anche il terremoto che distrugge la propria vita, fa crollare le proprie speranze e polverizza i propri affetti.

E’ il caso di Massimo e Alberto, un padre e un figlio a cui il terremoto porta via l’affetto più grande: la moglie al primo, la mamma del secondo.

Massimo ha 55 anni e dopo una vita trascorsa a Roma si trasferisce con la moglie a L’Aquila.

Lui trova lavoro in un pastificio di Fara San Martino, e ogni giorno fa il pendolare; lei insegna invece in una scuola materna a L’Aquila.

Il loro figlio, Alberto, è invece rimasto a Roma, dove convive con Giuseppe, amico d’infanzia a cui sono morti i genitori in un tragico incidente stradale, e che la famiglia di Alberto ha adottato come un figlio.

Ma la notte di quel tragico 6 aprile il terremoto si porta via la mamma di Alberto, oltre alla sua fidanzata.

Per il padre e il figlio inizia un periodo non soltanto di dolore e disperazione, ma anche di incomprensioni e inquietudini. Perché Massimo non riesce a superare la morte della moglie e vorrebbe ‘fuggire’, però suo figlio non riesce a capire questo suo stato d’animo.

Ma come le maceria piano piano vengono tolte e la città comincia a risorgere – un processo, in realtà, che per L’Aquila è ancora molto indietro – così anche le macerie della vita piano piano lasciano il posto alla ricostruzione.

 Per Massimo e Alberto la ricostruzione diventa possibile grazie all’aiuto di Giuseppe, che avendo vissuto la tragedia della morte dei suoi genitori riesce a guardare ogni cosa con una prospettiva diversa, e di una donna caraibica che Alberto incontra in un bar e che lo fa riflettere sullo stato d’animo del padre.

 Da qui inizia una nuova vita; Massimo andrà via, lontano dall’Abruzzo, ma porterà sempre con sé le macerie, e le montagne, del Gran Sasso. Alberto ritroverà forse quella serenità che aveva perso dopo la tragedia.

 Il mediometraggio di Eitan Pitigliani ha già conquistato numerosi riconoscimenti.

 Ha per esempio ottenuto il patrocinio della Provincia dell’Aquila che con una lettera dell’allora presidente Stefania Pezzopane ha ribadito l’apprezzamento per l’iniziativa.

 Un plauso è arrivato anche dal Quirinale che con una lettera dell’addetto stampa Pasquale Cascella ha fatto giungere alla casa di produzione, la Film Studio Effe di Flavia Benedetto, le parole di incoraggiamento del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

 Resta da valutare, chiaramente, l’impatto che il film avrà sul grande pubblico. Sempre che la produzione potrà essere portata a termine e arrivare, magari, nelle sale cinematografiche.

 14/02/2011 15.43