Il Caimano di Moretti divide critici e mondo politico

Alessandro Biancardi

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Esaltazione o feroce critica; partecipazione o distacco; preoccupazione o pressappochismo. Come volevasi dimostrare, il
Caimano
, l'ultima fatica di Moretti, non è fatto per le molteplici tonalità di grigio, ma si muove freneticamente tra i due poli di colore, bianco e nero, della scala di reazione del pubblico.
Impossibile, infatti, restare nel mezzo quando si parla di politica e arte in Italia, figuriamoci in un periodo di profondo conflitto elettorale come questo.
E così all'uscita dalle sale - pubbliche, private, di associazioni, di multisale,… - i giornalisti danno la caccia a tutti i politici, critici, uomini di cultura, engagè di tutti i settori, per la loro opinione.
Enrico Ghezzi, critico cinematografico di indubbio valore e ideatore di programmi culturali di immenso successo come “Blob” o “Fuori orario” ha stroncato il film, definendolo «teneramente orrendo», «depresso e deprimente»; il giudizio più interessante: film «di una quadratezza televisiva come tutto l'ultimo Moretti», che dimostra come «quella tv e quella forma (berlusconiana) hanno vinto. Un po' come già stradimostrato nel Muccinema» (il modo di fare cinema di Muccino). Insomma, il tanto cinema contenuto (soprattutto citazioni e omaggi al grande schermo, da Pasolini a Fellini) nel film non salva Moretti dalla critica di Ghezzi, che però vive forse la sensazione di essere una delle poche voci fuori dal coro (addirittura anche Giuliano Ferrara nei giorni scorso dalle pagine de Il Foglio aveva pienamente approvato la pellicola).
Soprattutto negli ultimi passaggi qui citati, la critica di Ghezzi si inscrive perfettamente nelle sottili accuse che erano piovute sull'opportunità temporale della pellicola, a poche settimane dal voto: non era tanto vista come intempestività politica, fuorviante o altro (anche se Prodi si era augurato «speriamo che il film sia utile e non dannoso alla campagna elettorale»), ma come un'abile manovra di marketing; in una nazione affamata di politica e ampiamente nutrita quotidianamente - fino alla nausea a volte - da dibattiti in tv, suo giornali, nei bar, ecc. un film che scatena polemiche e toni accessi dovrebbe avere il risultato (critico ed economico) assicurato.
Anche l'apparizione da Fazio, dopo vent'anni di assenza dal piccolo schermo, suona come una buona pubblicità, soprattutto per i toni amichevoli e gioviali che avevano regista e conduttore (come sottolineato anche da Aldo Grasso sul Corriere di domenica, contrapposta scherzosamente all' ”After the fall” olimpico Margaglio - Fusar Poli).
Ma è ovviamente il mondo politico quello che ha più reagito, facendo arricciare il naso allo stesso regista che si augurava (anche se dubitarne è, forse, lecito) che si parlasse più del film in sé che non del contorno politico. Fausto Bertinotti ha ammesso di preferire il Moretti regista a quello politico, sbilanciandosi anche in un giudizio comparativo: ”preferisco Eastwood”, sottolineando anche una vena nostalgica per i primi lavori del regista ( “il film meglio riuscito? A mio avviso Ecce Bombo”). Anche se è doveroso ricordare che tra i due anni fa ci fu una poco velata polemica: Moretti infatti attacco pubblicamente il leader di Rifondazione per la caduta del governo Prodi, definendo “irresponsabile” quella scelta politica. Magari il giudizio di Bertinotti risente ancora, come è giusto che sia, del passato gelido.
Reazioni diverse dall'altro lato della barricata, con posizioni nette e critiche ( “non ci andrò perché non ho tempo da perdere” ha dichiarato Gasparri, AN, interrogato su una sua eventuale presenza in sala) o di curiosità (“sono curioso, andrò a vederlo” ha dichiarato Bondi, FI).
Tornando dall'altro lato, Di Pietro (Italia dei Valori) invece ha visto molta attualità soprattutto nel finale del film (le molotov contro i Pm): “prima o poi avremo gli ultrà anche nella politica”, a causa di Berlusconi, che “sta la trasformando in un fenomeno da stadio”, riferendosi a tutta la polemica per le presenza televisive del leader del centrodestra.
In altri tempi, altri protagonisti avrebbero detto: “parlate, anche male, purché ne parliate”.

I NUMERI. Incassi ottimi nei primi giorni di programmazione. Uscito in 380 sale, ha incassato ben 400mila euro: come dire, più di mille euro per sala, poco sotto prodotti di largo consumo come il primo giorno de “Il mio miglior nemico” della premiata ditta Verdone - Muccino Jr.
E Moretti si è infatti dichiarato molto contento per il risultato.
Per approfondire, le recensioni on line: http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=35661&sezione=4; http://cinema.castlerock.it/recensioni.php/id=2340; http://antuana.leonardo.it/blog/il_caimano_recensione.html; http://www.primissima.it/schede/articolo.html?id-articolo=1934; http://www.cinematografo.it/Recensioni/00004631.html

Ernesto Valerio 27/03/2006 8.45