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La spending review del Coni: tagli da 20 mln alla Figc

Malagò: «poteva andar peggio»

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La spending review del Coni: tagli da 20 mln alla Figc

Tavecchio



ROMA. Meno privilegi e, soprattutto, meno soldi per il mondo del calcio che paga pegno della spending rewiew in 'salsa' Coni.
Il riassetto dei finanziamenti del Comitato olimpico nazionale alle Federazioni comporterà infatti per la Figc una sforbiciata nell'ordine dei 20 milioni l'anno, 'tanta roba' se si considera che l'intero contributo dello Stato allo Sport italiano l'anno venturo si ridurrà di 7,602 milioni, appena l'1,84% (da 413,260 a 405,658 mln), che in tempi di crisi non è poco.
Alla Federcalcio andranno quindi circa 42,5 milioni. La svolta di Giovanni Malagò segna un cambio di rotta per lo sport italiano, con il riassetto dei contributi Coni che ridisegna le priorità del settore agonistico, dà un 'peso' a ciascuna federazione in chiave olimpica, anche se - ma c'era da scommetterlo - susciterà polemiche a non finire.
«Un commento? meglio di no...» taglia corto il vicepresidente vicario di via Allegri e presidente della Lega di A, Maurizio Beretta, mentre Claudio Lotito è più netto: «Il taglio dei contributi al calcio è fuori luogo, non è compatibile con una sana gestione».
«Può sembrare paradossale ma abbiamo fatto il massimo tenendo presente da dove partivamo», ha commentato Malagò al termine del consiglio informale tenutosi al Foro Italico e che ha visto presenti numerosi presidenti delle 45 federazioni sportive, tra gli altri, Petrucci (basket), Binaghi (tennis), Magri (volley), Giomi (atletica), Di Rocco (ciclismo) e Barelli (nuoto), uscito sorridente perché la sua federazione riceverà circa un milioni in più. Ufficialmente le cifre saranno svelate domani da Giunta e Consiglio che approveranno il budget 2015.
Il calcio paga pegno ma per Malagò al mondo del pallone è andata anche bene: «E' emerso che il calcio avrebbe perso l'80% del contributo riservato dal Coni, ho ritenuto giusto creare una dinamica di atterraggio a questa vicenda creando forchette di minimo e massimo a favore delle federazioni affinché non ci fossero sperequazioni che avrebbero destabilizzato tutto il contesto».

«La cifra emersa con la fase2 è di 25 mln su un totale di 62,5 milioni», ha aggiunto Malagò che ha poi però spiegato che la Figc recupererà circa 5 milioni da dinamiche legate al finanziamento dello Stato e alla mutualità. La revisione dei contributi «è una novità solo per chi non l'ha voluta considerare fino adesso - ha sottolineato -. L'impatto poteva essere più grave».
 Comunque di stangata si tratta se si pensa che dal 2006 ad oggi i contributi si sono di fatto dimezzati: da 81 di allora ai 42,5 di oggi.
«Il calcio fa bene ad essere preoccupato - aveva anticipato nel pomeriggio Malagò - perché ci sono i numeri che sono assolutamente chiari in questo senso. Al tempo stesso il calcio penso che abbia tutti i presupposti per dimostrare che si possa fare in futuro qualcosa di più e di diverso. E' un discorso partito poco dopo il mio insediamento e che per un anno era alla portata di tutti, molto chiaro e evidente. Credo che da questo punto di vista ci sia stata un po' di sottovalutazione».
 Forse non è un caso che il new deal dei contributi allo sport sia arrivato nel giorno che al Coni si presenta il progetto "Destinazione Rio", con le Olimpiadi nei pensieri della nuova dirigenza del Coni. Per molti anni lo sport italiano si à retto dal punto di vista finanziario sulla popolarità del calcio, che grazie alla mitica schedina del Totocalcio, ha fatto godere e sopravvivere tutto lo sport italiano di un flusso ingente di finanziamenti tali da garantire sviluppo e promozione anche a discipline poco praticate e con nessuna possibilità di autofinanziamento.
Ed è altrettanto vero che quel gran flusso di milioni che in questi anni è confluito nelle casse della Figc non è certo andato sprecato, servendo piuttosto a finanziare il calcio giovanile e le spese arbitrali. Il calcio, insomma - è il leit motiv dei censori dei tagli - ha fatto da traino agli altri sport, e non gli ha mai sottratto risorse. D'altro canto - sostengono invece i fautori della svolta - è giusto dare più soldi a chi porta medaglie alle Olimpiadi, a chi ha più tesserati perchè la gloria a 5 cerchi non si conquista gratis.