Settant’anni per Jack Nicholson, il volto più eclettico del grande schermo

Alessandro Biancardi

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CINEMA. Settant’anni, settanta film. Il 22 aprile anche Jack Nicholson arriva al traguardo dei settanta, con quasi cinquanta di essi dedicati al cinema. Vincitore di tre oscar, divenne cinematograficamente famoso con “Easy Rider”(1969), colpendo il grande pubblico anche per le sue prese di posizione fuori dal grande schermo, come il non aver mai negato l’uso di stupefacenti o l’essersi apertamente schierato (e aver manifestato) contro la guerra in Vietnam e il governo americano.

CINEMA. Settant'anni, settanta film.
Il 22 aprile anche Jack Nicholson arriva al traguardo dei settanta, con quasi cinquanta di essi dedicati al cinema. Vincitore di tre oscar, divenne cinematograficamente famoso con “Easy Rider”(1969), colpendo il grande pubblico anche per le sue prese di posizione fuori dal grande schermo, come il non aver mai negato l'uso di stupefacenti o l'essersi apertamente schierato (e aver manifestato) contro la guerra in Vietnam e il governo americano.

La sua faccia resterà però per sempre legata, probabilmente, a “Shining”, di Stanley Kubrick, in cui diede la prova massima del suo incredibile istrionismo.
Attore eclettico e particolarissimo, ha interpretato ogni tipo di ruolo: dal Joker (“Batman” di Tim Burton), al detective Gittes in “Chinatown” (Roman Polanski), passando per il finto malato di mente in “Qualcuno volò sul nido del cuculo” e per il presidente Usa in “Mars Attacks!” (ancora di Tim Burton); fino alle pellicole degli anni Novanta che l'hanno visto però un po' in sordina (“Terapia d'urto”, “Tutto può succedere”, “Qualcosa è cambiato”, … anche se quest'ultimo gli ha portato un Oscar).
Sempre negli anni Novanta arriva però un immenso riconoscimento dalla rivista “Empire”, che lo classifica al sesto posto assoluto tra i migliori attori del secolo.
Ultima fatica cinematografica “The Departed”  (film vincitore di 4 premi Oscar), di Martin Scorsese, dove interpreta perfettamente il boss Frank Costello.
Appassionato d'arte, conferma la sua stravaganza anche in questa passione: si dice infatti che scelga le collocazioni più incredibili per i quadri di valore che acquista, posizionandoli sotto il letto o in bagno.
La frase: «Non ho bisogno di scrivere le mie memorie... i miei film sono una lunga autobiografia» (da un'intervista del 2003).

Ernesto Valerio 19/04/2007 16.12

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