"La locandiera" apre domani la stagione del Teatro Marrucino

Alessandro Biancardi

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CHIETI. È un “testo sacro” del teatro italiano, “La locandiera” di Carlo Goldoni, ad aprire domani sera alle 21.00, il cartellone della stagione di Teatro Contemporaneo del Marrucino, curata da Stefano Angelucci Marino.

Riadattato da Jurij Ferrini, uno dei registi “giovani” più quotati in Italia e all’estero, “La locandierà” che debutterà sul palcoscenico teatino presenterà un mix dei cinque sensi per riproporre le atmosfere veneziane in cui la pièce fu scritta, compresi i sapori e gli odori di una cucina regionale molto intensa.

«L'opera – scrive nelle sue note di regia Jurij Ferrini, che è anche uno dei protagonisti della pièce – è senza dubbio uno degli indiscutibili capolavori goldoniani e a noi offre ancora una volta un canovaccio in lingua italiana - è un sollievo per un attore recitare talvolta senza il filtro di una traduzione - una lingua italiana particolare, ricca, calda, vitale, piena di sapore come lo è la cucina tradizionale del nostro paese e nello stesso tempo leggèra e speziata (al rosmarino direi) spesso estremamente elegante; in questo senso, nel senso della ricerca delle sonorità linguistiche, il nostro lavoro - che tenta di equi-distanziarsi dall'italiano disinvolto e annacquato che ogni giorno la televisione ci propina e da ogni manierismo teatrale - ritrova in questo testo un materiale ricco di spunti comici e di improvvise virate ritmiche, di altalene melodiche e movimenti rapidi. Un gioiello. Ricorda un'opera buffa. La musica infatti è un altro cardine su cui poggia questo progetto: la figura della serva amorosa attraversa il teatro e l'opera buffa in tutto il '700 e approda alla società moderna incarnando un nuovo tipo di femminilità che porta la donna ad iniziare, almeno in occidente, un lento processo di emancipazione. Tracce di questa figura così centrale e astutamente ambigua si ritrovano nella Susanna de "Le nozze di Figaro" o nella più nobile "Rosina" de "Il barbiere di Siviglia", figure che sembrano quasi "figlie" della nostra Mirandolina, discendente a sua volta in qualche modo dalla maschera di Colombina. Così come esistono altri personaggi che arrivano direttamente dalla commedia dell'arte e che irrompono nell'opera Buffa, basti pensare a Figaro che potrebbe avere un antenato in Brighella».

Ecco allora il senso di citazioni musicali così riconoscibili e particolarmente adatte a far da supporto alla vicenda che in fin dei conti si svolge in una sola e "folle giornata".

Ma il grottesco ha sempre qualche aspetto fosco e qualche pennellata pesante e infatti non tutta la storia appare lieve. Mirandolina si fa prendere la mano dal gioco che a tratti diventa crudele e la storia si chiude con un "non-lietofine".

15/12/2011 09:43