Cinema. Aiuto, i non-morti attaccano le sale

Alessandro Biancardi

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CINEMA. Zombie, uomini infetti, contaminazioni, città deserte, umanità decimata e allo sbaraglio: le sale cinematografiche italiane subiscono l'attacco dei non-morti in "28 settimane dopo" e "Resident Evil: Extinction".


Nel 2002 erano passati solo 28 giorni dalla diffusione del virus per vedere una Londra deserta e devastata: un virus che trasformava gli essere umani in creature assetate di sangue, pronte a rincorrere ogni uomo per nutrirsene. 28 giorni in cui la vita dell'intera Gran Bretagna si spegneva lentamente, per fare posto alle nuove creature infettate. Il film di Danny Boyle ha fatto scuola, riprendendo varie sfumature del cinema horror e gore. E ovviamente, con la scuola, arriva il sequel. Cosa è successo a quella stessa Gran Bretagna devastata, diverse settimane dopo? Ce lo racconta il regista Juan Carlos Fresnadillo, con "28 settimane dopo". Dopo un iniziale flashback in cui ci racconta i primi giorni della contaminazione e ci presenta i personaggi chiave, la trama si sviluppa intorno alla ricostruzione e ripopolazione del Distretto 1, una zona dichiarata sicura e pulita dall'esercito americano, che si è autoproclamato controllore della defunta Gran Bretagna. Ma il virus è dietro l'angolo, e 28 settimane sono poche per dichiarare sicura una zona:
una lezione che difficilmente dimenticheranno i soldati statunitensi e i nuovi abitanti del Distretto, in attesa di vedere cosa accadrà dopo
28 mesi…
A differenza del primo film, la regia di Fresnadillo appare meno concreta da un punto di vista narrativo rispetto a quella di Boyle: i novanta minuti del film costringono il regista a qualche salto logico, che alla lunga pesano sul film. Ma gli effetti visivi e le piccole soluzioni stilistiche (come la telecamera notturna), danno una forza al film nettamente superiore del suo predecessore. Questo, unitamente ad una cattiveria di fondo (la famiglia devastata e che si devasta da
sé) e al sangue a fiumi, fanno del film un nuovo punto d'arrivo e riferimento del suo genere.
Di diverso raggio invece "Extinction", il terzo capitolo della saga di Resident Evil, il fortunato videogame traslato sul grande schermo. La bella eroina Alice (Mila Jovovich) è costretta per l'ennesima volta a combattere contro gli zombie, padroni oramai della terra dopo i folli esperimenti della Umbrella Corp. tramutatisi in epidemia globale. I pochi uomini rimasti vivono come nomadi nel deserto, alla disperata ricerca di altri esponenti della razza umana. Ma anche lì non verranno lasciati in pace, né dagli zombie, né dalla stessa Umbrella, alla disperata ricerca della sintesi di tutti i suoi esperimenti: Alice.
Un film decisamente diverso da altri del suo genere, come il su citato
"28 settimane dopo", sia per impatto visivo che per
commercializzazione: infatti, oltre a presentare una struttura narrativa molto intrigante e da videogioco, Resident Evil (non solo questo capitolo) si rivolge ad un pubblico certamente più ampio, da Blockbuster. Questo però non gli toglie lo spazio che si sta ritagliando anche tra gli amanti del genere, che apprezzano di film in film la crescita degli elementi tipici del genere, dal sangue alla violenza, dalla frenesia alla follia.

Ernesto Valerio 19/10/2007 9.36