Sanremo? Mai così americano

Alessandro Biancardi

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“Americanizzazione” del festival.
Non che sia uno shock o una novità l'ospite straniero al festival della canzone italiana di San Remo, anzi: nel corso degli anni (www.sanremomania.com qui trovate tutto, ma proprio tutto, su testi, ospiti e ogni cosa che gira intorno al festival, dalle origini ad oggi ) il grande protagonista venuto dall'estero era sempre il punto di forza delle serate centrali, di solito più fiacche sotto il punto di vista (numerico) degli ascolti.
Ma un punto può sia sorprendere che infastidire quest'anno, ed è la scelta degli organizzatori che ha premiato il paradigma successo = valore (a tal proposito, interessantissimo articolo di Magris del 21 febbraio, consultabile sull'archivio del corriere.it se regolarmente iscritti) tanto in voga oggi: ed ecco che dopo il rifiuto dell'ex star del cinema (ora governatore) Arnold Schwarzenegger che aveva suscitato tante polemiche viste le sue ferme posizioni in fatto di pena di morte, si è ben pensato di optare per la stella del Wrestling mondiale John Cena (recentemente anche autore di un album hip-hop di successo; info
e recensione qui
) che sarà ospite la sera del 2 marzo e per l'attore John Travolta (lui invece il 27 febbraio). Quest'ultimo certamente personaggio più “sobrio” del lottatore, ma comunque pienamente ascrivibile a quel mondo dello star system che fa incetta di presenze televisive dentro e fuori le proprie competenze. L'attore de La febbre del sabato sera, sdoganato dai ruoli frivoli che avevano caratterizzato la sua carriera solo con Pulp Fiction (1994) di Tarantino (la famosa scena del ballo con la Thurman,
che si può già scommettere da ora verrà riproposta durante la sua partecipazione
al festival;

immagine qui
), e John Cena faranno dunque “frizzare” le serate al Teatro Ariston, soprattutto il secondo visto che il suo mondo (quello del Wrestling) è in perenne “lotta” in Italia contro le associazioni di mamme e consumatori per i messaggi non sempre positivi che trasmettono i lottatori.
Naturalmente nessuno pretende di alzarsi al ruolo di Catone il Censore, ma ci si augura sempre che una trasmissione storica e soprattutto ben specializzata in un settore (la musica) come il festival nostrano, sia occasione di confronto e crescita per il determinato settore, evitando quel fastidioso morbo che colpisce i più nel piccolo schermo, la “tuttologia”.

Ernesto Valerio 24/02/2006 9.28