Piero Pelù: «il nichilismo è nel cassetto. Ora provo a divertirmi»

Alessandro Biancardi

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PESCARA. La star del Primo maggio pescarese 2008 sarà Piero Pelù, che sul palco di piazza Salotto porterà i suoi successi sia da solista che con i Litfiba, unitamente ai brani contenuti nel nuovo disco "Fenomeni". PrimaDaNoi.it va alla scoperta dell'ultima fatica del rocker fiorentino.


PESCARA. La star del Primo maggio pescarese 2008 sarà Piero Pelù, che sul palco di piazza Salotto porterà i suoi successi sia da solista che con i Litfiba, unitamente ai brani contenuti nel nuovo disco "Fenomeni". PrimaDaNoi.it va alla scoperta dell'ultima fatica del rocker fiorentino.
Com'è nato questo album?
«E' nato in un tempo relativamente breve, ed effettivamente non mi era mai capitato di impiegare così poco per realizzare un disco: 4 mesi per scrivere le canzoni, 8 settimane per produrlo in studio. Ho scoperto l'urgenza di comunicare, la bellezza di arrivare presto alla fine del percorso. Non bisogna insistere troppo su una canzone, altrimenti finisci per levigare il suono e schiacciare l'idea. Il primo singolo si chiama "Tutti fenomeni": oggi abbiamo perso l'idea di costruire, tutto deve nascere e immediatamente esplodere. Il senso di crescita progressiva è scomparso, siamo passati dalla lotta alla lotteria. Se ti va bene, sbanchi. Ma domani? E che cosa ti resta? Il rischio sarà di essere sempre un gigante dai piedi fragili».

La vita è un eterno scoprire, come ribadito in "Viaggio". È vero che questo è stato il pezzo più travagliato del disco?
«Mi sono innamorato dei primi versi – 'Viaggiare insieme è come un tango / come tante strade che s'incrociano / un po' d'asfalto, un po' di fango' – e volevo essere certo che il resto del testo fosse all'altezza di quelle prime parole che mi sono uscite di getto. Ho scritto e riscritto il testo e la musica 20 volte: alla fine credo di essere riuscito a trasmettere il senso che siamo passeggeri che non conoscono la meta, e il bello è proprio nel cercare qualcosa che è dentro di noi ma che non sappiamo ancora riconoscere».

"Ti troverai" e "Zombies" sono due canzoni che forniscono lo spunto per un confronto generazionale…
«Ho dedicato 'Ti troverai' alla mia figlia più grande, che ha quasi 18 anni. Siamo entrati nel cespuglio dei cazzotti, come si dice a Firenze. Confronto duro, comunicazione difficile. Lei vive in un mondo di incertezze, ma non vuole trarre esperienza dai nostri errori, dagli sbagli di chi è venuto prima».

Il classico rapporto conflittuale genitori-figli?
«Negli anni '60 poteva avere un senso, erano generazioni figlie della guerra e con la paura dell'atomica, ma oggi è tutto diverso. Eppure, alla fine, scopri che i punti di contatto non sono pochi: il nemico da combattere è sempre la noia e la frustrazione. Il boom dei '60 era sicurezza e speranza, dopo la morte e i conflitti. E' stato devastante scoprire che dopo le guerre è venuta solo la finta pace, dopo il boom i crack. E sulla porta, ad aspettare tutti noi, ecco la Distruzione. Siamo ancora vivi però, e questo dovrebbe bastarci per non arrenderci. Pensavamo che il '900 fosse l'esempio da non seguire con le sue guerre, le sue armi, e invece mi rendo conto che il secolo scorso è stato l'incubatrice di un secolo e di un millennio veramente storti».

Anche da questa riflessione nasce l'idea di riproporre "Il mio nome è mai più", in una chiave più rock, all'interno di questo nuovo lavoro?
«Probabilmente sì. La più grande sconfitta è ammettere che questo brano è sempre attuale, perché le guerre non finiscono, anzi, si moltiplicano. Oggi il Kosovo e i Balcani sono quella bomba, pronta ad esplodere con quella miccia lunga innescata nel '99».

"Ufo su Firenze" concentra l'attenzione sulla droga, invece.
«Un anno fa ci fu un'ordinanza comunale che se la prendeva contro il racket dei lavavetri, il cui giro d'affari arrivava addirittura a 100-200 euro al giorno. Nessuno si preoccupava del fatto che Firenze è la città con il maggior consumo di eroina e cocaina. Come si fa a non capire che la droga sta massacrando le menti di migliaia di ragazzi, che la vendono nelle scuole e in discoteca? Io mi sento diverso e lo grido forte. Non ci sto».

Qual è il senso di un brano come "Mamma Ma-donna"?
«A casa io sono da sempre in minoranza, perché vivo con la mia compagna, tre figlie, senza considerare mia madre, le zie e la mia ex compagna. Per questo, mi sembra imprescindibile fare un tributo alla figura femminile. Anni fa uscì un bellissimo libretto delle edizioni Millelire dal titolo 'Tutto quello che gli uomini sanno delle donne'. Ogni pagina era bianca. Non riusciamo mai a capirle fino in fondo, però conosciamo bene la loro capacità di sopportare il dolore, fin dal parto. Ecco perché unisco in una stessa immagine la Madonna che scende dal Golgota e le madri dei desaparecidos di Plaza de Mayo, tutte donne sante e coraggiose».

"Nato qui" è forse la traccia di "Fenomeni" che più sperimenta, a livello musicale…
«Ho messo nel cassetto il nichilismo. Provo a divertirmi. L'ironia, ad oggi nel 2008, è l'unica chance che ci è rimasta per salvarci il culo e per alleviare la nostra caduta verticale con un grande punto di domanda davanti a noi: che cosa è andato storto, che cosa boh».

Massimo Giuliano 28/04/2008 10.19