Telefono antiplagio contro la superstizione di Simone Cristicchi

Alessandro Biancardi

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«Ancora una volta e' stato necessario l'intervento di un personaggio dello spettacolo per sollevare un problema che in Italia e' tanto grave quanto dimenticato: la superstizione e le persone che vengono etichettate come ''portasfortuna''».
Ritorna un binomio triste proprio a Sanremo quello che riguarda spettacolo e sfortuna che già pare abbia fatto le sue “vittime” in passato. Oggi il Telefono antiplagio, l'associazione che tutela i consumatori interviene per fare chiarezza ed avanza le sue richieste.
«Il cantante Simone Cristicchi», spiegano a Telefono antiplagio, «infatti, nel corso della penultima serata del Festival di Sanremo, dopo aver eseguito il brano ''Che bella gente'', ha collegato esplicitamente la sua canzone al dramma umano vissuto da Mia Martini. Un'analoga esperienza era stata vissuta, a suo tempo, anche dal cantante Marco Masini che nel 2001, in una trasmissione di Adriano Celentano, aveva ammesso: ''La mia carriera ne ha risentito a tal punto che ho deciso di smettere''. Masini pero' e' riuscito a reagire, fino a vincere il Festival di Sanremo 2004, a dimostrazione che i menagrami non esistono».
Non sarebbe la prima volta che Simone Cristicchi stigmatizzi la superstizione e la magia: lo aveva gia' fatto l'anno scorso con il brano ''La filastrocca della Morlacca''.
Telefono Antiplagio spera che il testo di Cristicchi - in particolare dove e' scritto che la bella gente ''aspetta che tu crolli per poter dire agli altri l'avevo detto io'', ''ha pistole con proiettili di malignità'', ''te li ritrovi conficcati alle spalle'', ''Gesu' che l'hanno messo in croce'', ''bisognerebbe stare tutti zitti'', ''amami per quel che sono veramente'' ecc. - contribuisca a «far riflettere su chi strumentalizza, per sordidi fini, la credulita' altrui e auspica maggiore responsabilita' e attenzione da parte del prossimo Parlamento, al quale sollecita fin d'ora norme severe contro i ciarlatani, cui viene perfino concesso di pubblicizzare la loro indegna attivita'».
«Una nazione civile», conclude l'associazione, «e' veramente tale quando tutela i cittadini e le famiglie piu' deboli, salvaguardando la loro vita e la loro dignita', non il business dei loro carnefici».

04/03/2006 8.37