De Piscopo stasera a Chieti: «la mia musica, adesso, parla di me»

Alessandro Biancardi

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L'INTERVISTA. CHIETI. Tullio De Piscopo, di persona, è esattamente come te l'aspetti dopo averlo visto suonare: un autentico fiume in piena. Simpatico e disponibile, pieno di entusiasmo e di una grande voglia di comunicare.


L'INTERVISTA. CHIETI. Tullio De Piscopo, di persona, è esattamente come te l'aspetti dopo averlo visto suonare: un autentico fiume in piena. Simpatico e disponibile, pieno di entusiasmo e di una grande voglia di comunicare.Stasera alle 21.30 suonerà a Chieti (in piazza Umberto I) per la Settimana Mozartiana, e noi lo abbiamo "intercettato" a Pescara nel backstage dell'evento "One Year Before", aperto proprio dalla sua batteria per scandire l'inizio del countdown dei Giochi del Mediterraneo, ad un anno esatto dal loro arrivo. L'occasione è stata propizia per parlare della sua carriera, ma anche del suo nuovo album… e dell'Abruzzo.

Il nuovo disco, "Bona Jurnata", è uscito a 10 anni di distanza dall'ultimo album: questa lunga assenza dalle scene è stata forzata o voluta? «E' stata assolutamente voluta. Non mi piaceva come stavano andando le cose in Italia, e soprattutto non mi piaceva come andava la musica in
Italia: per questo mi sono preso una pausa.

E come sono passati questi anni?
«In questi anni mi sono dedicato ad altro: ho scritto un libro didattico, che si intitola "Jazz walking", e ho realizzato alcune versioni dei miei successi per paesi come l'Inghilterra, il Canada e la Germania. Poi, ad un certo punto, ho iniziato a sentire l'esigenza di incidere un nuovo disco, ma ho voluto farlo a modo mio, perché l'industria discografica mi avrebbe imposto di realizzarlo in maniera diversa. Sono molto soddisfatto del risultato finale: non esito a definirlo il lavoro più importante della mia lunga carriera».

In questo cd si respira una forte volontà di contaminazione e di esplorazione musicale..
«Assolutamente sì, anche perché la mia carriera è sempre stata attenta alle contaminazioni. Io mi sono sempre rivolto ai popoli di tutto il mondo. In questo album c'è una traccia, "Akebono", in cui si sente il panjai, che è uno strumento di origine orientale. Per quanto riguarda i testi, invece, ho voluto raccontare le mie vicissitudini, ciò che è accaduto ultimamente nella mia vita: purtroppo ho perso mia madre, ed è a lei che è dedicato il brano "Comme si' bella", ma è anche nata la mia nipotina Giulia, per la quale ho scritto "Ballando ballando"».

Quanto tempo ci è voluto per realizzare "Bona Jurnata"?
«Questo disco mi è costato tre anni di lavoro, ed è stato un investimento importante anche in termini economici. Basti pensare che abbiamo deciso di vendere "Bona Jurnata" al prezzo di 9.90 euro, e il pubblico lo può trovare persino presso i punti vendita delle Poste.
Bisogna dare spazio alla musica: se io esco a 9.90 euro, i giovani possono vendere il loro cd a 7 euro, no? Ma che aspettiamo a farlo?».

"Bona Jurnata" si distingue anche per la presenza di Edoardo Bennato e di Francesco Sarcina de Le Vibrazioni. Come sono nate queste collaborazioni?
«Edoardo è un mio caro amico. Abbiamo scritto insieme "A' cuoppo cupo", e lui nel pezzo suona l'armonica: straordinario! Con questa canzone vogliamo lanciare un messaggio: non ci piace la gente egoista e senza profondità. Se tu te ne stai con la Ferrari davanti al bar, offrimi almeno un caffè, no? E poi c'è Francesco Sarcina de Le Vibrazioni, che ha cantato e suonato in "Vibra". Con lui mi sono trovato molto bene: è arrivato in motocicletta, sembrava dovesse trattenersi in studio per poco tempo e invece, alla fine, non se ne andava più!».

"Buran" è un brano che permette di apprezzare, una volta di più, le sue grandi doti di batterista…
«Ti ringrazio. Ho voluto riprendere i "Carmina Burana" di Carl Orff, riarrangiandoli ed aggiungendoci la mia batteria. L'idea è nata l'anno scorso durante il concerto del 1 maggio a Roma, in piazza San
Giovanni: ho messo a sorpresa questo pezzo in scaletta, e il pubblico è letteralmente impazzito. Sono rimasto piacevolmente stupito di questa reazione, e da lì ho deciso di inserire nell'album anche questa traccia. Sono andato in studio e ho iniziato a lavorarci su».

Ora che sono passati alcuni mesi dal famoso "caso plagio di Sanremo", che l' ha riguardata da vicino visto che proprio lei aveva prodotto "L'ultimo segreto" di Ornella Ventura (poi ripresa da Loredana Bertè in "Musica e parole", ndr), che idea si è fatto di tutta questa storia? C'era qualcuno in malafede? «Credo che l'unica persona in buona fede fosse la Bertè. Sono rimasto molto amareggiato perché dietro a questo progetto c'erano lo stesso autore, lo stesso discografico e persino lo stesso produttore. La canzone era conosciuta perché Ornella Ventura era andata in tv e in radio per promuoverla. Non solo: "L'ultimo segreto" era stata anche registrata all'Intendenza di Finanza perché la copertina del disco, realizzata da Salvatore Fiume, era legata ad un concorso stile "Gratta e vinci". Quindi il pezzo non era sicuramente passato inosservato.
Comunque, preferisco non parlare più di questo fatto».

E allora torniamo a parlare di musica. Ultima domanda: oltre a Tullio De Piscopo, chi è il più grande batterista?
«Beh, non credo che si possa stabilire chi sia il più grande batterista del mondo, o quale sia il migliore di tutti i tempi. Io, personalmente, penso che non esista un batterista in grado di essere ritenuto superiore agli altri: semmai, è il cuore a determinare la tua bravura. Il cuore vince sempre».

Massimo Giuliano 10/07/2008 9.48