È morto Robert Altman: l’addio al grande regista americano

Alessandro Biancardi

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Un altro grande del cinema contemporaneo saluta, definitivamente, il suo pubblico: Robert Bernard Altman  è morto ieri a Los Angeles, a 81 anni. Proprio quest'anno aveva ricevuto l'oscar alla carriera, l'unica standing ovation di una piatta serata di premiazione. Un riconoscimento tardivo da parte dell'industria cinematografica, ma comunque arrivato giusto in tempo (dopo il Leone del 1996, sempre per la carriera). Altman verrà certamente ricordato a lungo, e il suo nome resterà immortale nelle pagine e nelle immagini della storia del cinema: pellicole come “M.A.S.H.”, “Nashville”, “America Oggi”, “Gosford Park” e il recente “Radio America” sono entrate di diritto nelle collezioni e nei cuori di tanti appassionati.

«Smetterò di lavorare quando mi chiuderanno in una cassa e mi ficcheranno sotto terra»: uno dei suoi più celebri aforismi cade, purtroppo, a pennello in un triste giorno per la cinematografia mondiale come questo.
Il cinema di Altman inizia nel 1953 quando, con pochi soldi in tasca, scrive, dirige e produce “The Delinquents”, purtroppo mai distribuito in Italia. Contemporaneamente si concede anche alla televisione, collaborando con varie serie tv del calibro di “Alfred Hitchcock presents” e “Bonanza”. Abbandona presto il piccolo schermo visti i suoi continui litigi con la produzione.
Il motivo? La sua ferma volontà di inserire dialoghi politici, soprattutto antimilitaristi, nei suoi lavori. Arriva il 1970, e “M.A.S.H” diventa simbolo e sintesi di quanto ha trovato di inespresso nella sua esperienza televisiva: un'incredibile e astutissima parodia antimilitarista che gli vale la Palma d'Oro a Cannes e ben sei nomination all'Oscar. Seguono a ruota altri grandi film, che lo consacrano come protagonista della nuova era hollywoodiana: “Anche gli uccelli uccidono”, “I compari”, “Il lungo addio”, … Arriva poi “Nashville”, 1975: forse il miglior affresco degli States anni '70, piena di inquietudini e sospettosa. Tra altri capolavori (“Buffalo Bill e gli indiani: ovvero la lezione di storia di Toro Seduto”, Orso d'Oro 1976) e qualche fallimento (“Popeye”, 1980), Altman continua la sua scalata verso l'olimpo del cinema. Sono figli degli anni '90 “I protagonisti” e “America oggi”(Leone d'Oro 1993), oltre al mitico “Pret-à-porter” (1994) dove fa rivivere a Marcello Mastroianni e Sofia Loren la famosissima scena dello spogliarello nel capolavoro di De Sica “Ieri, oggi e domani”.
Il resto è storia recente, con l'ultima scena del suo addio in questo novembre di inizio millennio.

Ernesto Valerio 22/11/2006 13.50