Gianni Amelio applaudito e l'assassinio di Kennedy in "Bobby" di Estevez

Alessandro Biancardi

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SPECIALE VENEZIA. Tra le pellicole proiettate ieri anche “Falkenberg Farewell”, di Jesper Ganslandt tra quelle segnalate da PrimaDaNoi.it. Abbiamo incontrato Dito Montiel, applauditissimo regista che si è presentato a Venezia con un film tratto da una sua opera letteraria. IL DIETRO LE QUINTE NEL BLOG


SPECIALE VENEZIA. Tra le pellicole proiettate ieri anche
“Falkenberg Farewell”, di Jesper Ganslandt tra quelle segnalate da PrimaDaNoi.it.
Abbiamo incontrato Dito Montiel, applauditissimo regista che si è presentato a Venezia con un film tratto da una sua opera letteraria.




IL DIETRO LE QUINTE NEL BLOG



Dal nostro inviato a Venezia, Ernesto Valerio

Venezia, martedì 5 settembre. Torna al Lido di Venezia Gianni Amelio (già Leone d'Oro), con il suo ultimo lavoro “La stella che non c'è”, in Concorso.
Accoglienza per ora senza lustri né fischi per questa pellicola italiana, che attende ora il giudizio del pubblico (prima proiezione in serata).
Sergio Castellitto interpreta un operaio in partenza per la Cina: causa, un guasto ad un suo macchinario. È qui che comincia un lungo viaggio in compagnia di una guida, conosciuta sul posto, interpretata da Tai Ling. Il viaggio sarà l'occasione per Buonavolotà (il nome del personaggio) di mettere in gioco morale e ideali, concretezza ed astrazioni personali, in una profonda crisi che lo colpisce. Un viaggio che passa, come il vento in quei paesaggi sconosciuti, e che si trasforma in itinere: dalla concretezza del macchinario alla volatilità delle riflessioni.
In Concorso, oltre ad Amelio, solo un altro italiano, Emanale Crialese, con “Nuovomondo”: è questo forse l'unico elemento veramente da sottolineare al momento.



BOBBY


Conferenze che hanno però visto al centro della scena “Bobby”, un work in progress di Emilio Estevez, con Sharon Stone, Anthony Hopkins, Elijah Wood, Martin Sheen, Lindsay Lohan, … quest'ultima presente in sala con il regista, i produttori e distributori della “01” e Christian Slater. Un progetto lungo dieci anni per Estevez, che mette in scena l'assassinio del senatore Bob Kennedy (Los Angelse, 1968), occasione per dipingere sullo schermo un quadro più generale: un momento particolare per gli Usa, che vedrà (o dovrebbe aver visto) in quell'omicidio un simbolo, la fine del sogno americano, di quell'american way of life di utopia e ideali che voleva diventare il modello da seguire, imitare ed amare per tutto il pianeta.


DONG


 Mattinata all'insegna dell'oriente questa al Lido: infatti in Sala Grande è andato in scena “Dong”, del regista indipendente
Jia Zhang-ke, cinese, a Venezia per la terza volta. Un film che si sviluppa di pari passo con il protagonista, un pittore, alla ricerca di soggetti per le sue opere; un artista che «non vuole cambiare il mondo con la sua opera», ma «cerca di rendere dignità» ai soggetti delle sue tele. Tra città in rovina, nuove costruzioni, paesaggi larghi e delicati come tipico di una buna fetta del cinema orientale, “Dong” si presenta come una pellicola fine e di ottimo gusto, con un dialogo pressoché assente ma con una tensione tra i personaggi, positiva e non frizione,
che non fa sentire la mancanza delle parole. Bellissima la contrapposizione tra i due gruppi scelti per i due soggetti, un mono maschile: sudato, provato nel fisico, minato dalle condizioni ma con una fierezza che ricorda la vera classe operaia di inizio 900; l'altro, mono femminile, quasi una carta velina, un mix di tradizione e modernità, tra vestiti dal sapore antico e cellulari d'ultima generazione. Ottanta minuti da godere ed immagazzinare.


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“Egyetleneim”, di Guyla Nemes, ungherese, presentato nella “Settimana della critica”, che neanche oggi ha tradito.
Lo stile ricorda il video musicale, di qualche anno fa, “Smack my bitch up” dei Prodigy: frenetico, ritmato, scattoso, molto luccicante ma allo stesso tempo coperto da una patina leggera, come da un fumo di sigaretta.
Il film è incentrato su un rapporto di coppia, minato a destra e a manca dai continui tentativi di lui di rimorchiare (senza distinzione di sorta) e il passato di lei; non a caso il film inizia con lei, sotto la pioggia, che risponde alla domanda «e tu, chi sei?!> con «una puttana», e lui «un pedofilo». Da sottolineare le musiche: l'autore è Dj Palotai, uno dei maggiori della nascente corrente underground di Budapest.
Un ottimo prodotto, ma forse non digeribile dai più: oltre ottanta minuti così mettono a dura prova le tempie, con un martellare continuo di musica e immagini che non ha nulla da invidiare ad un cantiere sotto casa. Ma vale davvero la pena resistere!


FALKENBERG FAREWELL
(scena Falkenberg)

“Falkenberg Farewell”, di Jesper Ganslandt. Presentato per le “Giornate degli autori”, questa pellicola svedese-danese è un ottimo drammatico dove cinque amici di infanzia si ritrovano ragazzi, alle soglie dell'età adulta, bloccati volenti o nolenti nella loro città natale, Falkenberg. È estate, con i soliti posti, le solite persone, le solite cose da fare, con qualche idea di difficile concretizzazione. E l'orizzonte, lì, fermo, da raggiungere. Sempre se lo si vuol raggiungere…
Sostanzialmente diviso in due parti, la prima molto dialogo e costruzione dei personaggi ma davvero poco leggera, e la seconda, dove protagoniste diventano le parole di un diario, che a ritroso percorrono le avventure di quell'ultima estate, “senza più un inverno”. Insomma, vale la pena superare il “blocco” numero uno per godere di un ottimo secondo, e un validissimo finale, non banale e molto ben costruito.


QUATTRO MINUTI CON DITO MONTIEL

 Lunedì 4 settembre PrimaDaNoi.it ha incontrato, nel salotto dell'hotel “Excelsior”, Lido di Venezia, il regista Dito Montiel, uno dei più applauditi alla 63° Mostra del Cinema per il suo “A guide to recognizing your saints”, presentato per la “Settimana della Critica”.

(traduttrice e interprete Gledis Cinque, università Bocconi Milano)


 
Dito Montiel, cosa si prova ad essere qui a Venezia, tra stelle ed applausi, autografi e fotografie… ?
«È strano essere su quel tappeto rosso, dove hanno passeggiato personaggi come la Loren, ad esempio. La cosa più bella è che il film è davvero come lo volevo, e che in tanti avranno modo ed occasione di vederlo: più gente lo vede, più è emozionante per me, e più mi rende felice. La cosa che mi rende ancora più euforico è forse che il film sarà visto in molti altri paesi stranieri, così che in tanti, anche fuori dagli Usa, potranno conoscere determinate realtà, personaggi, situazioni,…»

E la celebrità?
«È una cosa davvero, davvero divertente…» (nella foto una scena film)

Il suo film era prima un libro, scritto proprio da lei. Se le dicessero di scegliere tra scrivere o essere regista, per cosa opterebbe?
«Uhm, scelta difficile…beh però, alla fine, penso…scrivere, sì! Scrivere certamente».

Come è passato dalla scrittura all'immagine? Chi è l'artefice di questo azzeccatissimo e fruttuoso passaggio?
«Beh, avevo un amico comune con Robert Dowing Jr. (ndr. protagonista del
film), che è stato colui che mi ha davvero portato alla realizzazione. Dopo
averlo letto, entusiasta, mi ha detto di preparare un corto, come presentazione.
Ne ho fatto uno di sei minuti, è piaciuto, ed eccoci qua».


Dal suo libro è stata presa solo una parte, un blocco narrativo, per questa pellicola: il suo prossimo progetto sarà ancora da cercare nelle meravigliose pagine del libro o ha già in mente altro?
E sarà tendenzialmente autobiografico come questo?
«No, non autobiografico. Ho già in mente il prossimo soggetto che vede protagonista un clapper, uno dei tanti che applaudono a comando durante le trasmissione televisive, avete presente la famosa scritta “Applausi”? Incentrato su quello che è il suo lavoro e il suo personaggio. Non aggiungo altro per ora…»


06/09/2006 8.29