Michele D’Attanasio, giovanissimo direttore della fotografia, si racconta.

Alessandro Biancardi

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  ABRUZZO. Ha 28 anni, un denso curriculum alle spalle, pescarese, ha partecipato all’ultimo film di Luca e Paolo delle Iene dal titolo “E se domani”. Conosciamolo un po’ meglio.      

 


ABRUZZO. Ha 28 anni, un denso curriculum alle spalle, pescarese, ha partecipato all'ultimo film di Luca e Paolo delle Iene dal titolo “E se domani”. Conosciamolo un po' meglio.


 


 


 



E' uscito nelle sale cinematografiche di tutta Italia dieci giorni fa
“E se
domani”
  , il film che segna il ritorno sul grande schermo di Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu, noti al grande pubblico come le due “Iene” di Italia 1 e i protagonisti della simpatica sit com Camera caffè.
Ma i due anche in passato sono già stati protagonisti al cinema (con Allora Mambo e Tandem).
Alla realizzazione della nuova pellicola ha partecipato anche Michele D'Attanasio, un giovanissimo direttore della fotografia.
Ventotto anni di Pescara, studente del Dams è riuscito in pochi anni ad imporsi con la sua professionalità nel mondo del cinema.
Primadanoi.it lo ha raggiunto telefonicamente durante una pausa della lavorazione ad un programma che Carlo Lucarelli condurrà sul canale satellitare Fox Crime.

Com'è nata la tua passione per la fotografia?
«E' nata strada facendo. Nel 1996 mi sono trasferito a Bologna per frequentare il Dams e ho avuto i primi approcci con questo mondo. Prima di avvicinarmi alla fotografia, avevo fatto montaggio per diversi anni: l'esigenza di realizzare in prima persona le immagini che montavo ogni giorno mi ha spinto a decidere di tentare questa strada. Aggiungici che mio padre è un fotografo, e capirai che sicuramente la passione mi è stata trasmessa anche dalla famiglia».

Hai mai collaborato con tuo padre?
«No, curiosamente non abbiamo mai lavorato insieme. La sua attività mi è stata utile per far scoccare in me la scintilla».

Il tuo percorso professionale è stato costellato di diverse soddisfazioni…
«Ho realizzato alcune cose con Rai e Mediaset, poi sono andato a fare l'aiuto-operatore della fotografia per il film “L'amore ritorna” con Sergio Rubini. Contemporaneamente, ho cominciato a lavorare ai primi corti: nel 2004 “Zinanà” ha vinto il David di Donatello, mentre per l'edizione di quest'anno ho saputo che un altro corto al quale ho lavorato è rientrato nella prima cinquina. “E se domani” è il primo lungometraggio che realizzo come direttore della fotografia. Prima c'era stata una produzione indipendente, “La tempesta”, girata in bianco e nero».

Domanda inevitabile: come ti sei trovato con i protagonisti del film, Luca e Paolo?
«Mi sono trovato molto bene: sono due professionisti che sanno stare dietro la macchina da presa. Rispetto alla televisione, quando si gira un film ci vogliono più precisione e più costanza, e Luca e Paolo sono stati sempre molto disponibili. Mi ha fatto piacere quando, in un'intervista, si sono dichiarati contenti del risultato finale».

Daniele Baldacci, pescarese come te, ha partecipato a “Musikanten”, il film di Franco Battiato, come direttore della fotografia. Cos'è, a Pescara c'è un particolare fermento per quanto riguarda le arti visive in salsa cinematografica?
«Non conoscevo Daniele Baldacci: l'ho scoperto poco tempo fa. Quando ho letto che aveva diretto la fotografia della pellicola di Battiato, sono subito andato su Internet a documentarmi. Sicuramente avremo modo di presentarci. Sono contento per lui, ma trovo strano il fatto che non ci conoscessimo, in una città come Pescara dove in fondo ci si conosce un po' tutti. Ecco, questo mi fa riflettere, perché significa che alla fine noi pescaresi ci dobbiamo spostare per farci conoscere, e chi sta poco in città non conosce gli altri».

Beh, è l'annoso problema di Pescara che non mette a disposizione le strutture adeguate per sviluppare l'arte. Ma tu in che rapporti sei con la tua città?
«I miei rapporti con Pescara sono decisamente buoni. Sto prendendo casa in città, sia perché mi piace – rispetto a dieci anni fa, quando l'ho lasciata, la trovo molto più vivace, più piena di vita – sia perché la mia passione sportiva (ama molto correre ed è anche amico del maratoneta Alberico Di Cecco, ndr) mi sta portando a tornare spesso qui, dove si vive bene, c'è il mare. E Roma è ad un passo».

Massimo Giuliano 24/04/2006 9.12