Interamnia Jazz Festival 2005

Alessandro Biancardi

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TERAMO. Parte la X edizione del festival jazz. Iniziata la prevendita. Tutto il programma ed i dettagli degli spettacoli previsti.
Prende il via sabato 8 ottobre la decima Rassegna dell'Interamnia Jazz festival.
Tre serate che ormai caratterizzano il panorama musicale teramano inserite nella
sezione jazz delle attività della Società della Musica e del Teatro Primo
Riccitelli. Appuntamento cult la serata finale, quando sul palco del Teatro
Comunale ci saranno gli Yellowjackets, band leggendaria che dal giorno dopo,
l'11 ottobre, sarà per sei serate ospite al Blue Note di Milano. E avere a
Teramo, come “anteprima” un gruppo che a Milano richiamerà il grande pubblico
rappresenta una opportunità per l'intera Italia centrale. Di rilievo anche le
prime due serate, sabato con De Vito, Pietropaoli, Rea e Romano, e domenica sera
con l'Aldo Romano trio. I biglietti dei singoli spettacoli saranno in vendita da
giovedì al botteghino del Teatro Comunale al costo di 10 euro (ridotto 8 euro).



 


 


“So right” con Maria Pia De Vito – Danilo Rea – Enzo Pietropaoli - special
guest Aldo Romano
Questo progetto, essenzialmente nato alcuni anni fa, quale
omaggio alla grande arte di Joni Mitchell, ha poi preso strade autonome,
proponendosi oggi come una sorta di profonda analisi sul tema “canzone” in
rapporto con l'entourage della musica “intelligente”. Si conosce bene come la
cantante e compositrice canadese sia fondamentalmente un vero e proprio culto
per musicisti di ogni genere. Pittrice di talento, oltre che vera e propria musa
ispiratrice di un'intera generazioni di musicisti pensanti, ha sempre accolto
nel suo mondo espressivo generi e linguaggi diversi, utilizzandoli
spontaneamente, facendone colori sulla sua personalissima tavolozza. La sua
vastissima produzione, in 35 anni sulla scena, va dai tempi di Woodstock (leggi
Crosby, Stills & Nash, James Taylor e – in genere - dell'intera comunità
californiana del tempo) ad oggi. L'influenza progressivamente crescente del jazz
ha in molti casi profondamente operato sulle sue procedure compositive. Dalle
sue collaborazioni con musicisti quali Charlie Mingus, Wayne Shorter, Jaco
Pastorius, Herbie Hancock, sono nate pagine musicali di grandissima originalità
e raffinatezza; brani che lei stessa definisce (nelle note di copertina di “Mingus”)
come “audio paintings”. Quadri in cui la parola e i suoi ritmi costituiscono
l'ossatura dell' invenzione melodica. Il concerto è dedicato a lei. “So right” è
percorrere con grande leggerezza il percorso jazzistico interno alla sua musica,
riverificarlo attraverso le filosofie contemporanee (si pensi a Bjork, per
molti, la vera prosecutrice di una parte del suo agire musicale) e ripercorrere
le varie tracce contenute nel cd che finalmente la CAM Records pubblica oggi nel
suo nobile catalogo. Un progetto ambizioso e difficile perché va a toccare corde
“sacre” della storiografia della più intelligente musica popolare moderna. Una
sorta di scommessa che, guarda caso, solo un gruppo di jazzisti, decisamente
qualificati e professionali possono accettare. In gioco, sensibilità, poesia e
profonda capacità di muoversi osmoticamente nel grande mare della musica
contemporanea, per omaggiare l'immensa classe di una dei grandi “numeri uno”
della musica moderna. Un progetto “nobile”, nelle mani sicure di due fra i più
titolati nomi del jazz italiano contemporaneo: la straordinaria voce di Maria
Pia De Vito e l'esperienza e la bontà artistica riconosciuta della premiata
ditta Rea-Pietropaoli e – nella forma in quartetto – con l'aiuto del grande nome
di Aldo Romano.

“Aldo Romano Trio” Il sessantatreenne batterista
italo-parigino è una delle presenze più pregnanti e al contempo meno esposte
della scena europea. Nato a Belluno, si trasferisce durante l'infanzia, con la
famiglia, in Francia. Dall'età di vent'anni inizia a suonare con alcuni dei
grandi del jazz: Bud Powell, Steve Lacy, Michel Petrucciani, Don Cherry, Gato
Barbieri, contribuendo all'affermazione della new thing europea. Cultore di
melodie, il suo stile libero sa intrecciarsi con atmosfere più sfumate e
paesaggi sonori avvincenti, lontano dalle correnti mainstream. Il suo ultimo
progetto Because of Bechet, offre la nostalgia di un'epoca sognata (“l'effetto
Bechet”) e il piacere della modernità. Un jazz attuale, brillante e ispirato,
intelligentemente battezzato all'elettronica, ad opera di una band
italo-francese di spessore e inventiva. Romano sa cogliere l'atemporalità, i
contenuti universali della musica di Bechet, con il quale “condivide” il
soggiorno parigino. Nato a New Orleans, ragazzo prodigio, Bechet è, accanto ad
Armstrong, tra le leggende primigenie del jazz. Nel 1952, si trasferisce
definitivamente a Parigi, dove compone alcune tra le sue perle: Petite Fleur,
Les Oignons, Rue d'Antibes. da Romano.

Un'altra band leggendaria, gli
Yellowjackets, sarà al Comunale il 10 ottobre.
Jimmy Haslip (basso), Bob
Mintzer (sax), Marcus Baylor (batteria) e Russell Ferrante (tastiere) formano la
più longeva e creativa fusion band della storia. Il gruppo esiste dal 1977
grazie a una esplosiva spinta a sperimentare continuamente linguaggi, fusioni e
contaminazioni e a rivedere il proprio orizzonte espressivo alla luce di nuove
acquisizioni stilistiche. E' stato l'ingresso del sassofonista, arrangiatore e
compositore Bob Mintzer a far compiere agli Yellowjackets il definitivo salto di
qualità da eccellente band di fusion al perfetto ingranaggio di jazz
elettro-acustico quali sono oggi. Jazz e fusion acustica si fondono con
grandissima raffinatezza in un sound compatto, preciso eppure lieve, con spazi,
forme e dimensioni disegnati senza fatica da musicisti che è un vero piacere
ascoltare.


IL
PROGRAMMA DELLE TRE SERATE