Luigi Cascioli il Dan Brown italiano, studioso non romanziere

Alessandro Biancardi

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  ROMA. Non scrive romanzi ma «cose vere», e dimostra come Gesù Cristo sia «un personaggio di pura fantasia». Ma se la chiesa ammonisce lo scrittore americano, nessuno osa parlare degli studi dell’ex seminarista.
 



ROMA. Non scrive romanzi ma «cose vere», e dimostra come Gesù Cristo sia «un personaggio di pura fantasia». Ma se la chiesa ammonisce lo scrittore americano, nessuno osa parlare degli studi dell'ex seminarista.


Il Dan Brown italiano si chiama Luigi Cascioli ma non scrive romanzi, scrive «cose vere».
Se l'autore del Codice Da Vinci, best seller di tutti i tempi con 72 milioni di dollari incassati e 160 settimane in vetta alle classifiche, sta creando imbarazzi negli ambienti vaticani negando con una storia inventata la resurrezione di Cristo, Cascioli dichiara che questi non è mai esistito, «ma è stato inventato dalla Chiesa ed è un personaggio di pura fantasia come lo sono i personaggi delle favole».
Il romanzo e il prossimo film in uscita, che stanno facendo storcere il naso al mondo religioso, sembrano inezie se paragonati al caso Cascioli.
I suoi studi e la dimostrazione della “non esistenza di Cristo” distruggono in un solo colpo l'intera dottrina cristiano cattolica.
Un problema diverso e serio quello affrontato dal ricercatore italiano, poco conosciuto in patria. Benedetto XVI non ha mai messo in guardia i fedeli da quanto detto da Cascioli.
Ma qualche velata frecciata al Codice Da Vinci non è mancata. «Negare la resurrezione di Cristo vanifica la fede», ha ammonito il Papa, facendo riferimento proprio al «romanzo anticristiano», «pieno di calunnie, offese ed errori storici e teologici».
Non rimane in silenzio nemmeno la chiesa Anglicana. L'arcivescovo di Canterbury Rowan Williams, ha accusato la settimana scorsa Dan Brown di aver compiuto una «manipolazione per nascondere la vera storia».
Un accanimento eccessivo per una storia inventata che si chiama da sempre “romanzo”.
Ed in quanto storia non pretende di avere fondamenti storici o prove certe. Ma questo non sembra chiaro a tutti. Nemmeno alla chiesa che invece si prende la briga di rispondere e parlare (male) dell'opera letteraria.
Nella discussione è intervenuta anche l'Opus Dei che ha scritto una lettera alla Sony chiedendo di inserire nei titoli di testa della pellicola un messaggio che chiarisca che i temi trattati nel film sono di finzione.
E perché invece cala il silenzio sugli studi dell'ex seminarista che dimostra come le Sacre Scritture siano dei falsi? Primi fra queste quelle inerenti la figura di Gesù che sarebbe stata ricostruita, secondo Cascioli, «sulla persona di Giovanni di Gamala, figlio di Giuda il Galileo della Casta degli Asmonei, sedicenti discendenti della stirpe di Davide».

E come Daw Brown anche Cascioli sta affrontando il suo processo in tribunale.
Se però lo scrittore americano sedeva sul banco degli imputati (accusato e poi prosciolto dall'accusa di plagio del saggio “Il Santo Graal” del 1982) lo scrittore italiano si trova tra le fila degli accusatori.
Don Enrico Righi, parroco-rettore della ex diocesi di Bagnoregio (Viterbo), scrisse in un giornale che Gesù nacque da Maria e Giuseppe e visse in carne ed ossa. Cascioli, in base a questa dichiarazione, l'11 settembre 2002 sporse querela contro la Chiesa Cattolica, nella persona di don Righi, per abuso della credulità popolare e sostituzione di persona.
Il 27 gennaio 2006 il Tribunale di Viterbo archiviò il caso benchè il prete non portò alcuna prova ammissibile dell'esistenza di Cristo.
Da marzo 2006 gli avvocati di diritto internazionale Giovanni Di Stefano e Domenico Marinelli dello Studio Legale Internazionale di Roma si occupano del caso Cascioli, dopo essersi occupati di casi importantissimi: Saddam Hussein, Kennedy, Lady Diana, George W. Bush, Roberto Calvi Banco Ambrosiano, Milosevich, Tariq Aziz, Telekom Serbia.
Il 18 marzo 2006 Cascioli è ricorso al Tribunale dei Diritti dell'Uomo di Strasburgo e la sua pratica della “non esistenza di Cristo” è ora in fase di esame.
«Ripongo molta fiducia nel Trubunale dei Diritti Umani e nel mio avvocato Giovanni Di Stefano», ha dichiarato Cascioli, « affinchè il processo venga finalmente aperto in Italia. Inutile che la Chiesa, il Vaticano si ostini a tacere; se possiede le prove concrete dell'esistenza storica di Cristo le esibisca all'umanità».
Cosa significherebbe per il cristianesimo dimostrare che Cristo non è esistito?
«Sarebbe la fine della Chiesa», commenta Cascioli. «Significa cancellare dogmi fondamentali sui quali si basa il cristianesimo e il cattolicesimo. Scomparendo la figura di Cristo la dottrina cristiano-cattolica crollerebbe all'istante e le conseguenze immediate sarebbereo enormi».
Scomparirebbe il sacramento dell'Eucarestia (nessun prete potrà più dire: “Questo è il corpo di Cristo”, cioè il corpo di un personaggio mai esistito).
La Chiesa non potrà mai più avvalersi del dogma della Transustanziazione, cioè il vino e il pane che si trasformerebbero nel momento della consacrazione nel “sangue” e nel “corpo di Cristo”, così come diverrebbe impensabile diffondere il dogma della Santa Trinità: Dio-Padre, Dio-Figlio e Dio-Spirito Santo dal momento che il Dio-Figlio risulterebbe essere un personaggio non esistito.
«Si tratta di una denuncia contro la Chiesa Cattolica», sottolinea Cascioli: «che sostiene un'impostura basata su falsi documenti, quali la Bibbia e i Vangeli».
Ma forse l'errore di fondo è quello che si commette da secoli: spiegare con la ragione la fede che ragione non ha.

04/05/2006 10.37