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C'è accordo con le regioni, 3 mld per la fibra pubblica

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Abruzzo, banda ultralarga per 60 comuni, firmato l’accordo

 ROMA.  Strada in discesa per la realizzazione della rete a banda ultralarga in 7.300 comuni.

Stato e Regioni hanno trovato l'accordo per la distribuzione dei fondi e quindi 3 miliardi di euro sono finalmente sul piatto per l'infrastruttura pubblica nelle aree a fallimento di mercato, quelle in cui i privati non sono interessati a investire.

 "E' una giornata importante" in cui si realizza "finalmente una strategia nazionale, non una somma di piani territoriali", ha commentato con soddisfazione il sottosegretario alle Comunicazioni Antonello Giacomelli, cui è stato affidato tutto il dossier. Dopo il passo falso della scorsa settimana, quando non fu possibile trovare l'accordo sulla ripartizione dei fondi in base al 'fabbisogno' (vale a dire allo stato di avanzamento della rete raggiunto fin qui con le forze proprie delle singole realtà territoriali), la Conferenza Stato-Regioni ha oggi trovato la quadra, grazie a 1,1 miliardi ulteriori che il Cipe assegnerà entro il 30 aprile alle regioni del Sud per rispettare l'equilibrio complessivo 80/20 proprio a favore del Mezzogiorno e che non saranno necessariamente destinati alla banda ultralarga, ma potranno essere spesi anche per altre opere infrastrutturali.

Alla fibra vera e propria, invece, andranno per il momento circa 3 miliardi e non 4 come inizialmente previsto: la riapertura della consultazione tra gli operatori privati ha infatti visto un aumento degli impegni nelle aree giudicate interessanti per il mercato, in particolare da parte di Telecom Italia (che ha aumentato di 1.146 comuni la copertura nelle aree C e D). Sono quindi diminuite le esigenze in queste aree, definite 'bianche': a queste verranno destinati 1,6 miliardi di fondi Cipe, 1,2 miliardi di fondi regionali e 233 milioni del cosiddetto 'Pon imprese e competitività'. Il miliardo circa che 'avanza' rappresenta quindi un 'tesoretto' che resta nelle disponibilità della strategia per la banda ultralarga per necessità future.

"E' stato un lavoro intenso che ha visto una condivisione piena. L'accordo serve al Paese per dare competitività e creare nuovi posti di lavoro", ha commentato il presidente della Conferenza, Stefano Bonaccini. Raggiunto l'accordo con le Regioni, adesso manca solo il via libera dell'Europa, che Giacomelli si attende entro "pochi giorni". Fra "qualche settimana" potranno quindi partire i bandi di gara che, come noto, verranno gestiti da Infratel. Alla fine, secondo gli obiettivi nel 2020, nelle aree C il 70% delle case sarà collegato ad almeno 100 Mega e il 30% ad almeno 30 Mega: in quelle D la copertura sarà per tutti a 30 Mega. La rete, in queste zone, sarà quindi pubblica, di proprietà dello Stato e delle regioni secondo le relative quote di investimento. Resta da definire, invece, l'aspetto della gestione, vale a dire di chi materialmente si occuperà di 'affittare' la rete agli operatori telefonici. Una "riflessione" per il momento ancora senza esito.