Nomadi, ecco "dove si va" il 1 maggio: a Pescara

Alessandro Biancardi

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Nomadi, ecco "dove si va" il 1 maggio: a Pescara
L'INTERVISTA. PESCARA. 1 maggio con i Nomadi. Quest’anno, l’appuntamento pescarese con la festa dei lavoratori, che nel suo piccolo è già diventato una tradizione, ospiterà la musica di Danilo Sacco e soci. Dopo Lucio Dalla, Antonello Venditti e Gianna Nannini, la scelta è caduta su una delle band più rappresentative della canzone italiana. I Nomadi faranno i “supereroi”, visto che nel pomeriggio si esibiranno, a Roma, sul palco del ben più famoso concerto di piazza San Giovanni, e poi partiranno alla volta del capoluogo adriatico, dove suoneranno in serata. IL PROGRAMMA 1 MAGGIO 20007 DI PESCARA
Prima di loro, anche quest'anno, spazio agli artisti emergenti locali. I Nomadi, amatissimi dai propri fans, sono indubbiamente dei grandi comunicatori: basta assistere ad un loro concerto per rendersene conto, tra simpatici siparietti e dialoghi con il pubblico. Quella dei Nomadi è una leggenda che va avanti da oltre 40 anni: un esempio di gruppo “intergenerazionale” che ha resistito a numerose intemperie (non ultima la scomparsa, nel 1992, dello storico vocalist Augusto Daolio) e che oggi fa capo al tastierista Beppe Carletti, unico “superstite” tra i membri fondatori, che con la sua energia continua imperterrito a tenere in vita un'avventura musicale mai doma. E proprio “Mastro” Beppe ha confidato a PrimaDaNoi.it alcune sue impressioni sulla lunga storia dei Nomadi.



Beppe, nei Nomadi c'è stato un continuo ricambio generazionale, e dopo la morte di Daolio tu sei rimasto l'unico titolare del marchio. A differenza di quanto possano pensare alcuni critici un po' “superficiali”, il gruppo non ha mai perso il suo seguito, anzi negli anni l'affetto del pubblico è addirittura cresciuto…
«E' vero. È una cosa che stupisce anche noi, e che ovviamente al tempo stesso ci fa molto piacere. A metà degli anni '80, quando eravamo rimasti senza casa discografica, vendevamo poche migliaia di copie. Non avremmo mai pensato di arrivare primi in classifica, com'è successo qualche tempo dopo, oltretutto senza Augusto».

Ma questa classifica, secondo te, è sempre stata veritiera?
«Bisogna ammettere che in passato qualche sospetto su dischi che risultavano primi in hit parade, ma si sentivano poco in giro, c'era. Sicuramente, le classifiche di oggi rispecchiano molto di più i reali gusti del pubblico, e non lo dico perché i Nomadi sono ai primi posti della top ten».

Il vostro punto di forza è il live. Non vi sentite “penalizzati” dal fatto che i Nomadi tendano a suonare più nei piccoli centri che nelle grandi città?
«Il piccolo paese è la nostra grande città. Quando ci esibiamo nei piccoli centri, è sempre un evento, mentre nelle metropoli i nostri concerti hanno un minore risalto. Questo è un dato di fatto, e non ci crea assolutamente problemi. Probabilmente paghiamo lo scotto di quando, negli anni '60, alcuni nostri colleghi (come l'Equipe 84) ci proponevano di raggiungerli a Milano, e noi invece siamo sempre voluti restare a Novellara. Io ancora oggi vivo lì, ma non mi pento della scelta che ho fatto: forse avremmo avuto la possibilità di aprirci più strade, ma saremmo stati meno sereni».

Insomma, tutto sommato i Nomadi si trovano più a loro agio in provincia. E a Sanremo, dove siete tornati nel 2006 a 35 anni di distanza dalla precedente esperienza, come vi siete trovati?
«Bene. A Sanremo ci siamo divertiti. Il mercoledì sera abbiamo anche fatto un concerto gratuito in piazza. Io credo che non ci sia motivo di avere paura, o stare in tensione, se si sale sul palcoscenico dell'Ariston cercando di essere se stessi, senza imitare nessuno. Sotto questo punto di vista, il palco di Sanremo è un palco come gli altri. Se non si finge, Sanremo non può andare male. Oltretutto, è una manifestazione che ti permette di avere una visibilità pazzesca. Cosa volere di più?».

Beh, per esempio la vittoria. In quel Sanremo avreste potuto vincere voi…
«E' andata benissimo così. Io nella mia vita non ho mai vinto niente. L'importante è che siamo andati lì con lo spirito giusto, senza aspettarci nulla. Abbiamo dovuto vincere lo scetticismo di alcuni fan che non volevano che partecipassimo al Festival, ma siamo andati fino in fondo e non ci siamo pentiti di questa scelta».

A proposito di scelte, mai subito pressioni dalla casa discografica?
«No, non è mai successo. Crediamo che ognuno debba rispettare il ruolo dell'altro. Noi abbiamo sempre lavorato in libertà e abbiamo sempre fatto ascoltare il nostro disco all'etichetta solo quando era finito. Non per presunzione, ma perché abbiamo sempre creduto nel nostro lavoro, e i fatti ci hanno dato ragione. Certo, se avessimo sbagliato più di una volta, le cose sarebbero andate diversamente, e noi l'avremmo accettato».

Voi avete un rapporto splendido con i vostri fan: durante i concerti parlate spesso con loro, leggete i bigliettini che vi recapitano sul palco e prendete i regali che vi portano…
«I nostri fan sono meravigliosi, e rappresentano il motivo per cui possiamo ancora andare avanti. Dopo i concerti, restiamo sempre a parlare con loro, a meno che il giorno dopo non dobbiamo suonare in una città lontana: in quel caso, siamo costretti ad andar via subito, altrimenti ci tratteniamo, perché ci sembra giusto scambiare due chiacchiere con chi si è fatto tanti chilometri per venire a vederci. In Abruzzo troviamo sempre un grande calore. E poi qui c'è il “Premio Daolio”, organizzato dagli amici del Fan Club “Un giorno insieme”».

Voi avete riunito più generazioni. Ma è vero che hai dichiarato che ti piacerebbe che il gruppo andasse avanti anche dopo di te?
«Beh, il problema sarà vedere se i ragazzi se la sentiranno o meno di prendere in mano le redini quando avrò “appeso la tastiera al chiodo”. Di certo c'è che non potrò andare avanti in eterno, e quindi prima o poi dovrò lasciare».

Massimo Giuliano 27/04/2007 8.55

IL PROGRAMMA 1 MAGGIO 20007 DI PESCARA

Domani, martedì 1 maggio, Piazza della Rinascita ospiterà il tradizionale concerto organizzato dall'Amministrazione comunale e da CGIL, CISL e UIL in occasione della Festa del Lavoro.
Sul palco allestito in piazza Salotto si alterneranno diversi gruppi musicali locali e non, a partire dalle ore 16.00.
La giornata sarà aperta dalla musica del giovane Pietro Di Meco.
Alle ore 20.00, invece, sarà la volta dei “LaDifferenza”, la band di Vasto che dopo il grandissimo successo ottenuto nel festival di Sanremo del 2005, è reduce da una serie di esibizioni in giro per l'Europa, culminata nei due concerti di Londra del 9 e 10 marzo scorsi.
Conclusa l'esibizione del gruppo vastese si svolgerà un breve saluto del Sindaco di Pescara, Luciano D'Alfonso, dell'Assessore comunale ai Grandi Eventi, Moreno Di Pietrantonio, e dei rappresentanti di CGIL, CISL e UIL, che farà da preludio al momento clou della serata, quando salirà sul palco lo storico gruppo de “I Nomadi”.
La band sarà in città intorno alle 19.00, in tempo per l'esibizione in piazza della Rinascita prevista per le 21.30.
La manifestazione sarà condotta da Stefano D'Alberto, Alessandra Di Battista, Andrea Sisofo e Luca Teseo, e l'intera giornata sarà trasmessa in diretta televisiva da Rete 8.

30/04/2007 14.08