Valentina Lupi in concerto sabato 20 maggio a Pescara

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

875

Valentina Lupi presenterà, sabato 20 maggio, alle 22 presso il “Miglio Verde” di Pescara (via del Porto 1), le canzoni del suo primo cd, “Non voglio restare Cappuccetto Rosso”.
Le italiche “donne in rock” di solito possono portare l'ascoltatore a fare paragoni, a volte impropri, altre volte più calzanti. Inevitabilmente questa piccola tortura tocca anche alla 25enne Valentina quando ci si imbatte in “Non voglio restare Cappuccetto Rosso”.
C'è infatti la piccola tentazione di scorgere qua e là, sia in certi passaggi dei testi che in certe sfumature della voce, echi di Carmen Consoli, la rockeuse italiana per eccellenza di questi ultimi anni, almeno fino a quando non si è convertita a sonorità più tranquille.
Ma questi presunti echi sono frutto, più che altro, di suggestione.
Perché la voce di Valentina, a tratti quasi sarcastica, comunque grintosa, è dotata di un timbro originale. Sicuramente però, almeno a giudicare da alcune intuizioni musicali, la Lupi avrà ascoltato qualche volta la “cantantessa”.
Si pensi al momento in cui, durante la title track, Valentina urla “Portami con te”, o quando, nel crescendo chitarristico di “Fiore del male”, ripete «Ti ho dato al silenzio».
È difficile non ricollegare queste parti alla Consoli.
Ad ogni modo, il disco non è stucchevole, e “pompa”, mostrando una dinamica robusta unita a buone idee: si tratta di un concept, in cui, come spiega la stessa artista, si gira attorno «all'umana condizione del non accontentarsi, del ricercare ciò che provoca benessere».
Lo si vede già da “Il giorno del samurai”, che invita a non crogiolarsi nel dolore e ad andare avanti. Musicalmente, il brano passa con agilità dal 4/4 al 6/8. 6/8 che si ripete anche nel brano successivo, che dà il titolo al disco e gioca sullo stereotipo del lupo cattivo sovvertendolo completamente, visto che la Lupi ha dichiarato di essere «cresciuta con l'incubo di questa favola in cui il lupo era descritto in modo abominevole. Ho sempre sognato un altro finale».
Un finale in cui la fame, il dolore e l'insoddisfazione dell'animale sono gli stessi dell'angelica Cappuccetto Rosso. E si vede che il 6/8 deve piacere particolarmente, come tempo, all'autrice, visto che viene ripetuto anche in “Casa di bambola” e nella toccante ballad “28 gennaio '96”. L'intenzione ultima di Valentina è evidente dall'ultimo pezzo in scaletta, che si intitola “Voglio essere felice”.
Nel cd c'è anche un omaggio a Stefano Benni: “Come scriveva Benni” è l'ennesimo tentativo della Lupi di mettersi a nudo.
In “Solo 21 anni” abbiamo, invece, il “classico” grido di rabbia della ragazza che in qualche modo rifiuta certe imposizioni tradizionaliste della società e rivendica la propria diversità, in nome dei capelli corti, le unghie che non graffiano e la gonna nera sopra i pantaloni. Ribellione “tipicamente” giovanile che si accompagna ad una sana dose di energia. Sabato sera si avrà la possibilità di vedere se la carica che traspare dal disco viene resa allo stesso modo anche sul palco.

Massimo Giuliano 12/05/2006 8.13