Pescara Jazz: tutte le note stonate dell’organizzazione

Alessandro Biancardi

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PESCARA. L’organizzazione dell’evento non permette ai nostri giornalisti di entrare per recensire i concerti fornendo una motivazione falsa e inaccettabile. L’ennesima difficoltà scontata sulle spalle di un quotidiano onesto e fuori da ogni “giro”.

PESCARA. L'organizzazione dell'evento non permette ai nostri giornalisti di entrare per recensire i concerti fornendo una motivazione falsa e inaccettabile. L'ennesima difficoltà scontata sulle spalle di un quotidiano onesto e fuori da ogni “giro”.

E' iniziato ieri il Pescara Jazz con Tracy Chapman. Come avranno notato i
lettori più assidui di PrimaDaNoi.it il nostro quotidiano non ha scritto nemmeno una parola sull'evento da nove mesi a questa parte.

Ancora una volta siamo costretti a scusarci con chi ci legge per quella che è alla fine una censura a tutti gli effetti e un pericoloso autogol da parte dell'organizzazione che si vanta di mettere su un festival «secondo solo ad UmbriaJazz».
La verità è che PrimaDaNoi.it non è messo nelle stesse condizioni degli altri giornali per lavorare ed è costretto a partire sempre due o tre passi indietro (che sono una immensità per un piccolo gruppo come il nostro).
Siamo nuovamente a raccontarvi una lesione grave del diritto di informare e di essere informati (pur trattandosi semplicemente di un evento culturale e musicale).
Un pericoloso intralcio al nostro lavoro, ancora “bastoni tra le ruote” per cause inspiegabili ed incomprensibili.
Il motivo di questa nostra mancanza però -è bene che i nostri lettori lo sappiano- non è dipeso da nostra volontà.
Nella nostra sezione Spettacoli prendono posto grandi e piccole manifestazioni, importanti e meno importanti e di sicuro “Pescara Jazz” non avrebbe sfigurato.

La verità ancora una volta è da ricercare nei meandri di una organizzazione tutta rivolta su se stessa, miope, farraginosa, che dimostra un piccolissimo calibro, specchio di una logica lobbistica, clientelare e autolesionista.
Un evento «internazionale» che si permette di calpestare e tenere fuori la porta giornali e tv? Perché questo è stato per noi: messi alla porta perché “non degni”.
E' in questo modo che l'evento si fa conoscere all'estero?
E' così che si tramanda la cultura del jazz?
E' così che nasce una manifestazione di prestigio e successo?

Siamo costretti ancora una volta a fare gli antipatici solo per difendere il nostro lavoro che viene puntualmente mortificato e di fatto ostacolato da persone che credono di poter decidere, non solo per noi, ma soprattutto per voi, lettori di questo organo che rimane testardamente libero e indipendente (ed evidentemente ne paga le conseguenze).

I fatti.
Come succede ed è successo per moltissimi altri enti, farsi “riconoscere” come nuovo media è difficilissimo.
(In Abruzzo ci sono pochissime altre cose difficili da far comprendere come il concetto di “quotidiano on line”).
E' purtroppo un fatto provato che Pescara Jazz (o l'Ente manifestazioni pescarese) si dota di una organizzazione non giovane, non elastica, non al passo con i tempi e non in confidenza con le nuove tecnologie (mica è colpa loro se col web proprio non simpatizzano); tutte queste qualità però non possono essere scontate, sopportate e pagate da noi.
Non è colpa nostra se Pescara Jazz ha un sito con una email che nessuno controlla, o che qualcuno pasticci con la posta cancellando i messaggi.
Non è colpa nostra se su oltre 7 richieste per essere messi nelle stesse condizioni degli altri giornali in nove mesi l'organizzazione di Pescara Jazz (o dell'Ente manifestazioni) non si sia accorta di nulla e non sia stata capace di una sola risposta, fosse solo per cortesia.
Non è colpa nostra se per loro è cosa troppo difficile.
Poi, dopo l'ennesima (e questa volta un tantino adirata sollecitazione) è finalmente arrivata la prima risposta (segno che qualcuno esiste davvero dall'altra parte) e ci hanno subito informato di esserci ingannati: «Non ci risulta alcuna richiesta». Quelle richieste non le abbiamo mai spedite.
Non vi risulta?
Come si fa a non notare non una, non due, non tre, ma ben 7 nostre richieste?
Ci vuole un gran coraggio davvero.
Oppure tutto si spiega semplicemente con l'approssimazione e l'incompetenza.
E purtroppo siamo solo all'inizio.
Nel tira e molla è arrivata l'estate e nel frattempo non abbiamo saputo nulla del calendario delle manifestazioni, della sua presentazione in pompa magna e così non siamo stati in grado di poter informare i nostri lettori.
Ecco come si fa a “bucare” «la più grande manifestazione jazz d'Abruzzo».

Abbiamo fatto finta di nulla (anche se non è bello fare certe figure con chi ci segue) e aggirato il problema. Abbiamo allora proposto: ora che sapete che esistiamo, possiamo avere gli accrediti per seguire i vostri concerti e recensire la manifestazione?
Avevamo intenzione almeno di fare un racconto fotografico così come abbiamo fatto per il Flaiano o per il Festivalbar (così come abbiamo fatto lo scorso anno  ma solo per un caso fortuito)

Accrediti? Ma quali richieste più assurde possono provenire da un giornale?
La risposta è stata che «Non siamo purtroppo in grado di fare accrediti per motivi contrattuali con gli artisti».
Ovvero «se volete lavorare compratevi i biglietti».
Stiamo forse scherzando?
Purtroppo la seria organizzazione fa sul serio.

A questo punto due sono i casi.

1) Non si fanno davvero gli accrediti e quindi i giornalisti per lavorare si mettono in fila per comprare il biglietto (sono disposto a pagare il doppio per vedere, per esempio, l'autorevole giornalista del Centro o del Tg3 aprire il portafoglio e comprare il tagliando).
Peccato che questa ipotesi sia tanto probabile come scoprire un meteorite sotto la nave di Cascella.
Ma lo immaginate voi il festival di Sanremo con i giornalisti fuori dal teatro Ariston?

2) Dunque ancora una volta è semplicemente il “trattamento speciale” riservato a PrimaDaNoi.it dall'organizzazione che probabilmente avrà pensato ai soliti buontemponi, o ragazzotti che si divertono a «scrivere cosette su internet…», insomma il solito gioco da ragazzi…
«E' internet… mica una cosa seria», «ma poi questi chi li ha mai sentiti… Primadi… che?».
Gli altri colleghi entrano, noi no.
Ma stiamo forse scherzando?
Sparare una menzogna così grande («non facciamo accrediti») non fa certo onore ad una «grande organizzazione» come quella pescarese.
Attenzione perché se si è troppo abituati alle logiche clientelari e lobbistiche poi si rischia in maniera spontanea e naturale di inciampare rovinosamente come in questo caso.

Ebbene i grandi organizzatori del Pescara Jazz, che si vantano di fare cultura, dovrebbero intanto imparare l'educazione e non permettersi di raccontare frottole con tale candore a persone serie come noi che lavorano seriamente e onestamente.
Non è assolutamente accettabile un comportamento del genere da parte di questa organizzazione che favorisce gli amici e i potenti, e mette da parte gli altri.

Sarebbe opportuno che questo manipolo di persone si aggiorni, non solo tecnologicamente, ma culturalmente perché un tipo di trattamento («tu sì e tu no») non è affatto carino nè decoroso da parte di un ente pagato con i soldi di tutti.
Specie se si parla di “persone di Cultura” (la C è maiuscola).
Basterebbe poco, un tantino di professionalità in più, sensibilità, forse solo un po' di preparazione in più per evitare queste incredibili ed umilianti gaffe che offendono tutti gli abruzzesi.
In fondo Pescara Jazz non è mica una sagra di paese, un minimo di dimestichezza con i media, con le regole basilari bisognerà pure averla.
E quando arrivano i giornali grossi, quelli internazionali che cosa risponde Pescara Jazz e l'Ente manifestazioni?
Situazioni umilianti per noi che facciamo questo mestiere e siamo costretti ad essere, nostro malgrado, protagonisti di un film dell'orrore e scontare sulla nostra pelle episodi grotteschi che nulla hanno di civile.
Siamo nel mondo della informazione e dei media, un simile trattamento riservato ad una testata giornalistica “minore” ma dignitosa almeno come le altre, ricorda tanto tempi e civiltà lontane.

Ma voi ci pensate ad Umbria Jazz che tengono fuori i giornalisti che voglio scrivere dei concerti?
Solo l'idea fa ridere a crepapalle.
Qui invece diventa una cosa seria e nessuno fiata.
Ma quanto siamo provinciali e chiusi?

Insomma per farla breve visto che PrimaDaNoi.it non è “abbastanza autorevole”, non ha gli appoggi giusti, le entrature e gli amici simpatici, non è degno e deve restare alla porta.
Così di fatto non possiamo avere gli stessi strumenti che utilizzano i soliti autorevoli organi concorrenti per sentenza inappellabile di giudici che sconosciamo.
Il risultato?
Oggi sul Centro e sul Messaggero ci saranno articoli sul Pescara Jazz con tanto di belle foto. In tv le belle immagini del concerto e tante belle parole sulla «lodevole iniziativa».
Su PrimaDaNoi.it c'è invece l'ennesima denuncia di persone pagate anche con i soldi pubblici che gestiscono a proprio piacimento il loro orticello, calpestando, non solo, il nostro lavoro ma persino il loro, con la solita ottica miope che ha creato quell'Abruzzo che non conta nulla varcati i confini regionali.
E pensare che volevamo solo contribuire -nel nostro piccolissimo- a divulgare questo evento… possibile che sia così difficile da comprendere?

Siamo ogni giorno di più fortemente indignati di scoprire come l'incompetenza altrui riesca a neutralizzare anche i migliori e genuini entusiasmi.
Noi colpevoli di voler fare solo il nostro mestiere in una regione ancora profondamente chiusa e arretrata.

Sveglia!

a.b. 13/07/2006 9.09