Pierpaolo Pasolini: l'intellettuale che aveva capito la società di oggi

Alessandro Biancardi

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A 30 anni dalla sua morte si moltiplicano le iniziative di commemorazione. Una raccolta ampia di link per seguire la sua produzione artistica ed una ricostruzione attenta del suo passaggio nel mondo della cultura del '900.

A 30 anni dalla sua morte si moltiplicano le iniziative di commemorazione. Una raccolta ampia di link per seguire la sua produzione artistica ed una ricostruzione attenta del suo passaggio nel mondo della cultura del '900.



Scriveva Pasolini: “la morte non è nel non poter comunicare ma nel non poter più essere compresi”.
Tra i suoi contemporanei infatti “non godeva di ottima salute” e spesso si doleva per non essere sempre compreso. La sua grandezza d'analisi, infatti, è emersa con il tempo piuttosto che con le lodi dei suoi contemporanei, impegnati più a costruirne gli aspetti negativi per distruggerne gli stimoli, le creazioni e gli adepti.
Tante volte Pasolini ha analizzato la sua vita e la sua morte, oltre che - soprattutto - la società del suo tempo.
E di quest'ultima ci ha lasciato un ritratto accurato che in pochi hanno saputo eguagliare.
Proprio per questa grande sua abilità sociologica e narrativa Pasolini è ancora vivo e continua a proporre nuovi stimoli alle nuove generazione che possono, forse, meglio capire il mondo nel quale vivono. Uno dei suoi meriti è di sicuro la sua lungimiranza circa le caratteristiche della polis, l'agorà e la civitas contemporanea nella sua - negativa - interezza d'interazione.
È stato un corsaro, solitario e malvisto da tutti – anche da coloro che si professavano ideologicamente vicini a lui.
Si ricordano profetiche invettive sul mondo borghese, sul capitalismo vecchio e neo, sul Palazzo di Guicciardiniano concetto, sulla massa e il consumismo, sulla televisione, sul villaggio globale e l'omologazione, sulle rivoluzioni antropologiche, sul sessantotto, sull'aborto e il divorzio, sullo stalinismo... ( quest'ultime gli inimicarono i vicini sopra citati ): si innalza su un ipotetico pulpito di censore nazionale, che lo porta a cadere in uno stato di profondo pessimismo per una realtà sociale così violentemente degradata.
Quella di oggi, del nuovo millennio erede del vecchio, è una società che fa analisi su e di tutto, razionalizzando o derazionalizzando le comunicazioni e le relazioni tra uomini, tra organizzazioni, tra singolo, gruppo e tecnologia, ecc.
Se fosse invece un nostro contemporaneo sarebbe, forse, soltanto un fuoco un po' più forte nel bel mezzo di un incendio, appunto per questa inflazionata politica d'analisi sociologica, psicologia e pedagogica - di massa più che introspettiva.
Ma ha avuto l'immenso pregio di essere invece un fuoco in mezzo al mare, incomprensibile per molti, ma brillante e vivo di passione per chi riesce a coglierne il significato e il mistero profondo. Contestualizzare il suo lavoro d'intelletto è fondamentale, e ne esalta, giustamente, le doti.
In molti, giustamente o meno a seconda dei propri gusti e/o attinenze, l'hanno definito se non il più grande, quantomeno tra i grandissimi del novecento italiano ed europeo, soprattutto per la poliedrica mole dei suoi lavori che spaziano dal romanzo alla poesia, passando per il cinema, il teatro, la linguistica e una saggistica giornalistica fine e arguta.
Non sarà forse il più grande intellettuale del novecento; non ci si dovrebbe sentire di fare una classifica che rischierebbe solo di percentualizzare o gerarchizzare i suoi meriti, cosa che le grandi menti del secolo appena passato non meritano.
Ernesto Valerio 02/11/2005 15.50



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