Ecco la voce dei cori di De Gregori e di "Markette"

Alessandro Biancardi

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Lucy Campeti, professione musicista, un nome che non dirà nulla ma che, nonostante la sua giovane età, è riuscita ad avere un curriculum di tutto rispetto, grazie alle sue prestigiose collaborazioni con De Gregori e Piero Chiambretti.
E' nata a San Benedetto del Tronto, il 16 maggio del 1984 ma da sempre vive a Giulianova Lido (Te), nel quartiere dell'Annunziata.
A Giulianova l'incontro con il maestro Poliandri e Montebello e tanti altri ai quali deve molto. Poi si è trasferita a Roma, dove vive attualmente.
Ad un certo punto della storia, si è aperta una strada che mai si sarebbe aspettata nella vita, o almeno non così presto: quella dell'insegnamento.

Lucy come sei entrata in contatto con il grande Francesco De Gregori?
«E' successo la mattina del 21 dicembre scorso, mentre stavo per andare a scuola mi telefona il batterista di Francesco, Alessandro Svampa, con cui già collaboravo da tempo, cantavo nel suo gruppo e abbiamo realizzato insieme i Jingles della trasmissione “Markette” in onda su La7 e condotta da Piero Chiambretti; lui mi dice “Prendi la borsa e scendi, che Francesco ha bisogno di una voce”. Dopo essere quasi svenuta, mi precipito in studio da loro, Francesco mi accoglie in modo davvero gentile e rassicurante, come solo i “veri grandi”, sanno fare. Lo staff era quasi tutto presente, ma la loro tranquillità mi ha aiutato a tenere i nervi saldi; in realtà non era affatto la prima volta che mettevo piede in studio di registrazione, anzi ci ho messo le radici già da otto anni per via di questo lavoro. Per me è stata un occasione così grande è rara nella vita e quindi non capivo niente! Fortunatamente “il capo”, come lo chiamano i suoi musicisti, è stato davvero esauriente nelle sue richieste, e questo mi ha reso meno difficile il lavoro che c'era da fare. La registrazione del brano “L'angelo” è stata veloce e a detta loro ben riuscita, visto che la canzone è contenuta nell'ultimo album di Francesco, “Calypsos”. Comunque ci tengo molto a ringraziare chi si è fidato di me, coinvolgendomi nel progetto».

Da quanti anni inseguivi questo sogno?
«Canto ormai da otto anni, per fortuna ho cominciato prestissimo, quindi è facile capire che lo inseguivo da tempo. In realtà continuo a inseguirlo, ma per realizzarsi bisogna continuamente seminare; spesso sembra di farlo a vuoto, ma non è così. E' tutta esperienza che ti arricchisce, specie quando “ci sbatti la testa”. E poi chi si sente realizzato o arrivato è perduto».

La musica è la tua vita?
La musica è assolutamente la mia vita, mi assorbe completamente. Tra i concerti con gli “Stars Of Joy e Herbie Goins”, e i “Black Corner”, la mia band sono sempre impegnata. Spero di continuare con queste collaborazioni, anche perché finché mi chiamano vuol dire che qualcuno stima me e il mio modo di lavorare. Quello che spero in fondo è far conoscere la mia musica, e ci sto lavorando. Sto scrivendo del materiale mio e ci stiamo lavorando su con degli illustri colleghi. C'è sempre e solo da lavorare tanto e sperare per il meglio».

In questo genere di campo artistico, per una donna è più facile arrivare al successo?
«Non è facile arrivare al successo per una donna, come del resto per un uomo, se si cerca di andare avanti onestamente, senza compromessi e con le proprie forze! Ok per il talento, ma i requisiti fondamentali in questo genere di cose sono la determinazione, la forza di volontà e l'umiltà di volersi sempre migliorare, e la presenza delle persone giuste che ci credono e investono su di te e le tue idee».

Qual è il consiglio che ti sentiresti di dare a chi vuole intraprendere la strada della musica?
«L'unico consiglio che posso dare a chi vuole fare questo lavoro, è di non sottovalutare l'impegno che ci vuole per fare un lavoro del genere. Chi guarda dall'esterno pensa che questo non sia neanche un lavoro, ma personalmente mi capita di lavorare in media dieci ore al giorno, quando mi va bene! Bisogna coltivare il talento, con uno studio costante e mirato a perfezionarsi e aggiornarsi continuamente. Essere umili e mai, mai, mai sentirsi arrivati».

Il futuro come lo vedi? Pensi che ci siano ancora montagne da scalare?
«Il futuro non lo immagino proprio. Io continuo a fare le mie cose e quello che arriverà sarà ancora più sorprendente. Non ho idee precise su quello che farò o dove andrò, so solo che continuerò a fare musica. Nella vita in genere ci sono continuamente montagne da scalare, non sono solo una musicista! Spero solo di avere sempre la costanza e il supporto delle persone care per superare le difficoltà della vita di tutti i giorni».

Walter De Berardinis 11/03/2006 9.45