Orsogna. La Scott Henderson blues band chiude il world festival 2006

Alessandro Biancardi

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ORSOGNA. Dopo Mike Stern e gli Inti Illimani, sarà il concerto del chitarrista statunitense Scott Henderson, uno dei maestri del jazz rock mondiale, a concludere il World Festival 2006 "The Immigrants", organizzato a Orsogna (Chieti) per il secondo anno consecutivo dalla Pro Loco "Taddeo Salvini".
Giovedì 3 agosto 2006, alle ore 21.30, presso l'impianto sportivo San Berardino di Orsogna si esibirà, infatti, la Scott Henderson Blues Band.
Il leader della formazione è cresciuto in bilico tra il jazz, da cui ha assimilato la tecnica e il gusto, e il rock, da cui trae inesauribile energia e potenza.

AlIa guida della sua Blues Band, Henderson predilige una tecnica strumentale a metà strada tra quella dei compianti guitar-heroes Steve Ray Vaughan e Jimi Hendrix, forzando dunque spesso su pedali e distorsori. II gruppo, completato dal batterista e cantante Kirk Covington (membro effettivo dei Tribal Tech), e dal bassista John Humphrey, interseca i piani sui quali si muovono jazz, rock e blues in un composto micidiale e travolgente.
Il prezzo dei biglietti è di 15 euro.
Per informazioni: zaccarettienrico@virgilio.it, tel. 347.0846428.

Nato neI 1954 a West Palm Beach in Florida, Scott Henderson inizia a suonare la chitarra all'eta di dodici anni, prendendo esempio e ispirazione da maestri dello strumento quali Jimi Hendrix, Jimmy Page, Ritchie Blackmore, Alfred e B.B. King. Frequentando il Palm Beach Community College e la Florida Atlantic University inizia ad avvicinarsi all'idioma jazz che diventa il suo interesse principale nel momento in cui si trasferisce al Guitar Institute of Technology di Los Angeles. Durante quest'ultimo periodo viene notato da Allan Holdsworth che lo presenta al violinista Jean Luc Ponty.

L'ultimo cd in studio della Scott Henderson Blues Band è del 2002, inciso per la tedesca Esc Records. Si intitola “Well to the Bone” e conferma, laddove ce ne sia bisogno, la straodinarietà e poliedricità di questo musicista, così come quella dei suoi collaboratori Covington e Humprey. E' un ritorno alle radici del blues, ma non mancano omaggi anche al rock '60-'70 e al jazz, evidenziando così la facilità dell'artista nel destreggiarsi con spontaneità ed efficacia tra espressioni più tecniche ed altre maggiormente ruvide. Nel 2005 esce anche il doppio “Live!” nel quale si possono ascoltare le sorprendenti esibizioni live di questo formidabile gruppo.

01/08/2006 11.38