Mazzocchetti, «porto a Sanremo il calore degli abruzzesi»

Alessandro Biancardi

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Mazzocchetti, «porto a Sanremo il calore degli abruzzesi»
PESCARA. Due settimane al Festival di Sanremo e Piero Mazzocchetti, il tenore di Montesilvano selezionato per partecipare nella categoria dei big, comincia a scaldare la voce. L'emozione è stampata sul suo viso, più teso rispetto alle settimane scorse, ma sempre sorridente. E' appena tornato dalla città dei fiori, dove per la prima volta è salito sul palco dell'Ariston per le prove generali.
Da quella postazione si è fatto travolgere dall'emozione di cantare i versi della sua «romanza pop-classica», accompagnato dalla grande orchestra Rai (la parte ritmica) e di Sanremo (sinfonica).
Unico spettatore a seguire i suoi virtuosismi Pippo Baudo, seduto in prima fila, che probabilmente mette più soggezione di un'intera platea.
«E' stata una emozione indescrivibile salire lì sopra», ha raccontato. «In quei quattro minuti mi è passata davanti agli occhi come un film tutta la mia vita, i miei sacrifici, la mia voglia di farcela».
Ammette anche che «le gambe hanno tremato un pò».
La partenza è vicina, perché domenica si sale in macchina alla volta della Liguria, con un nuovo disco fresco di incisione da promuovere e lanciare proprio in concomitanza con il festival. E per la prima volta verrà lanciato un prodotto tutto italiano, «una grande soddisfazione per me che nei miei dischi ho sempre cantato in tedesco».
Le ultime settimane di Mazzocchetti sono state intense: dall'investitura ufficiale dello scorso 7 gennaio sono cambiate tante cose. Anche i programmi televisivi e i giornali nazionali si sono accorti di lui. Non sono mancate bonarie prese in giro (come quelle di Radio Dj, dove si sono chiesti chi fosse) o parodie (prima tra tutte quelle del Bagaglino di Canale 5). E cosa gli riserverà il futuro?
Lui non lo sa e forse un po' per scaramanzia non vuole nemmeno guardare troppo in là.
Adesso pensa solo a salire su quel palco «con una scenografia bellissima».
Non ha sassolini nelle scarpe da togliersi e assicura che se non è riuscito ad imporsi prima nel panorama musicale italiano è solo perché «la Germania e il nostro paese non sanno interagire discograficamente. Solo per questo. Non c'è nessuno che mi abbia messo i bastoni tra le ruote o tentato di fermare la mia ascesa».
Non ce l'ha nemmeno con l'Abruzzo, colpevole, secondo alcuni, di aver cominciato a riconoscere la sua bravura solo ora che approderà a Sanremo.
«Non so perché talenti come il mio o come quelli di altri abruzzesi doc come Fabio Grosso, Massimo Oddo o Jarno Trulli vengono apprezzati solo quando arrivano in vetta. Non credo sia un problema legato alla nostra regione. Sarebbe successo in qualsiasi altra parte d'Italia. Il segreto», ha spiegato, «è contare solo sulle proprie forze. La gente si accorge di noi solo quando tiriamo fuori gli artigli o quando ci affidiamo ad uno staff eccellente, come il mio». Deus ex machina del progetto di Mazzocchetti è stato infatti Adriano Aragozzini, un manager non abituato a perdere le sue partite. Però è vero che lui ha lasciato l'Abruzzo…
«Io non ho lasciato solo la mia città», continua. «Io ho lasciato l'Italia, un paese che dieci anni fa era troppo distratto, concentrato esclusivamente sugli artisti internazionali per accorgersi di quello che aveva a casa propria».
Sulla canzone che porterà al Festival non si sbottona assolutamente e conferma solo, come nelle settimane scorse, che si tratta di «un grande pezzo».
E prima di partire alla volta della Liguria ha assicurato, «porto nel mio cuore il calore degli abruzzesi. Un calore che ho sentito intensamente in questo ultimo mese e mezzo».
Di abruzzesi ce ne saranno tanti anche nella città dei fiori, molti in trasferta, ma ancor di più quelli che vivono lì. Il dato sorprendente lo ha rivelato il consigliere Pino Di Meco del Comune di Sanremo, secondo il quale «circa il 30% dei nostri cittadini sono originari dell'Abruzzo».

17/02/2007 11.39