Il viaggio libero della musica nel pianoforte di Michele Di Toro

Alessandro Biancardi

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Il viaggio libero della musica nel pianoforte di Michele Di Toro
ABRUZZO. E' un'ora di viaggio libero nella musica, non importa quanto la conosci e se ti piace davvero. Perchè lui, Michele Di Toro, pianista di Sant'Eusanio del Sangro che oggi si esibisce in tutto il mondo, alla fine ti convince. Le note e gli stili che le compongono in melodia fanno già parte del tuo corredo culturale. Basta saperle ascoltare, volerle scoprire e il passaggio dalla semplice divagazione alla passione ricercata è breve.



«Molti si meravigliano quando ascoltano la melodia di Goldrake accanto a una brano di Mozart»,
racconta il pianista, «cosa ci fanno l'uno accanto all'altro? Non è una contaminazione azzardata? Io dico solo che in ogni esibizione c'è una parte di me, non può essere diversamente se voglio comunicare al pubblico qualcosa. Allora sia Goldrake che Mozart sono dietro la vita di chi ad appena 7 anni iniziava a suonare il pianoforte e come tanti suoi coetanei guardava anche i cartoni animati».

C'è dunque la storia di un uomo comune dietro l'arte di Michele Di Toro, pianista jazz molto apprezzato a livello nazionale e internazionale?
«Non può essere diversamente. L'importante è riuscire a comunicare la tua passione.
Così scelgo di parlare agli altri con il linguaggio musicale che conoscono di più, per fargli scoprire che il passo ad altri stili non è così difficile. E magari l'approfondimento delle diverse tematiche scatterà proprio dopo un concerto cui si è assistito per caso».

Come è iniziata la tua passione per la musica?
«Mio padre era appassionato di fisarmonica ed è lui che mi ha iniziato a questa arte, con l'amore incondizionato, senza scegliere e discriminare melodie. Poi ho approfondito, sono andato avanti, studiando a fondo la musica classica, per approdare in seguito al jazz e alla libertà di muoversi tra stili e sperimentazioni sonore. Questo mi ha permesso di viaggiare nella storia della musica, senza freni e preconcetti, scoprendo, sera dopo sera, una parte diversa di me, del pubblico, del pianoforte».

Come quando con uno strofinaccio entri nel cuore del pianoforte a catturare nuovi suoni che questo strumento può emettere?
«Ogni volta che salgo sul palco annullo tutto quel che c'è intorno. C'è un master che guida la mia esibizione ma c'è anche tanta improvvisazione. La ricerca di suoni nuovi per poter comunicare, per conoscere più a fondo quello strumento, che pratico da una vita, ma come ogni cosa, mai abbastanza. La corda soffocata in uno strofinaccio gli fa emettere note diverse, insolite, eppure perfettamente amalgamabili con la sua musica. C'è sempre una possibilità di nuova armonia dietro l'angolo e sta all'artista che voglia completarsi, scoprirla giorno per giorno».




Dietro una rapsodia dunque si nasconde l'uomo?
«Ogni concerto è un viaggio dentro me stesso. E' questa la forza della musica, aiutare l'espressione dell'animo umano. Non sono un musicista classico né un jazzista ma un improvvisatore totale. I miei brani sono la sintesi di influssi diversi, trasversali. Ed è per questa forza di sperimentazione insita nella musica, nella sua capacità di aiutare l'uomo a guardarsi dentro, che vorrei vederla viaggiare in ogni dove, negli angoli delle strade o nei paesaggi aperti».

Marcia Turca e Volare, Mozart e Braccio di Ferro: cosa ci fanno insieme?
«Musica è sperimentare, viaggiare nei propri ricordi, nella proria cultura e riuscire a comunicare tutto questo al pubblico. In fondo hai a disposizione pochi suoni, una manciata di note, eppure entrando nel corpo vivo del pianoforte, come John Cage, scopri che può aiutarti ad allargare il
ventaglio di suoni possibili. Così come possono arricchire il tuo dialogo con il pubblico secoli interi di melodie diverse. Suonare è parlare. Raccontare al pubblico chi sei.
E mentre suoni quel pubblico ti risponde, ti trasmette qualcosa. Non so.
Mi siedo ancora al pianoforte e capita che suoni la loro musica, la mia, la nostra».


SCHEDA ANAGRAFICA

Michele Di Toro nasce a Sant'Eusanio del Sangro 33 anni fa.
Segno zodiacale "gemelli", il padre è segretario di scuola media e la madre maestra elementare.
E' proprio il padre ad avvicinarlo alla musica e a perfezionare il suo orecchio musicale, capace di decodificare le note di un brano. Michele si distingue subito negli studi musicali.
Inizia a studiare pianoforte a 7 anni nella scuola civica di musica di Lanciano e lo fa fino a 13 anni, quando passa al conservatorio "Luisa D'Annunzio" dove si diplomerà a 21 anni.
Nel frattempo continua anche gli studi professionali , si trasferisce a Milano e approda alla facoltà di filosofia.
A Milano esplode la sua carriera, dopo aver frequentato e suonato
con Enrico Intra e Franco Cerri, passando anche per Parigi dove frequenta l'Ecolle Normale de Musique "A. Cortot" di Parigi.
Tra i premi e riconoscimenti avuti c'è il premio per pianisti jazz "F. Gulda", assegnato con una menzione speciale della giuria per la migliore esecuzione di un brano composto da Gulda, nonchè la partecipazione al prestigioso concorso internazionale per pianisti jazz "Martial Solal".

Sipo Beverelli 13/09/2007 9.06


Il sito: www.micheleditoro.com