Ritratto d'artista: Dean Martin, oggi avrebbe 90 anni

Alessandro Biancardi

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HOLLYWOOD. Il 7 giugno avrebbe festeggiato 90 anni. Nella sua vita ha fatto il benzinaio, è salito sul ring, giù nelle miniere, poi con le canzoni che gli diedero la popolarità entrò nei night club, al cinema, in Tv. Mestieri che l'oriundo abruzzese svolse con coraggio sino al tramonto, triste, disseminato di alcol e malattie.
Dino Paul Crocetti era nato a Steubenville, una cittadina dell'Ohio. I genitori avevano origini abruzzesi, (Montesilvano), e da loro aveva imparato qualche frase dialettale bislacca, che gli strappava grandi risate ogni qualvolta la ripeteva.
Alto, bello con un fascino che le donne adoravano, seduttore, viveur, amante della vita libera cantò recitò, sul palcoscenico e dinanzi alle cinepresa di Hollywood, pur non essendo, come egli diceva, un vero attore. «Ma se vogliamo sopravvivere, bisogna adattarsi a tutto».
Anche filosofo in tanti casi, e sincero.
«Quando ero giovane, io insegnavo ginnastica, e intanto mi preparavo a salire sul ring e guadagnare qualche dollaro.Ma io non ero un campione del mondo.E Rocky (Marciano) me lo ripetè spesso».
Il cronista ebbe il piacere e la fortuna di conoscerlo a Las Vegas, non nelle sale- roulette, ma dopo uno show con il suo più grande amico Jerry Lewis, che l'abruzzese aveva conosciuto ad Atlantic City nel New Jersey nel 1946, quando formarono un duo brillante per night club. Con Jerry, girò una ventina di film che la Tv oggi "ripete" con successo.
Dean Martin era modesto, a differenza di tanti altri artisti; passava dal ruolo di viveur, al cow boy alcolizzato e preferiva le interpretazioni drammatiche, suggerite da Frank Sinatra, riuscendo a recitare in maniera convincente. Basti dire che il suo "palmares"
artistico annota 52 film vari.
Come "Un dollaro d'onore" accanto a John Wayne, "I giovani leoni", insieme a Marlon Brando e "La corsa più pazza d'America" che fu il suo ultimo film nel 1983, a sessantasei anni.
Quando gli chiesi: «Ma Frank (Sinatra) è veramente un "grande"», non fece finire la frase, che scoppiò a ridere e...«Yes, Franky is big, ma non di statura, e non ha fatto tutti i mestieri che ho fatto io».
«Franky the great» come lo chiamavano gli americani, invitava sovente Martin nei suoi show personali, col quale improvvisava duetti cantando con la sua voce melodiosa, piacevole.
La carriera di Dino Crocetti era
caratterizzata da successi facili e divertenti. Del resto il suo volto simpatico era quello che ci voleva per un popolo sortito da una guerra che trasuda tutt'ora strascichi psicologici.
Dean preferiva tre canzoni «che gli ricordavano l'Abruzzo», il Paese di origine dei genitori: "That's amore", "Volare" e "Mambo italiano"
che amava eseguire in qualsiasi spettacolo, infiammando la platea.
Non molti sanno che l'ex pugile, minatore, barbiere, croupier odiava gli ascensori e questa fobia la condusse con sè nell'aldilà.
Allo scadere degli anni 70, Dean rallentò la sua attività a causa di problemi di salute e nel nel 1988, dopo una festosa tournè con Frank Sinatra e Sammy Davis, Martin esclamò «sono contento di aver lavorato con questi due scansafatiche, però ci siam divertiti più del pubblico».
L'anno precedente una tragedia familiare completò il tracollo fisico del noto personaggio italo americano: il figlio Dean, di 35 anni morì in un incidente aereo. Il lutto fu un duro colpo per la sua già debole salute.
A questo aggiungete il volume di sigarette che Martin fumava come una ciminiera e l'alcol, che avevano ridotto ad un vegetale l'artista geniale più amato dell'epoca.
Memorabile la frase che esclamò in occasione di un party: «Non sei ubriaco se non riesci a stare sdraiato a terra senza doverti aggrappare da qualche parte». Poi rivolto a Jerry Lewis sussurrò:
«Puoi dir loro che ogni volta che bevo un bicchiere sul palcoscenico, è ricolmo di spremuta di arancio?» Sempre pronto alla battuta allegra, quando gli chiedevano «Cosa vuoi che scrivano sulla tua tomba?», rispondeva: «Everybody loves somebody sometime» (Tutti amano qualcuno qualche volta), il titolo della sua famosa canzone. Ora quella frase si legge davvero sulla tomba nel cimitero di Westwood in California, dove riposa dal giorno di Natale del 1995.


Lino Manocchia 27/06/2007 8.41