Luca Barbareschi a Teramo con il Gattopardo

Alessandro Biancardi

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TERAMO. E’ Luca Barbareschi il protagonista del doppio spettacolo in programma domani, martedì 30 ottobre e in replica il pomeriggio di mercoledì 31 al Teatro Comunale di Teramo per la Stagione di Prosa della Società della Musica e del Teatro “Primo Riccitelli”.

TERAMO. E' Luca Barbareschi il protagonista del doppio spettacolo in programma domani, martedì 30 ottobre e in replica il pomeriggio di mercoledì 31 al Teatro Comunale di Teramo per la Stagione di Prosa della Società della Musica e del Teatro “Primo Riccitelli”. «Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi». L'ideologia politica di Giuseppe Tomasi di Lampedusa è racchiusa in questa celebre frase di Tancredi usata per raccontare la situazione storica della Sicilia del 1860. Andrea Battistini ispirandosi alle lettere e agli appunti dell'autore de “Il Gattopardo”dà vita ad un testo ricco di spunti, suggestioni e inquieti interrogativi di valore etico e morale.
Il ruolo del Principe è interpretato da Luca Barbareschi che raggiunta la maturità artistica dopo trent'anni di carriera coronati da moltissimi successi teatrali, televisivi e cinematografici, si cimenta in questo ruolo straordinario, affiancato da un nutrito cast di attori.
La storia narra le vicende del casato nobiliare dei Salina, sospesa tra ricordo ed essere, alterna sprazzi di un passato folgorante a drammaticità borghese, profonde riflessioni sul tempo, specialmente interiore, alla realtà attraverso lo sguardo malinconico e fiero di Fabrizio Corbera, l'ultimo Gattopardo. Uomo dall' animo complesso che nella sua mente cela pensieri che sfuggono al mondo che lo circonda e lancinanti riflessioni sulla natura umana. Solo l'amato nipote Tancredi ne intuisce la natura travagliata, l'unico in cui l'uomo-gattopardo si vede riflesso mentre impotente assiste alla fine di un'epoca. Il bel Tancredi convincerà Fabrizio ad acconsentire alle nozze con Angelica, la figlia del ricco Don Calogero Sedara.
Tutto appare meravigliosamente fermo e sospeso in un affresco siciliano di tradizioni, sontuose feste, profumi e olezzi di un aristocrazia allo sbando. Immagini di una terra sensuale e barocca ma anche vitale e ironica su cui aleggia il senso del disfacimento e della fine imminente. Tutto ciò sembra non appartenere ad un epoca ben precisa, scavalca il tempo, si ripete in modo ciclico e universale, la solitudine irrimediabile del vecchio di fronte al cambiamento, il nuovo che spesso è illusorio.
29/10/2007 11.00