AMBIENTE

Sblocca Italia, ambientalisti scrivono ai governatori: «impugnate l’articolo 38»

Wwf e Legambiente: «l’Abruzzo dia il buon esempio»

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

2408

Sblocca Italia, ambientalisti scrivono ai governatori: «impugnate l’articolo 38»




ABRUZZO. Alle parole e agli impegni formali ora seguano i fatti: questa in estrema sintesi la richiesta che le associazioni ambientaliste presentano ai presidenti delle Giunte regionali.
«Ieri – dichiarano i responsabili abruzzesi di Legambiente e WWF, Giuseppe Di Marco e Luciano Di Tizio – a firma dei rispettivi vertici nazionali, è partito un appello sottoscritto da Greenpeace, FAI, Legambiente, Marevivo e WWF per chiedere di avviare gli atti necessari per l’impugnazione di fronte alla Corte Costituzionale. In Abruzzo c’è già stata l’approvazione all’unanimità di un documento proposto dal Movimento 5 stelle e c’è stato l’impegno ufficiale del presidente D’Alfonso, ribadito in un incontro ufficiale con WWF e Legambiente. Auspichiamo dunque che sia proprio l’Abruzzo a dare il buon esempio impugnando per primo o comunque tra le prime regioni italiane l’art. 38 del decreto legge 133/2014, il cosiddetto sblocca Italia».
Nel testo della lettera inviata a tutti i presidenti regionali sono spiegate le ragioni della ferma opposizioni delle cinque associazioni ambientaliste, del resto già ribadite nel corso di vari convegni svolti nel territorio nazionale, in Abruzzo a Pescara, il 27 ottobre scorso, con la partecipazione dell’assessore all’ambiente della Regione Mario Mazzocca e dei rappresentanti delle organizzazioni di categoria del commercio e del turismo, oltre che di tantissimi cittadini preoccupati.
«La Regione faccia ora la sua parte – chiedono Di Marco e Di Tizio – nel rispetto della volontà espressa ormai a chiarissime note dalla stragrande maggioranza degli abruzzesi».

I PUNTI CONTESTATI
Sono 6 i punti del decreto Sblocca Italia poi trasformato in legge dopo l’approvazione al Senato, che gli ambientalisti contestano.
Le nuove norme, contestano, «consentono di applicare le procedure semplificate e accelerate sulle infrastrutture strategiche ad una intera categoria di interventi, senza che vengano individuate le priorità e senza che venga chiarito se il “piano delle aree”, come previsto dalle leggi vigenti, si applichi la Valutazione Ambientale Strategica». Secondo: «trasferiscono d’autorità nel marzo 2015 le procedure di VIA sulle attività a terra dalle Regioni al Ministero dell’Ambiente». Terzo: «compiono una forzatura rispetto alle competenze concorrenti tra Stato e Regioni, cui al vigente Titolo V della Costituzione, non prevedendo che sono necessarie “intese forti” con le Regioni».
Quarto: «prevedono una concessione unica per ricerca e coltivazione, in contrasto con la distinzione comunitaria tra le autorizzazioni per prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi». Quinto: «trasformano forzosamente gli studi del Ministero dell’Ambiente sul rischio subsidenza in Alto Adriatico, derivante dalle attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi, in “progetti sperimentali di coltivazione”». Sesto: «costituiscono una distorsione rispetto alla tutela estesa dell’ambiente e della biodiversità, rispetto a quanto disposto dalla Direttiva Offshore 2013/30/UE e dalla nuova Direttiva 2014/52/UE sulla Valutazione di Impatto Ambientale».