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Colpa Nostra: i terremoti d’Abruzzo e la strage di Stato del 6 aprile

Alessandro Biancardi

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Colpa Nostra: i terremoti d’Abruzzo e la strage di Stato del 6 aprile

 

ABRUZZO. Capire un popolo e le disgrazie di una terra in poco più di un’ora. Domandarsi e cercare di raggiungere qualcosa che si avvicini alla verità attraverso un viaggio tra documenti giudiziari ed interviste.

Colpa Nostra è il dvd (da qualche giorno in vendita in tutte le migliori librerie abruzzesi e dal 2012 in tutta Italia) di Giuseppe Caporale e Walter Nanni i quali hanno scritto e ideato il filo conduttore di questa inchiesta giornalistica con le ottime musiche di Enrico Melozzi e la magistrale regia di Walter Nanni. E’ troppo facile considerare questo documentario-inchiesta come il migliore al momento esistente sull’Abruzzo e la sua recentissima storia, visto che con molta probabilità è l’unico. Colpa Nostra è un prodotto editoriale ben fatto , strutturalmente e tecnicamente quasi perfetto e forse per questo ha già raccolto numerosi consensi e riconoscimenti.

La fotografia meravigliosa e a tratti poetica esalta le bellezze dell’Abruzzo che stridono con il racconto della voce fuori campo di Caporale che sparge dettagli sulle recenti vergogne abruzzesi. La storia non è mai pesante o retorica ed è utile agli abruzzesi per riflettere e ricordare dettagli che spesso la cronaca seppellisce in meno di 24 ore. E’ utile ai non abruzzesi per capire questa regione al centro dello stivale, crocevia di traffici e di speculazioni che con la tragedia del terremoto si è portata dietro anche le mafie (anche se Cosa Nostra era di casa già molti anni prima).

Il documentario-inchiesta parte dall’arresto della giunta Salini del 1992, il ricordo di quei fatti è condito con interviste allo stesso ex governatore, che si racconta e si lascia a andare a considerazioni che di fatto descrivono in maniera meticolosa lo spirito della Prima Repubblica che poi si ritrova, in fotocopia, anche nella seconda.

La parte centrale del film è dedicata allo scandalo di Sanitopoli che ha investito Ottaviano Del Turco. Le sue parole si intrecciano con le dichiarazioni del grande ‘vecchio’ del Pd, Franco Marini, in un botta e risposta virtuale che fa esplodere non poche contraddizioni della politica. Interessante la sezione dedicata al clientelismo, vero male dell’Abruzzo, che emerge dalle stesse parole dei grandi politici che hanno fatto l’Abruzzo moderno: in testa Remo Gaspari che addirittura dischiude il suo studio-archivio con decine di migliaia di raccomandazioni degli ultimi 6-7 anni. L’archivio precedente, relativo ai 25 anni di carriera parlamentare, «se lo sono portati via quelli della Croce Rossa».

Gaspari, Marini, Del Turco, Chiodi: ognuno di questi dice la sua sul clientelismo e le raccomandazioni, pratica viva e vegeta, mai tramontata e “segreto” del bravo politico che vuole rimanere sulla cresta dell’onda.

Si arriva poi all’ultima «strage di Stato», come la definisce Caporale, che è il terremoto dell’Aquila del 6 aprile 2009. Attraverso numerosi documenti giudiziari si dimostra che la tragedia poteva e doveva essere evitata, che le strutture e gli edifici sono crollati per colpe umane e che se il sisma si fosse verificato di mattina, anziché in piena notte, avrebbe fatto circa 15mila vittime.

Pennellate veloci, tasselli che si accumulano uno alla volta e che descrivono molto bene (anche se in un sunto doverosamente concentrato) gli ultimi anni di cronaca regionale.

Ci sono le lacrime, le grida, le immagini della sciagura de L’Aquila ma anche l’indignazione per le colpe di chi forse non pagherà. C’è il simbolo della tragedia: la casa dello studente crollata per la mancanza di un pilastro e c’è la nuova casa dello studente che invece è rimasta intatta ma vuota, perché la burocrazia non ha saputo fare in fretta. E poi c’è l’altra casa dello studente, la terza, quella costruita dalla Regione Lombardia su un terreno agricolo di proprietà della Curia. Per trenta anni i prelati si impegneranno a mantenere aperta la nuova struttura e poi potranno diventarne proprietari a tutti gli effetti. Costo 7 mln (di soldi pubblici) senza alcun esproprio, come invece avvenuto altrove.

«In 4 anni le varie indagini dei magistrati hanno disegnato la mappa della illegalità», dice Caporale, «raccontandoci come gestiamo illecitamente gli ospedali, come assegniamo gli appalti, come cerchiamo continuamente raccomandazioni. In fondo siamo noi tutti -me compreso-, i colpevoli di questi scandali. I colpevoli materiali sono solo lo specchio in cui è riflessa la nostra immagine, il nostro vizio: l’illegalità. Anche nel nostro piccolo, avallando un sistema che produce ricchezze enormi per pochi, piccoli e grandi affari per molti e alla fine problemi enormi per tutti tragedie e morti compresi».

Interessante la riflessione anche del procuratore antimafia Piero Grasso che traccia un parallelo tra corruzione e opere incompiute. Per effetto della corruzione, spiega Grasso, il prezzo dell''opera pubblica lievita perché deve comprendere anche la percentuale della tangente. «Molte volte per effetto dell'aumento dei costi», dice il magistrato, «le opere pubbliche non vengono nemmeno concluse. Ecco perché la nostra penisola è disseminata di cattedrali nel deserto e incompiute».

L’ultima parte del viaggio si snoda tra le casette provvisorie di un altro terremoto che spinge l’Abruzzo a fare meglio: il terremoto di Avezzano del 1915. A Balsorano Caporale e Nanni riscoprono le baracche costruite quasi 100 anni fa e come un filo rosso riscoprono anche le ingiustizie e le truffe di quella tragedia, come a dimostrare che il popolo abruzzese (forse l’intero popolo italiano) è sempre uguale e non è cambiato.

Questo è di sicuro Colpa Nostra.

 a.b. 20/12/2011 15:55