LA VOCAZIONE

Incredibile in Regione: può lavorare un solo giorno all’Ato per seguire il Presidente

Ferrante in comando in Regione chiamato dall’amico e concittadino ma non potrebbe ricevere compensi

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Incredibile in Regione: può lavorare un solo giorno all’Ato per seguire il Presidente

PESCARA. La domanda potrebbe essere questa: un dipendente che per 4 giorni a settimana su 5 non si presenta in ufficio perché lavora altrove (legittimamente) e che con la sua assenza non crea problemi al datore di lavoro è un dipendente necessario o no?

La risposta sembra scontata ma nella galassia dell’Ato non mancano mai sorprese.

Si pensi al caso di Fabio Ferrante, ex assessore a Lettomanoppello, uomo forte Pd nella roccaforte del presidentissimo D’Alfonso,  oggi consigliere comunale con deleghe al Bilancio, Welfare, Protezione Civile, nonché dipendente Ato coinvolto in passato nell’inchiesta insieme a Giorgio D’Ambrosio.

Ferrante gode da sempre della fiducia del Presidente e per questo a settembre scorso proprio D’Alfonso ha voluto il suo concittadino con sé nell’ufficio di presidenza, già affollatissimo di cervelli.

I due sono molto amici tanto che Ferrante durante il processo Housework disse in aula «ho aiutato D'Alfonso gratuitamente a traslocare a titolo di amicizia». Oggi oltre le braccia D’Alfonso richiede anche un diverso apporto, per lo più intellettivo, anche se pare che proprio nell’ufficio di appoggio al presidente non vi sia un gran clima di serenità e concordia se non altro perché i consigli dei consiglieri rimangono spesso accantonati in un angolo.

Grazie all’istituto del comando, allora, si stabilisce che Ferrante lavorerà il lunedì, per l’intera giornata, all’Ato dove è regolarmente assunto e il martedì, mercoledì, giovedì e venerdì nell’ufficio di collaborazione del presidente della giunta regionale.

Non sarà un po’ troppo? Nel senso… come fa l’Ato senza il suo istruttore amministrativo?

E come può essere normale (occhio, non "legittimo" ma semplicemente “normale”) che un dipendente possa lavorare un solo giorno a settimana  e riuscire a non creare arretrato o problemi organizzativi?

Dunque l’Ato in questi mesi come farà?

 Nessun problema, va bene così, nessuno protesterà, lo certifica pure il dirigente amministrativo dell’Ente d’Ambito, Nino Pagano, che ha dichiarato che il comando parziale del dipendente «non incide sulla ordinaria funzionalità ed operatività dell’Ato».

Dunque via libera per un anno ovvero fino al 30 ottobre prossimo.

 E dire che proprio questa assunzione nel carrozzone acquedottistico più affollato che mai era entrata anche nell’inchiesta che coinvolse l’allora presidente D’Ambrosio. Durante il processo Alessio Di Giulio, teste del pm ed ex dipendente dell’Aca disse: «di Fabio Ferrante si diceva che non fosse neanche diplomato e, per quanto riguarda le modalità di assunzione, non mi risulta che l'Ato abbia emanato in quegli anni bandi di evidenza pubblica».

Un altro interrogativo, ancora più importante. A questo punto chi paga lo stipendio di Ferrante? Secondo quanto risulta a PrimaDaNoi.it una parte gli viene elargita dall'ente regionale dove lavora per la maggior parte del tempo. 

 Impossibile fare una ulteriore verifica sul sito istituzionale della Regione che tende a disperdere in decine di pagine le diverse figure incaricate nello staff del presidente. Alla voce ufficio di presidenza, comunque, non c'è alcun documento.

Ma se quanto risulta al quotidiano è vero c’è un grosso problema. Già perché in base alla normativa vigente (articolo 5 D.L. n. 78/2010) per i titolari di cariche elettive (Ferrante è consigliere comunale), lo svolgimento di qualsiasi incarico conferito dalle pubbliche amministrazioni, inclusa la partecipazione di organi collegiali di qualsiasi tipo, può dar luogo esclusivamente al rimborso delle spese sostenute, eventuali gettoni di presenza non possono superare l'importo di 30 euro a seduta.

Questo lo sanno in Regione?

FABIO FERRANTE COMANDO del. Cus 6_2015