Pietro Di Meco, in concerto per ricordare la resistenza

Alessandro Biancardi

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Un recital sulla resistenza, con testi di Pier Paolo Pasolini ed Ennio Flaiano, alla vigilia dei 61 anni da quel 25 aprile 1945 in cui l'Italia fu liberata.
Il tutto associato alla musica “militante”, ma al tempo stesso romantica, del giovane cantautore pescarese Pietro Di Meco, che lunedì 24 si esibirà presso l'Orange Rock Cafè in via Nazario Sauro, a partire dalle 22. Di Meco porterà in scena le sue canzoni, estrose e “nude”, dopo essersi già messo in mostra con successo durante i concerti pescaresi del Primo maggio e di Capodanno. Con quel timbro vocale un po' scuro, da tipico cantautore anni '70, Pietro Di Meco mixa sapientemente Fabrizio De André e Francesco De Gregori.
Per quanto concerne il primo, infatti, Di Meco rivela un modo di cantare che, sotto certi aspetti, può richiamare il noto Faber; riguardo al secondo, invece, la costruzione musicale delle canzoni, anche per via dell'accoppiata chitarra acustica/armonica, rimanda fortemente allo stile compositivo del Principe.
E proprio per questo il suo cd si chiama semplicemente “Chitarra-armonica-voce”. Ma cosa distingue, allora, il giovanissimo Pietro da quelli che evidentemente sono due suoi idoli? Innanzitutto, un'ironia latente che trasuda dai suoi testi; e poi, la capacità dell'artista di sfoderare storie che narrano sempre episodi di vita comune, tanto che è già stato soprannominato “il cantagente”.
D'altronde, come non identificarsi nella precarietà lavorativa che è al centro di “A vent'anni un italiano”, e che riguarda anche i post-adolescenti di oggi?
O come non sentire vicina la triste vicenda del protagonista di “Tra spade e cannoni”, che fa mestamente riferimento al dramma della tossicodipendenza? Tuttavia, nelle liriche di Di Meco trovano spazio anche l'amore (“Marzia”, “Amore d'Estate”), immancabile compagno dell'esistenza di ciascuno di noi, e la voglia di riscatto (“Una vita andata male”), elemento fondamentale per reagire alle situazioni avverse che il destino quotidianamente, e beffardamente, ci riserva.
Magari chissà, si può rinascere grazie alla preziosa presenza di un amico, o di qualcuno che si ponga come tale. A conti fatti, in questa tendenza al racconto popolare di matrice marcatamente realistica Pietro appare vicino soprattutto a De Andrè, che ha spesso omaggiato, re-interpretando anche alcune sue cover.
Eppure c'è qualcosa, nelle sue canzoni, qualcosa di piccolo, che denota un taglio vagamente personale, di sicuro molto più di ciò che si possa pensare.

Massimo Giuliano 22/04/2006 7.50