L'INCHIESTA

Finanziamenti a tv e giornali: in 10 anni una pioggia di 3,6 miliardi

Corte dei Conti bacchetta governi: soldi a giornali sconosciuti per una manciata di copie

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Finanziamenti a tv e giornali: in 10 anni una piogga di 3,6 miliardi

 

 

 

EDITORIA. 3,6 miliardi di euro: è questa la mastodontica cifra spesa dal Governo italiano dal 2005 al 2014 per contributi all’informazione e all’editoria.

 

Nei mesi scorsi la Corte dei Conti ha verificato la gestione del denaro pubblico nell’arco dei 9 anni e non ha nascosto sotto al tappeto i problemi del passato, sottolineando non solo alcune incongruenze ma anche alcune novità da introdurre per far sì che i soldi non vengano spesi male.

 

E in quella pioggia di soldi, come ha potuto verificare PrimaDaNoi.it sfogliando la relazione di 220 pagine della sezione di controllo sulla gestione delle amministrazioni dello stato, c’è un po’ di tutto:  1,2 miliardi alle imprese editrici di quotidiani e periodici (passando dalle abbuffate di 173,5 milioni di euro del 2005 ai ‘miseri’ 49 milioni del 2014), oltre 10,4 milioni di contributi a favore dell'editoria speciale periodica per i non vedenti,  400 mila euro per l'associazione stampa estera, 215 milioni di euro di  contributi alle imprese radiofoniche e imprese televisive, 90 milioni per comunicazione a carattere pubblicitario di particolare  utilità sociale o interesse pubblico.

E proprio qualche giorno fa il ministero dello Sviluppo Economico ha avviato la fase che porterà alla liquidazione dei contributi annuali alle emittenti televisive locali relativi al 2015 per altri 36.395.464 euro

 

 

E se l’impressione è quella che ormai una decina di anni fa i giornali si siano cibati avidamente dei fondi a pioggia, portandosi a casa cifre impensabili (e a volte anche non proporzionati alla tiratura) è anche vero che qualcosa è cambiato perché negli ultimi tempi i finanziamenti  si sono ridotti di circa il 60 per cento.

E’ il classico esempio di come un principio anche giusto (aiutare le imprese editrici a svolgere un servizio di pubblica utilità) sia invece stato distorto ed esasperato nella realtà fino a diventare il classico esempio di “mungitura all’italiana” da parte di personaggi anche senza scrupoli (qualcuno è finito anche in galera) con la non trascurabile ricaduta di contribuire alla distorsione dell’informazione fornita, piegata ai vari interessi e lobbies o particolarmente riconoscente per il regalo ricevuto. Dunque invece di migliorare il panorama informativo i fondi hanno contribuito a deteriorarlo e così quei miliardi  sono serviti a tenere in piedi per lo più imprese che in un Paese normale non sarebbero mai esistite perchè non avrebbero avuto mercato. S

In compenso quegli stessi fondi pubblici hanno distorto il settore creando pericolose disparità nella concorrenza.

Tutto sotto la stretta vigilanza dei vari governi, cioè dello Stato.

Giusto tagliare gli aiuti o più giusto vigilare davvero su come e a chi vengano erogati?

 

UN PO’ DI CIFRE

 Al primo posto tra i giornali che negli ultimi 10 anni hanno ricevuto finanziamenti maggiori c’è ‘Avvenire’, quotidiano «di ispirazione cattolica», nato nel 1968 per volontà di Paolo VI che voleva «tradurre lo spirito del Concilio Vaticano II in uno strumento popolare d’informazione».

Se la mission sia stata portata a termine non si sa, di sicuro dal 2005 al 2014 il quotidiano ha ricevuto la cifra record di 51,2 milioni. Nessun altro quotidiano italiano ha sfondato il muro dei 50 milioni di euro.

Seconda in classifica con 49,3 milioni c’è il giornale di partito ‘L'Unità’ (una media di 4,9 milioni all'anno), a seguire ‘Italia Oggi’ con 38,5 milioni.

33,5 milioni sono invece i contributi erogati dal 2005 al 2014 al ‘Manifesto’. Lontano, lontanissimo il biennio d’oro 2005- 2006:  per ciascun anno, infatti, il quotidiano incassò 4,4 milioni di euro.

La cifra è andata poi scemando ed è arrivata a 1,9 milioni di euro nel 2014.

Sono 30,5 i milioni erogati alla ‘Padania’, giornale della Lega, 29,1 milioni a ‘Libero’ e 27,8 milioni a ‘Cronaca Qui’. E poi ancora 25,7 milioni ad ‘Europa’, 24 milioni a ‘Liberazione’ che però da 2012 non riceve più finanziamenti, così come ‘Terra, ’ ex ‘Notizie verdi’ che si è portato a casa 13,8 milioni.

Il ‘Foglio’ ha incassato 21,5 milioni di finanziamenti pubblici, 23 milioni per il meno noto ‘Conquiste del lavoro’ della Conquista del Lavoro srl, 20,4 milioni di euro per ‘Il cittadino’, 20 milioni tondi per ‘Il Secolo d'Italia’.

Il ‘Corriere Mercantile’ invece in 9 anni si è portato a casa 19,8 milioni di euro, 18,9 milioni il giornale edito all’estero ‘America oggi’, mentre il ‘Corriere di Forlì’ ben 16,6 milioni sebbene dal 2012 non percepisca più contributi.  16,6 milioni per ‘La Discussione’, 16,6 milioni per il ‘Corriere Canadese’ che dal 2012 però non riceve finanziamenti così come ‘Il Globo’ che si è portato a casa 14,4 milioni.

Sono poco meno di 15 milioni invece i soldi intascati da ‘Cavalli e Corse’. In questo caso il giornale dal 2011 non percepisce più finanziamenti.

E poi ancora 14,9 milioni per il ‘Nuovo Corriere di Firenze’, così come ‘Rinascita’ che ha ottenuto 14,5 milioni di euro o il ‘Corriere del Giorno di Puglia’ e ‘Lucania’ a quota 13,6 milioni.

Stessa cifra anche per il ‘Giornale dell'Umbria’, 13,3 milioni per il ‘Quotidiano di Sicilia’.

Si è fermato a 12,6 milioni anche ‘L’Avanti’  che dal 2010 è praticamente rimasto a bocca asciutta.

Il ‘Sannio Quotidiano’ invece continua a percepire finanziamenti e negli ultimi nove anni ha raggranellato 12,7 milioni.

Sono sopra ai 10 milioni anche ‘La verità per sport’,  ‘La cronaca’ della nuova informazione società coop a responsabilità limitata e il ‘Corriere Laziale’.

4 milioni invece per ‘Gente d'Italia’ 2, 9 milioni per ‘La voce del popolo Croazia’ e 2,3 milioni per la ‘Voce d'Italia’.

 

Altri 75,3 milioni sono andati ai periodici e c'è un po' di tutto: 3,6 milioni per ‘Luna Nuova’, 3,6 milioni a ‘Rassegna Sindacale’,  la stessa cifra anche per ‘Sabato sera’, mentre 3,4 milioni per il periodico ‘Motocross’.

Ci sono poi 3,3 milioni per ‘Left avvenimenti’, 3,3 milioni per ‘Il salvagente’ e 2,8 milioni per ‘Zai.net Lab’. ‘La Nuova Ecologia’ invece negli ultimi nove anni si è portato a casa 2,7 milioni, poco meno, ovvero 2,6 milioni per ‘30 giorni nella Chiesa e nel mondo’, 2,2 milioni per il ‘Mucchio Selvaggio’ che negli ultimi tre anni però non ha più incassato un euro.

Per Famiglia Cristiana 2,3 milioni e l’Eco di San Gabiele 500 mila euro.

 



VERIFICHE E CONTROLLI

La Corte dei Conti auspica una revisione delle attribuzioni e della composizione della Commissione tecnico-consultiva. A quest’ultima si chiede di attribuire non solo la valutazione dei requisiti formali che le testate debbono possedere per accedere ai contributi, ma anche una verifica dell’idoneità e capacità di ogni singola testata a conferire «un reale, concreto contributo alla promozione del pluralismo informativo».

Anche perché i controlli dello Stato, recentemente anche con la collaborazione della Guardia di finanza e dell’Agcom, hanno consentito di far emergere fenomeni di irregolarità commesse da alcune testate nella presentazione della documentazione e riguardanti, soprattutto, la natura giuridica del soggetto titolare della testata o le dichiarazioni relative a tiratura, distribuzione, vendita.

In alcuni casi sono emersi rappresentazioni di bilancio non veritiere.

«Non si può, poi, trascurare», insiste la Corte dei Conti, «la necessità di riformare il sistema della contribuzione diretta, oggi basato su una congerie di disposizioni sedimentate in oltre un trentennio, grazie ad interventi spesso episodici e disorganici, che ora andrebbero sostituite con un quadro di regole semplici e coerenti».

Ma i controllori non nascondono perplessità anche sull’assetto della Commissione tecnico-consultiva, e questo è il capitolo più inquietante: «nell’esercizio delle sue funzioni di organo decisionale non garantisce sufficientemente l’assenza di ogni possibile interferenza o commistione con gli interessi dei potenziali beneficiari dei contributi; sarebbe, pertanto, auspicabile il suo superamento con l’introduzione di un nuovo modello organizzativo».

 

Alessandra Lotti

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