LA SENTENZA

Assunzioni illegittime all’Arit, assolto dalla Corte dei Conti l’ex dg Esposito

La Procura aveva chiesto il risarcimento di 50 mila euro

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Sede Arit



 

ABRUZZO. Assolto dalla Corte dei Conti, Ernesto Esposito, 65 anni, ex direttore generale dell’Arit, al quale la Procura aveva addebitato un danno per le casse pubbliche pari a 50 mila euro.

Secondo l’accusa all’ex dg, (già condannato in passato dalla Corte dei Conti anche per i fatti inerenti uno dei tanti misteri Arit, il fantasma Dedalus) era da addebitare la responsabilità per il «coacervo di retribuzioni» corrisposte a dipendenti stabilizzati o assunti sulla base di presupposti «di dubbia legittimità».

Un caso enorme che costò alle casse dell’agenzia regionale oltre 2,3 milioni di euro. Una guerra intestina tra lavoratori ed ente pubblico, ma anche una montagna di carte bollate e ricorsi al giudice del Lavoro trascinatisi per anni.

Nel mirino in quegli anni le scelte di una politica inadeguata che non avrebbe saputo gestire i lavoratori e che produsse soprattutto un enorme sperpero di denaro pubblico oltre ad una pubblica amministrazione inefficiente.

Erano i tempi in cui la guerra feroce aveva, come spesso accade, l’obiettivo di sistemare lavoratori sponsorizzati e, non potendoli stabilizzare subito, si andava ad aumentare la schiera dei cosiddetti “precari”. Molte le vicende narrate anche da PrimaDaNoi.it a cavallo della Giunta Del Turco (allora l’assessore di casa era Donato Di Matteo) e la giunta Chiodi, storie di proteste e di forzature che ebbero molti strascichi.

All’epoca l’Arit era il fulcro (insieme alla quasi gemella Abruzzo Engineering) e stazione appaltante di centinaia di progetti informatici per centinaia di milioni di euro, molti dei quali videro la luce molto tardi, altri non l avidero affatto, scandali mai scoperchiati se non per l’eccezione eclatante di Dedalus.

Tornando alle recenti contestazioni ad Esposito, la Procura contabile aveva addebitato solo la cifra legata alle spese legali sostenute nei processi civili – in alcuni casi protrattisi anche in appello – a definizione dei quali il Giudice del lavoro aveva dichiarato il diritto degli attori all’assunzione.

Ma come detto è arrivata l’assoluzione.

Il tutto è nato da un dossier della Struttura Speciale di Supporto Controllo Ispettivo Contabile della Giunta regionale dell’Abruzzo, che a novembre del 2009 analizzò le procedure di stabilizzazione di lavoratori con contratto di collaborazione coordinata e continuativa, d’immissione nei ruoli organici dell’Agenzia di lavoratori già dipendenti di Abruzzo Informatica s.p.a. e di vincitori di concorsi pubblici per l’assunzione a tempo indeterminato di personale.

In totale 24 posti appartenenti a varie qualifiche e profili professionali. La relazione descrisse le molteplici illegittimità riscontrate e la conseguente realizzazione d’un pregiudizio patrimoniale alle finanze dell’Arit.


LE ACCUSE

Varie le accuse mosse ad Esposito, in qualità di dg, come quella di aver proceduto senza la dovuta preventiva approvazione di un reale Piano Triennale dei fabbisogni di personale dell’Agenzia o di essersi mosso in mancanza della dovuta verifica delle compatibilità finanziarie.

Non un elemento di poco conto ma un «necessario presupposto alle assunzioni».

Inoltre gli sono stati contestati i mancati interpelli per la mobilità di personale da altre Amministrazioni e la mancata verifica delle compatibilità finanziarie.

La stessa struttura Speciale di Supporto Controllo Amministrativo Contabile, nel 2014 su richiesta della procura, ha confermato che la stabilizzazione di lavoratori di personale cococo  costò alle casse pubbliche oltre 1 milione di euro e l’assunzione di personale a seguito di concorso fece uscire un altro milione.

L’Arit ha poi sostenuto spese di giustizia, conseguenti ai processi intentati da alcuni partecipanti al bando per l’assunzione di personale di varie qualifiche, collocati utilmente nella graduatoria, ma non assunti (se non, appunto, a seguito delle pronunce del Giudice del lavoro.

In questo caso la cifra ha superato i 50 mila euro.



«NON C’E’ COLPA GRAVE»

Esposito si è difeso confermando la piena legittimità delle procedure adottate in rapporto alle norme vigenti all’epoca della sua direzione dell’Agenzia regionale, nonché conformi al Piano Straordinario approvato con le Organizzazioni Sindacali. Ha anche spiegato che nel primo semestre dell’anno 2009, in prossimità della sua cessazione dalla carica, i suoi poteri erano limitati, dunque non avrebbe potuto porre in essere «ulteriori azioni utili a correggere eventuali illegittimità connesse ad un assetto normativo sopravvenuto».

E proprio questa tesi è stata sposata dai giudici.

Secondo la Corte, infatti, «i tempi non coincidono e appare assai difficile ipotizzare una responsabilità» dell’ex direttore generale estesa a rilevanti e decisive vicende «che trovavano genesi, svolgimento o effetti in momenti successivi alla cessazione della carica in argomento».

«Non può ritenersi», si legge ancora nella sentenza, «che la condotta» di Esposito «al di là della residua violazione procedimentale (inusitata celerità … caratterizzata dal mancato rispetto dei termini minimi che debbono obbligatoriamente intercorrere tra lo svolgimento delle diverse prove concorsuali) censurata dal pubblico ministero, sia connotata da colpa grave, intesa come scriteriatezza e massima negligenza nello svolgimento delle proprie funzioni».

I giudici ricordano anche che per l’affermazione della responsabilità occorre una «consapevolezza ed una partecipazione volitiva od omissiva al fatto produttivo del danno» ed in questo caso non ci sono.

 

Alessandra Lotti