I tesori del Museo Diocesano di Lanciano

Alessandro Biancardi

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LANCIANO. PrimaDaNoi.it ha incontrato Domenico Maria Del Bello, presidente dell’Istituto di Gestione Museale del Museo Diocesano di Lanciano, per scoprire iniziative, progetti, “vita e opere” del museo della cittadina frentana, aperto dal giugno del 2002.

LANCIANO. PrimaDaNoi.it ha incontrato Domenico Maria Del Bello, presidente dell'Istituto di Gestione Museale del Museo Diocesano di Lanciano, per scoprire iniziative, progetti, “vita e opere” del museo della cittadina frentana, aperto dal giugno del 2002.




Con sede nelle ampie sale  del secondo piano del seicentesco Palazzo del Seminario di Lanciano, il Museo si sviluppa su circa mille metri quadrati di spazio per l'esposizione: dipinti, sculture, oreficeria, ex voto, arredi e ricami, manoscritti e rilegature preziose, trovano spazio nelle diverse sale della struttura, secondo un innovativo allestimento.
A differenza di molte altre strutture, che presentano invece i loro capolavori secondo un criterio cronologico o tipologico, nel Museo Diocesano di Lanciano la collocazione per aree tematiche ha avuto enorme successo, ed è ora utilizzata come modello da altri musei in fase di allestimento o riordino: «il criterio espositivo per aree tematiche è stata realizzato con l'obiettivo di offrire al visitatore un percorso storico, sociale e religioso del territorio» ha dichiarato Del Bello, «e danno agli oggetti un nuovo valore: è come se ciascun pezzo acquistasse una ‘sacralizzazione culturale', dovuta al contesto, dopo aver perso col tempo quella religiosa».
Molti tra le migliaia di visitatori del Museo hanno infatti provato emozioni di profonda devozione religiosa davanti a opere che magari se fossero stati nelle chiese d'origine, non avrebbero avuto tanta attenzione.
Tra i tanti pezzi degni nota, i più significativi sono certamente il nucleo delle oreficerie, che possono vantare capolavori come la quattrocentesca croce astile di Nicola da Guardiagrele, o la brocca per pontificale, di probabile manifatturiera napoletana, datata 1603.
Come dimenticare il “settore” dei tessuti, dove spicca il grande parato (50 mq circa), di metà settecento, dipinto a tempera e interamente ricamato a mano, anch'esso di probabile produzione napoletana; o ancora, i ricchi paramenti liturgici, ottocenteschi, dell'Arcivescovo Francesco Maria de Luca.
Tra i dipinti invece bisogna sottolineare la Madonna col Bambino, di Jacopo da Lanziano (maestro frentano di formazione veneziana) o il Cristo portacroce, databile dei primi del cinquecento, e attribuita ad un maestro della scuola giorgionesca.
Il Cristo in questione ha un volto quasi disteso, giovanile, sembra poco affaticato: l'enorme sforzo che fa per portare i nostri peccati non lo scalfisce: il segnale, per tutti i credenti, è lampante: portate con serenità la vostra croce quotidiana.
Il valore civico del Museo è rimarcato dal fatto che sono presenti non solo opere di stretta provenienza sacra, ma anche civili, come la grandissima e invidiata collezione di gioielli, prevalentemente ex voto, donati alla Madonna del Ponte dalle nobildonne locali.

LE ATTIVITÀ DEL MUSEO

A differenza di altre strutture, il Museo lancianese si contraddistingue per «un grande dinamismo, soprattutto didattico: scuola sì, ma nel senso che il museo è concepito come strumento per la conoscenza del territorio» ha sottolineato Del Bello.
Oltre alle visite didattiche finalizzate alle specifiche esigenze del mondo della scuola, il Museo ha elaborato in questi anni anche «specifici laboratori, nella convinzione che per i giovani l'esperienza culturale sia un supporto fondamentale alle nozioni che la scuola impartisce»: passare da una semplice, e spesso passiva, visione di un'immagine su libro, ad una concreta e tangibile prova sul campo, a stretto e diretto contatto con le diverse opere d'arte.
Ad esempio, nel corso degli anni molti studenti hanno frequentato il museo non solo per apprendere delle nozioni, ma hanno realizzato “prodotti” scritti, disegni, materiale audiovisivo, ricerche, multimedialità, guide,…il tutto destinato a restare indelebilmente nel loro bagaglio culturale e nella loro memoria. Un qualcosa che oltre ad avere un profondo valore educativo-didattico, ha con sé un enorme significato civico: la finalità che si pone un'iniziativa del genere è di trasmettere non solo il rispetto delle cose, ma anche quello per le persone, come un qualcosa di assolutamente non scindibile, ma anzi strettamente necessaria come unità.
Così facendo, il Museo diventa anche «un elemento fondamentale per il territorio, per la creazione di competenze e professionalità, tutte di alto profilo» ha sottolineato poi Del Bello.
«La scuola è trasmissione di nozioni, il Museo rappresenta un'occasione di confronto con l'esperienza diretta; il lavoro poi non deve essere soltanto di cattedra, frontale, ma deve interessare l'aspetto culturale ed umano del singolo studente, senza una scala valutativa, ma cercando di essere una scuola di formazione: trovare una collocazione di vita e di lavoro dopo aver avuto contatto didattico con il museo».
È per questo che, unitamente a quanto già detto, il Museo non propone la sola visita, ma una serie di incontri, che cercano di coinvolgere la sfera emotiva della persona, all'interno di ogni singola visita.

FUTURO E PROGETTI
Cosa occorrerebbe allora per far crescere ancora di più il museo?

«Certamente maggiori investimenti in un settore che purtroppo soffre di una costante diminuzione di fondi. La prospettiva altrimenti è la chiusura, se non si troverà il modo di far nascere una politica di finanziamento che sostenga la gestione di un così importante patrimonio».
«L'obiettivo inoltre è quello di creare non solo competenze, ma soprattutto un ambiente collegato a queste, far sì che le persone che acquisiscono un alto profilo professionale sul territorio non debbano espatriare per far fruttare tali conoscenze, ma che possano farlo restando qui, e crescere, contribuendo al progresso del territorio dove essi stessi hanno appreso».
Cosa che purtroppo non accade nel territorio frentano, che manca in molti settori di quella vitalità e di quelle idee, conoscenze e professionalità che i giovani del territorio, in assenza proprio dell'«ambiente» citato da Del Bello, vanno ad accrescere, maturare e fruttare altrove.

Home Page: http://muvi.org/museodiocesanolanciano
Email: museodiocesanolanciano@muvi.org

Ernesto Valerio 10/07/2006 12.51