Pulsatilla ci illustra la sua "Ballata delle prugne secche"

Alessandro Biancardi

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IL LIBRO. Sboccata e ventenne, donna single e senza lavoro. Pugliese di nascita, mondiale d’adozione. Esordisce con una pubblicazione tutta sua Pulsatilla , “La ballata delle prugne secche”, da qualche settimana in libreria (edizione Castelvecchi, 10 euro). PrimaDaNoi.it ha incontrato l’autrice.    
IL LIBRO. Sboccata e ventenne, donna single e senza lavoro. Pugliese di nascita, mondiale d'adozione. Esordisce con una pubblicazione tutta sua
Pulsatilla , “La ballata delle prugne secche”, da qualche settimana in libreria (edizione Castelvecchi, 10 euro).
PrimaDaNoi.it ha incontrato l'autrice.

 


 


La lettura del testo fa apparire quella che ad una prima occhiata può sembrare una biografia come il diario di una generazione, che sfiora le trasformazioni del nostro tempo strizzando l'occhio a internet, alle università-laureificio, ai vizi-doveri dei nostri contemporanei: diete, palestre, approcci più o meno ridicoli, parrucchieri, depilazioni, sederi e consumismo. Un'analisi del personale, una bio-novel con pretese di universalità, con la voglia (forse non consapevole, forse desiderata) di essere testimone di un'epoca, di una generazione, di un piccolo mondo antico in trasformazione.

Pulsatilla, pugliese classe '81: dalla tua bio-novel esce fuori un giudizio critico della tua città, Foggia, come se facesse ombra alle spinte e voglie culturali di una persona. Quanto questo elemento ha inciso sulla tua formazione? Quanto il grigio di quella città ha contribuito al rosa della copertina del tuo libro?

«Il rosa non l'ho scelto io, trovo che il rosa sia un colore atroce. Da piccola, amavo l'azzurro, e all'asilo venivo presa per i fondelli perché l'azzurro – si diceva – era “da maschio”.
Dopo la premessa cromatica, passiamo alla geografia sociale. Foggia è una città che non mi si confà. Io sono una city-girl, ho bisogno del brivido metropolitano. Ho bisogno, cioè, di cinema, teatri, concerti, mostre, cosmopolitismo, caos, cagnara e parchi a perdita d'occhio. E poi cultura, cinismo, scontri, incontri inaspettati. Venire da una cittadina del sud mi è stato utile, non credo che rinascerei da nessuna altra parte. Ma andarmene era inevitabile».


Il tuo pensiero sul sesso a mio avviso si sintetizza con l'ultimo capitolo, ed è gustoso scoprirlo con la lettura; Andy Warhol invece disse: “Un amore immaginario è molto meglio di un amore reale. Non farlo mai è molto eccitante”: una persona che sembra, nel leggerla, molto fisica e reificata come te, quanto si può trovare d'accordo con questa citazione?

«Abbastanza d'accordo. Ma mi sembra un'affermazione un po' ingenua, giovanilistica direi. Un amore immaginario può accendere tutti gli interruttori della passione (fisici, reificanti, diresti tu), ma non porta confronto, e quindi non porta crescita; e soprattutto, un amore immaginario non ti aiuta a pagare il mutuo. Crescere, per come la vedo io, è fare i conti con la realtà, assumersi delle responsabilità, fare dei progetti. Reali. Con una persona reale. A costo di prendere delle testate contro il palo».


Di certo non si può negare che il tuo stile sia piuttosto sboccato e diretto (su tutti, i capitoli “Gita al fallo” e “Mestruazioni”), decisamente da blogger: vedi uno stile così franco come necessario per la narrazione o come un elemento decorativo o distintivo? Insomma, sostanza o rifinitura? Flusso di coscienza o artificio letterario?

«Io parlo come scrivo. Una scrittura vicina al parlato può essere pregevole, purché non sia la replica fedele delle noiose conversazioni domestiche. Secondo me ci vogliono ritmo, vitalità, varietà. Il mio passo narrativo non è fatto solo di slang e spudoratezze, ma utilizza anche registri colti, mischia i codici televisivi a quelli letterari, è una tastiera di toni, dai più acuti ai più gravi, un “pastiche”, come dice Alberto Castelvecchi. Credo che il successo del libro sia dovuto alla mia cifra stilistica, più che ai contenuti. Dal mio punto di vista, la forma è sostanza».



Progetti per il futuro: pensi di mantenerti sulla linea del bio-novel, con un carattere fortemente egoscopico, o hai idee diverse?

«Le idee per ora sono diverse, nessuna anticipazione».


Grazie per la disponibilità e in bocca al lupo per il futuro!

«Crepi, grazie a te».

Ernesto Valerio 10/07/2006 11.07