Il pescarese che tiene sotto tiro Silvio

Alessandro Biancardi

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Il pescarese che tiene sotto tiro Silvio
CINEMA. L’opera cinematografica di Berardo Carboni, regista pescarese, arriva finalmente a compimento: da domenica 4 marzo infatti sarà nelle sale italiane “Shooting Silvio”, thriller fantapolitico su un complotto per l’uccisione dell’ex premier. Tra crisi generazionale e riflessioni politiche super partes, un’idea finalmente originale e fuori dal coro.
LA SINOSSI

Giovanni Crea detto Kurtz, giovane scrittore e ricco orfano, eccentrico e vanitoso, si pone un obiettivo: radunare un gruppo di amici nella sua villa per la stesura di un libro collettivo.
Oggetto della loro produzione, Silvio Berlusconi. Infatti il testo proposto da Kurtz vorrebbe essere un lunghissimo “j'accuse” verso colui che, a suo parere, ha portato in Italia la decadenza più totale, nei costumi e nella politica, trasformando lo stivale in un'arena del consumismo e dell'arrivismo. Ricevendo più ironia che partecipazione da parte dei suoi amici, decide di persistere solitario nel suo progetto, estremizzando contenuto e modalità operative, spinto anche da un'amarissima riflessione: «il potere mediatico del presidente del Consiglio è talmente grande che non c'è modo di occuparsene senza che questi ne tragga beneficio».
Decisione drastica: uccidere l'ex premier. Studia il piano, trova un mezzo e una complice, fino a quando riesce a rapire l'allora premier con l'idea di mettere in atto la risoluzione finale, attanagliato però da dubbi sulla necessità dell'efferatezza e dell'omicidio…
Tutto questo, è “Shooting Silvio” (“colpendo” Silvio, ma anche “filmando”: un doppio senso ironico e riflessivo, contro sì il potere mediatico dell'ex premier ma anche anti violento).

REALIZZAZIONE E CONTENUTO

Il film, opera del pescarese Berardo Carboni, contrariamente a quanto possa sembrare non è un atto di accusa diretto verso Berlusconi, ma si propone di presentarlo come appare nei mezzi di comunicazione, di suo possesso o meno.
La pellicola non ha tesi da difendere, né propone analisi politiche o sociologiche particolari, almeno sotto un'unica impronta ideologica.
Il film appare piuttosto come una ventata di freschezza nel panorama cinematografico italiano, un esperimento del tutto anomalo e finalmente privo di ottuse visioni retoriche: un bell'intrigo fantapolitico, che mette l'accento sul disagio di Kurtz senza perdere di vista le altre ottime figure presenti nella storia, arricchite dal “realismo” delle immagini di repertorio sui dieci anni di politica berlusconiana («voglio mostrare il disagio esistenziale di una generazione», ha detto Carboni, sottolineando poi che «tra brigatisti e crisi di governo, il film è fin troppo d'attualità nonostante Berlusconi non sia più premier»: un modo intelligente di conciliare l'aspetto politico dell'opera insieme a quello più riflessivo, personale e generazionale, che vede il suo punto più alto nella figura di Kurtz).

Come facilmente immaginabile, visto il contenuto, il film è autoprodotto: mesi di ricerca fondi portate avanti dal pescarese Carboni (autore del libro, della sceneggiatura - scaricabile in pdf - e infine regista) sono stati del tutto infruttuosi, caratterizzati dalla consueta risposta “bella idea sì, ma irrealizzabile…”. È anche per questo magari che sul sito ufficiale si può leggere che la pellicola «prima ancora di essere film, è un'operazione, un tentativo. La speranza è di riuscire a trovare le risorse necessarie per girare in modo nuovo».
Questa autoproduzione è costata 140mila euro, più un alto compenso alla troupe in “partecipazione” (in sostanza, in caso di incassi del film). Il denaro investito nella pellicola è stato ricavato facendo ricorso a tante modalità, ad esempio (circa il 10%) con feste e vendita di gadget o con il supporto di decine di piccoli investitori, più amici che veri e propri donatori di capitale di rischio; il grosso dei costi è stato però supportato dalla Kublakan, di Umberto Massa, una casa di produzione da sempre attenta alle produzioni indipendenti del nostro paese.

“PARTECIPA” AL PROGETTO.

Si potrebbe, volendo, diventare co-finanziatori del progetto. Con una “donazione” di 690 euro infatti ognuno può essere uno stakeholder
del film, si diventa cioè titolari di un 500esimo di tutti i diritti della
pellicola. Un investimento di certo non sicuro, ma che potrà magari un giorno diventare motivo di vanto e dimostrazione di lungimiranza (tutte le modalità informative e tutte le tipologie per far parte attivamente del progetto sono comunque disponibili on line, per ogni tipo di tasca).

Dopo le pellicole di Deaglio, “Uccidete la Democrazia” e Moretti, “Il Caimano”  (senza dimenticare il più recente “Bye bye Berlusconi”, di Jan Henrik Stalberg), “Shooting Silvio” sarà con tutta probabilità una novità ben gradita al pubblico italiano: come già scritto, non solo per la mancanza di una presa di posizione ben precisa, ma anche per le modalità di realizzazione.
In una realtà cinematografica fatta di compensi altissimi, budget milionari e realizzazioni lunghe un anno, il film di Carboni rappresenta davvero una voce fuori dal coro, con la sua quasi totale autorealizzazione e un solo mese di riprese.

LA FRASE: alla domanda «perché Berlusconi dovrebbe vedere il suo film?», Carboni ha risposto «perché è narcisista» …

Ernesto Valerio 02/03/2007 14.29

[url=http://www.primadanoi.it/upload/virtualmedia/modules/bdnews/article.php?storyid=8731]L'INTERVISTA DI PDN AL REGISTA[/url]