Guarda "An Angel", il cortometraggio di Marco Fattori "Made in Abruzzo"

Alessandro Biancardi

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CINEMA. Un cast di attori non professionisti, un regista legatissimo alla nostra regione, un cortometraggio ricco di speranza, amore, realtà e coraggio: “An Angel”, il nuovo lavoro artistico di Marco Fattori. Il giovane regista Marco Fattori, che ha studiato all’Accademia nazionale delle Arti Cinematografiche di Bologna, è oramai arrivato con “An Angel” al suo terzo lavoro “corto”; ha inoltre un lungometraggio già ai box di partenza (sceneggiatura pronta e un produttore entusiasta) che, nei suoi progetti, è da girare in Abruzzo.
«Ho forti legami con questa intensissima terra», ha detto Fattori a PrimaDaNoi.it; «mia moglie è abruzzese e mio zio, Tommaso Fattori, è stato l'indimenticato allenatore de L'Aquila Rugby», ha poi precisato (allenatore a cui è dedicato anche lo stadio comunale del capoluogo di regione).
La trama del cortometraggio è un mix di sogno e realtà, di amore vero e di speranza, ma soprattutto sottende il coraggio di una donna, di una madre, che vive la tragedia della sua quotidianità con tutto l'amore di cui può essere padrona solo una mamma. La vediamo assopita su un divano, che sogna la sua figlioletta in spiaggia mentre gioca con il padre, correndo, andando sull'altalena, … Si sveglia e riprende il contatto con la realtà, quella di una figlia disabile.
Il brusco risveglio non la fa piombare in una depressione o nella tristezza di una così difficile relazione madre-figlia, ma anzi il suo amore sembra ancora più forte, rinnovato e del tutto sincero. Guarda la sua bambina e vede in lei un angelo, con degli occhi carichi e infinitamente ricchi di coraggio e di voglia di vivere.
Non a caso, Fattori ha sintetizzato così:«il cinema che intendo io è un cinema di sentimenti forti, estremi». E cosa più forte ed estremo dell'amore incondizionato?

Gli attori del nuovo cortometraggio di Fattori sono tutti non professionisti, che hanno però già lavorato con il regista in una sua precedente opera, “Urla nel buio” (presentato ed applaudito a Teramo, in occasione del premio di Venanzo), dove protagonista era l'avidità e l'arrivismo dei professionisti di un settore delicato, eticamente ed economicamente parlando, come quello dei chirurghi plastici.
Fondamentale collaboratore di Marco Fattori è un altro abruzzese, Paolo Iammarone, di Pescara, operatore e direttore della fotografia.
Il lavoro cinematografico di Fattori è stato inoltre selezionato da Blog Tv , una nuova “piattaforma” creata da Bruno Pellegrini (Rai), che vuole essere un punto di contatto e confronto per giovani ed interessanti autori di video e cortometraggi.

GUARDA IL CORTO: “AN ANGEL”




QUATTRO CHIACCHIERE CON IL REGISTA.

Sentimenti e passione estreme, difesa dei valori prettamente "umani" e accento contro l'avidità e il "dio" denaro: quanto di autobiografico si riversa sui suoi lavori cinematografici?
«Non scrivo mai una sceneggiatura per trattare tematiche sociali anche se, poiché mi interessa raccontare storie di persone, è inevitabile toccare gli argomenti profondi della vita…»

E subisci un'influenza, come dire, esterna per tutto questo?
«Quando scrivo mi devo sentire assolutamente libero e "scondizionato" da tutto. Per me tutto nasce da un'idea. Io appartengo a quel genere di registi che per le loro storie attingono alla loro creatività e ai loro sogni. Nei miei lavori non parlo di me, anche se è inevitabile che qualcosa di personale ci sia».

Nei suoi progetti futuri, un lungometraggio in Abruzzo: cosa trova nella nostra regione, da lei definita "intensissima", in termini di ispirazione, sviluppo e risultato finale dell'opera?
«Ho definito l'Abruzzo intensissimo perché, secondo me, è una regione estrema, complessa, non semplice da capire, per questo interessantissima. E poi vi ho trovato dei luoghi perfetti per girare il mio lungometraggio».

Condensare parole, immagini, suoni ed emozioni in pochi minuti: qual è la difficoltà maggiore, secondo lei, per la realizzazione di un contrometraggio?
«Ritengo che non è difficile realizzare un cortometraggio o un lungometraggio se si hanno
le idee giuste su cui costruirli».

Nella sua personale biografia, lo studio a Bologna: quanto le ha dato l'insegnamento accademico, rispetto al suo talento?
«Sono convinto che non sono i diplomi a fare i registi…»

E con l'altissima concorrenza nel mondo intellettuale di questi anni, quanto conta la preparazione "istituzionalizzata"?
«Qualcuno disse che la regia si fa con il cuore. Io sono su questa lunghezza d'onda».

Nuove tecnologie e cinema: che strumenti utilizza, da solo o con i suoi collaboratori, per arricchire i suoi lavori? Il cinema, può essere ancora considerato una sorta di "artigianato intellettuale", in un mondo dove il grande schermo sembra essere più industria che non arte?
«Non sono contrario al progresso tecnologico. Si possono realizzare ottimi film utilizzando qualsiasi linguaggio tecnico, come 'economico digitale. La cosa fondamentale è che si abbiano storie interessanti da raccontare, storie capaci di emozionare fortemente lo spettatore».

Ernesto Valerio 26/03/2007 10.48