Monicelli: «l'amore si fa a casa, non al cinema»

Alessandro Biancardi

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Monicelli: «l'amore si fa a casa, non al cinema»
 PESCARA. Mario Monicelli oggi ha 91 anni. Ieri alla festa di Rifondazione Comunista si è presentato con oltre mezz'ora di ritardo ma il pubblico lo ha aspettato senza reclamare (nonostante il freddo pungente). Passo lento, sorriso di un ragazzino. La voce non tradisce la sua età: è impostata e ferma. STASERA IL REGISTA PESCARESE BERARDO CARBONE CON "SHOOTING SILVIO"
La sua ironia è delicata ma coinvolgente.
Da sapiente sceneggiatore riesce a giocare con gli aneddoti della sua vita: ricorda di aver scoperto giovanissime attrici come Claudia Cardinale e Raffaella Carrà. Si dimostra (fintamente) goffo e imbranato quando ammette: «ho detto ad una sconosciuta Brigitte Bardot che il mestiere di attrice non faceva per lei».

Occhiali da vista molto scuri a coprirgli gli occhi che lo rendono quasi divo.
Ma appena apre bocca si capisce che delle star di oggi non ha proprio niente: «mi stupisco che siate in tanti. Stasera c'era la partita dell'Italia, spero non ve ne pentiate».
Del mestiere di regista, il maestro Monicelli, nutre un grande rispetto come forse in giro ce n'è ancora poco.
Durante la sua chiacchierata con Gian Piero Consoli, docente di storia e critica del cinema, ha raccontato di ritenere il suo un mestiere vero e proprio e non solo un'arte: «l'arte ci può essere o non essere. A volte c'è ma la si scopre anche cinquant'anni dopo. Il mestiere invece è fondamentale perché ti permette di raccontare con la massima tranquillità cose che altrimenti non sapresti risolvere».
Consoli ha poi ricordato che il consenso della critica è arrivato da circa vent'anni ma Monicelli non è parso più di tanto attento a quello che in giro si dice di lui e lo racconta prendendosi un po' in giro: «non leggo quasi mai le critiche, anche perché a dire la verità non leggo proprio quasi più. Non ci vedo. Uso una lente di ingrandimento ma mi affatico subito, quindi smetto. E comunque ho sempre letto solo le critiche dei giornali che compravo, mica andavo a comprare altri giornali per vedere cosa dicevano di me…».




«IL MIO PRIMO FILM? PER FORTUNA SI E' PERSO»

Del suo primo lungometraggio, "Pioggia d'estate" del 1937, uscito sotto lo pseudonimo di Michele Badiek non ha uno splendido ricordo.
«Avevo solo vent'anni, lo girai con alcuni amici, vicini di casa, a Viareggio, dove sono nato. Per fortuna si è perso». Di quello strano pseudonimo oggi non ricorda nemmeno l'origine: «forse avevo tentato di storpiare e scimmiottare qualche nome sentito in qualche nuovo film cecoslovacco, un cinema che in quegli anni si stava facendo largo».




MONICELLI E LE DONNE

Quasi vent'anni dopo, mentre cercava una giovane attrice per il film "I soliti ignoti" si imbattè in una bellissima e sconosciuta Claudia Cardinale. «Non aveva nemmeno 18 anni. Vidi qualche foto e venne convocata insieme ad altre ragazze per fare il provino. Parlava solo francese, e forse anche arabo, non lo so…non l'ho mai capito…».
Tra la decina di aspiranti la scelta ricadde su di lei: «era molto bella, e anche molto brava e con quel film iniziò la sua
carriera».
Non fu altrettanto lungimirante con "una certa" Brigitte Bardot: «un giorno si presentò, era giovanissima e io le dissi: "non penso che il cinema sia la tua strada"», ma ancora oggi continua a "corteggiare" Raffaella Carrà.
«Lei esordì nel cinema con il mio "I Compagni". Fu bravissima, girò delle scene molto difficili con Mastroianni. Ancora oggi le rimprovero di aver tolto al cinema italiano, con la sua scelta di dedicarsi alla televisione, una grande opportunità».

MONICELLI E IL SESSO

Di sesso nei film di Monicelli se n'è sempre visto molto poco. Ieri sera lo ha ammesso, giocando anche a fare un po' l'impacciato.
Una scelta non casuale, ma meditata: «il sesso si fa a casa non al cinema.
Alla fine le posizioni e i movimenti sono sempre quelli. O magari sono io che sono un uomo acerbo. E poi mi imbarazza», ha continuato. «Sul set ci sono elettricisti, macchinisti e non mi va che guardino un uomo e una donna nudi o seminudi fare certe cose. Quindi di sesso nelle mie opere ce n'è sempre stato poco. Rapido, e nemmeno troppo elettrizzante».


«GLI ABRUZZESI, FIDANZATI ESEMPLARI»

In due film di Monicelli ( "I soliti ignoti", "I compagni" con la celebre battuta "abruzzesi gente del nord") il ruolo di fidanzati spetta a due alpini abruzzesi. Strana coincidenza, e il regista e sceneggiatore ha raccontato: «in quei film si parlava di una Italia per il settantacinque per cento rurale, terra di contadini e braccianti. Le ragazze di oggi sono fidanzate sempre con studenti, studiano sempre questi giovani, ma fino a che età studiano oggi? Vanno tutti in palestra, hanno abbigliamento firmato».
Un tempo invece c'erano gli alpini, «venivano solo dall'Abruzzo, dal Veneto, dal Friuli e dal Piemonte. Erano visti come ragazzi forti, leali, e il loro ruolo creava un certo ascendente sulle donne che cercavano un po' di sicurezza. E poi gli abruzzesi hanno sempre avuto l'etichetta di essere solidi e poco scansafatiche. Allora. Adesso non so»


Alessandra Lotti 13/09/2007 9.35