"Sei personaggi in cerca di autore" a L'Aquila

Alessandro Biancardi

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Debutta oggi, giovedì 9 febbraio, nel Teatro Comunale di L'Aquila per la Stagione Teatrale Aquilana proposta da TSA e ATAM “Sei personaggi in cerca di autore” di Luigi Pirandello, con la regia di carlo cecchi e l'interpretazione di Carlo Cecchi e Paolo Graziosi, l'evento spettacolare dell'anno, amato da pubblico e critica all'unisono.
Prodotto dal teatro stabile delle Marche e dal teatro Mercadante stabile di Napoli.
Lo spettacolo sarà poi replicato Venerdì 10 febbraio ore 21,00, Sabato 11 febbraio ore 16,30, Domenica 12 febbraio ore 16,30 .
“Ho già la testa piena di nuove cose! Tante novelle… E una stranezza così triste, così triste: Sei personaggi in cerca d'autore: romanzo da fare. […] Sei personaggi presi in un dramma terribile, che mi vengono appresso, per esser composti in un romanzo, un'ossessione, e io che non voglio saperne, e io che dico loro che è inutile e che non m'importa di loro […] e loro che mi mostrano tutte le loro piaghe, e io che li caccio via… - e così alla fine il romanzo da fare verrà fuori fatto”.
[Lettera di Pirandello al figlio Stefano del 23 luglio 1917].
Ma non fu il romanzo, fu una “commedia da fare” che venne fuori fatta: la commedia di quei sei personaggi che lo ossessionavano perché il loro dramma fosse composto in forma di romanzo e che, frustrati dal rifiuto persistente dell'autore, vanno in un teatro sperando di avere migliore fortuna. L'arrivo dei sei personaggi in cerca d'autore sul palcoscenico di un teatro dove una compagnia sta facendo le prove e l'arrivo di "Sei personaggi in cerca d'autore" sui palcoscenici dei teatri di tutto il mondo, costituirono, ai suoi tempi, un fatto clamoroso. Oggi è diventato un classico del Novecento; è un titolo famosissimo, ma al solo sentirlo citare provoca, insieme al nome del suo autore, un sentimento di grande noia.
Al centro di quasi tutte le commedie annegate nel dramma, drammi annegati nella commedia, tragedie annegate nella farsa, farse annegate nella tragedia, ecc. ecc., al centro di tutti questi annegamenti pirandelliani c'è sempre, o quasi sempre, una famiglia. Qui di famiglie ce ne sono due; due famiglie ma, una mamma sola. La prima famiglia è costituita dal Padre e dal Figlio, essendosene la Madre andata via con un altro uomo. La seconda famiglia è costituita dalla Madre, presentemente vedova poiché l'altro uomo, nel frattempo, è morto; e dai figli avuti da costui: la Figliastra, il Giovinetto, la Bambina.
Le due famiglie si sono riunite in seguito ad un fatto piuttosto scabroso: il Padre stava lì lì per avere un rapporto con la Figliastra in una casa d'appuntamenti travestita da sartoria di lusso per Signora, di cui il padre era cliente; non per i vestiti, beninteso, ma per le ragazzine; e fra queste, appunto, un giorno gli capitò la Figliastra. L'arrivo inopinato della Madre evitò lo svolgersi del fattaccio. Dopo la riunione in casa del Padre, la vita in famiglia delle due famiglie è quanto di più difficile e tormentato: odi disprezzi strazi sdegni ricatti vendette fra padre, madre, figlio, figliastri, fratelli, fratellastri e sorellastre; mancano, purtroppo, suoceri e cognati.
Il ritratto che ne viene fuori potrebbe essere atroce se Pirandello, come sempre fa, non annegasse quell'inferno d'irrealtà e d'imbecillità borghese nell'aura dolciastra del dibattito pseudo-filosofico e pseudo-estetico. E la trama nera dei suoi canovacci – così esemplarmente italiani – continua, da quasi un secolo, ad essere nascosta sotto la maschera del conflitto fra finzione e realtà, uno nessuno e centomila, vita che cangia e forma che non cangia.
09/02/2006 10.15